30/07/2021, 13.30
RUSSIA
Invia ad un amico

Estremo oriente russo, create nuove provincie: si rafforza il centralismo putiniano

di Vladimir Rozanskij

I nuovi enti sono di diretta nomina del Cremlino. Ignorato il parere degli abitanti locali, stanchi di essere trattati come degli schiavi. Proseguono le proteste a Khabarovsk. Amici di Putin come l’oligarca Abramovič svendono le risorse del luogo ai cinesi, senza incentivare lo sviluppo della regione.

Mosca (AsiaNews) – Il ministero russo per lo Sviluppo dell’Estremo oriente e dell’Artico ha deciso un riordino dei territori sotto la sua responsabilità.  Gli abitanti delle zone interessate, da tempo in polemica con il governo centrale, hanno accolto la mossa con molta diffidenza. Vi vedono un rafforzamento della “verticale del potere”, la linea politica del regno putiniano; ciò anche solo per il fatto che nessuno ha chiesto il loro parere.

Il Cremlino ha diviso le tante regioni del distretto federale dell’Estremo oriente in quattro nuove provincie: Oltre-Bajkal, Isole, Confini e Settentrione. Il ministro Aleksej Čekunkov ha spiegato il senso di questa operazione con ragioni economiche, che permetterebbero di agire in modo “più adeguato ed efficace”.

Čekunkov ha sottolineato che la creazione delle nuove “provincie economiche” non porterà ad alcun cambiamento amministrativo. Vladimir Putin aveva dato la stessa assicurazione nel 2000, una volta eletto presidente. All’epoca il governo ha creato nuovi distretti federali con dirigenti non eletti, ma nominati direttamente dal Cremlino. Quindi con le provincie si aggiunge soltanto un livello superiore di burocrazia locale, senza possibilità di eleggere dei candidati graditi alla gente, e magari non del tutto sottomessi alla volontà dell’uomo forte di Mosca.

Dal 2012, alla fine della presidenza di Dmitrij Medvedev, i governatori regionali erano tornati eleggibili, e negli ultimi anni diversi di essi hanno preso posizioni autonome anche contro le politiche del governo centrale.

Il caso più clamoroso è quello di Sergej Furgal, che nel 2018 ha vinto con il 70% dei voti le elezioni a governatore di Khabarovsk, una delle più importanti città dell'estremo oriente russo. Nell’occasione Furgal ha umiliato in modo inatteso il candidato putiniano. Egli ha condotto poi una lotta serrata alla corruzione e all’invadenza della burocrazia moscovita. Arrestato con accuse gravissime, che a molti sembrano del tutto artificiose, Furgal langue da un anno in cella. I cittadini della regione di Khabarovsk hanno lanciato un’intensa campagna di proteste, che non si è ancora esaurita nonostante le tante misure repressive adottate dal governo.

Ora i nuovi dirigenti provinciali, di nomina presidenziale, assumeranno funzioni di livello superiore a qualunque istanza regionale. Come scrive il giornalista Vadim Štepa su Sibrealii.org, “è un modo tipicamente imperiale di governare le provincie lontane, studiato proprio per contrastare proteste simili a quelle di Khabarovsk. Gli abitanti di queste parti sono però stanchi di essere trattati come degli schiavi, e queste misure non faranno che accrescere i loro sentimenti anti-moscoviti”.

Dal punto di vista economico, oggi l’Estremo oriente russo appare più simile a una colonia, che non a una provincia. Il centro si accaparra tutte le materie prime, senza investire nello sviluppo tecnologico e sociale dei territori. Di recente RF Group ha rifiutato di aprire una fabbrica di cellulosa già programmata in Estremo oriente, motivando la decisione con lo scarso rendimento economico previsto.  L’importante compagnia appartiene a Roman Abramovič, oligarca amico di Putin che vive a Londra (dove possiede la squadra di calcio del Chelsea, vincitrice dell’ultima Champions League).

Invece di essere lavorate sul territorio, creando profitto e posti di lavoro per i locali, le immense risorse di legname delle grandi foreste orientali vengono esportate in Cina a basso costo: operazione che garantisce ad Abramovič rendite più sicure.

Una delle ragioni del repentino crollo dell’Urss è stato proprio l’insofferenza delle “lontane provincie” – baltiche, caucasiche o asiatiche che fossero – rispetto al centralismo moscovita sovietico. Scriveva negli anni ‘60 il poeta dissidente e premio Nobel Josif Brodskij: “Se ti è toccato nascere in un impero / è meglio vivere in una lontana provincia sul mare”. Il poeta applicava questa definizione alla sua città natale, Leningrado (oggi San Pietroburgo). In epoca sovietica il secondo centro del Paese si sentiva trascurato dalla capitale, la quale ancora oggi sembra inseguire il sogno medievale di Mosca “Terza Roma”.

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
I grandi piani di Putin per l’Estremo oriente russo
06/09/2021 08:50
Economia e geopolitica eurasiatica al Forum di Vladivostok
09/09/2019 10:52
Pechino si prende le centrali idroelettriche russe
14/09/2021 08:53
Hu a Mosca per rinsaldare i rapporti politici ed economici
26/03/2007
Mosca in rottura con l’Europa. Pechino rivendica la Siberia
18/02/2021 08:37