25/03/2011, 00.00
EGITTO
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Egitto, una legge per soffocare proteste e manifestazioni

Il fine è bloccare eventuali contestazioni del risultato sul referendum costituzionale manipolato dai Fratelli musulmani. Il decreto legge varato dal gabinetto egiziano deve essere ancora approvato dalla giunta militare. Si teme un accordo fra estremisti ed esercito per mantenere la stabilità del Paese al prezzo di libertà e democrazia.

Il Cairo (AsiaNews) –  Il gabinetto egiziano ha approvato ieri un decreto legge che punisce scioperi, proteste, dimostrazioni e sit-in che interrompono il lavoro di imprese private o di proprietà dello Stato o influenzano in qualche modo l'economia del Paese. Le pene per gli organizzatori sono severe e prevedono un anno di carcere per i casi più gravi e multe fino a 50mila euro. La nuova legge deve essere ancora approvata da Consiglio supremo dei militari, saliti al potere dopo la caduta del presidente Mubarak.

Fonti di AsiaNews al Cairo vedono nel provvedimento un tentativo di soffocare la voce del popolo della Rivoluzione dei gelsomini che in questi giorni ha contestato il risultato del referendum di modifica della Costituzione, manipolato dai Fratelli musulmani.  

“Questo atto – afferma una fonte – conferma  il tentativo dei Fratelli musulmani di impadronirsi della Rivoluzione dei gelsomini”. Secondo la fonte, esercito e membri del partito islamico avrebbero fatto un accordo per mantenere la stabilità nel Paese al prezzo degli ideali di democrazia e libertà che hanno portato alla caduta di Mubarak. “Il pericolo – continua – è la salita al potere di una dittatura islamica che andrebbe a sostituire il regime militare che ha governato il Paese negli ultimi quarant’anni”.

Anche gli ambienti dell’economia, principali fruitori del decreto legge, criticano il provvedimento. In un comunicato diffuso oggi, la banca d'investimento Beltone Financial, ha dichiarato che la legge potrebbe provocare malcontento fra la popolazione e ulteriori proteste. “Siamo d’accordo con la ripresa della vita lavorativa e dell’economia – afferma il comunicato - ma crediamo che la decisione del governo possa innescare nuove e più gravi proteste”.  “Il popolo egiziano – continua - è appena riuscito a far sentire la sua voce alle autorità pubbliche e questa legge è un tentativo per metterlo a tacere”.

Secondo le fonti di AsiaNews, le avvisaglie di questo cambiamento si erano già manifestate da tempo.  “Quattro giorni dopo la caduta di Mubarak – spiega una fonte - alcuni membri dei Fratelli musulmani sono saliti sul palco allestito in piazza Tahrir per festeggiare la vittoria e hanno tolto il microfono a uno dei giovani leader della rivoluzione, inneggiando alla rivoluzione islamica”. “Un altro fattore – continua – è la non neutralità dell’esercito emersa durante l’incendio della chiesa copta di Soul, distrutta da un gruppo di estremisti islamici davanti agli occhi dei militari, e nella repressione violenta delle proteste dei cristiani copti avvenute nei sobborghi del Cairo”.

Il passo indietro dei militari e il rafforzamento dei Fratelli musulmani rappresenta un grave pericolo non solo per i cristiani, che vedrebbero un aumento dei casi di discriminazione, ma per tutti quei musulmani moderati contrari a un regime religioso. “Ciò che sta accadendo in Egitto – afferma la fonte – non è uno scontro fra cristiani e musulmani, ma una lotta fra tradizionalisti e oscurantisti contro liberali e moderni. Questa rottura è presente anche fra i copti, dove è in atto una divisione fra la gerarchia conciliante verso il potere e i giovani che desiderosi di cambiamento si rifiutano di continuare su questa linea”.

Il pericolo di una eventuale salita al potere dei Fratelli musulmani spaventa i cristiani copti di tutto il mondo, che temono un aumento dei casi di violenza e discriminazione. In una lettera inviata al segretario di Stato americano Hilary Clinton, la comunità copta degli Stati Uniti ha definito l’attuale situazione egiziana un rischio per tutto l’Occidente. “I Fratelli musulmani – affermano –  non sono solo una minaccia per la stabilità di Egitto, Medio oriente e Israele, ma costituiscono un pericolo diretto anche per gli Stati Uniti e tutta la civiltà occidentale”. (S.C.)

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