17/11/2014, 00.00
PAKISTAN - ISLAM
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Faisalabad, attivisti cristiani e musulmani: Una legge contro gli abusi sulla blasfemia

di Shafique Khokhar
Un migliaio di persone ha aderito alla fiaccolata per ricordare la giovane coppia cristiana, bruciata viva. Il governo deve prendere “misure immediate” per bloccare gli abusi. Chieste pene severe per quanti sfruttano la blasfemia per vendetta o dirimere controversie personali. Attivista cristiano: in atto un “genocidio” contro le minoranze.

Faisalabad (AsiaNews) - Il governo pakistano deve prendere "misure immediate" per bloccare gli abusi legati alle leggi sulla blasfemia, punendo - se riconosciuti colpevoli - quanti lanciano false accuse per vendetta o per dirimere controversie personali. L'esecutivo deve inoltre farsi carico della sicurezza, per prevenire ondate di violenza e attacchi perpetrati dalle folle, aizzate dai leader religiosi locali o gruppi estremisti. Per raggiungere questo obiettivo è essenziale garantire una migliore formazione dell'esercito e delle forze di polizia: i vertici della sicurezza devono rispondere in caso di inadempienze e se - di proposito - non intervengono per prevenire o sventare crimini e abusi.

È quanto hanno chiesto attivisti, leader religioni e semplici cittadini, cristiani e musulmani, nel corso di una fiaccolata che si è tenuta ieri a Faisalabad, nel Punjab. Nel corso della protesta, i dimostranti hanno anche ricordato la drammatica uccisione della giovane coppia cristiana, bruciata viva da una folla inferocita perché ritenuta "colpevole" di blasfemia. 

A promuovere l'iniziativa il National Minorities Alliance of Pakistan (Nmap), con la collaborazione della Joshwa Welfare Organization (Jwo) e del movimento Muslim Masihi Ittehad (Mmi); alla manifestazione hanno aderito oltre un migliaio di persone, fra sacerdoti, suore, attivisti, difensori dei diritti umani, studenti, bambini e rappresentanti di gruppi cristiani e musulmani. Essi hanno brandito cartelli e intonato slogan inneggianti alla pace e alla tutela dei diritti delle minoranze perseguitate. 

A conclusione della marcia, in Gate Square, i manifestanti hanno intonato una preghiera comune e interreligiosa per Shama e Shahzad, ultime vittime innocenti delle leggi sulla blasfemia in Pakistan. Lala Robin Daniel, presidente Nmap, definisce un "genocidio" l'uccisione di cristiani "in nome della fede" sotto il "manto" delle leggi sulla blasfemia. Egli invoca leggi per scongiurare altri episodi, in futuro, di violenze e attacchi personali perpetrati in nome della blasfemia e riforme per garantire pari diritti anche alle minoranze. 

P. Iftikhar Moon, parroco a Warispura (Faisalabad), accusa il governo centrale per non aver saputo difendere le minoranze, "vittime di attacchi mirati in nome della fede"; egli auspica inoltre pene severe per quanti lanciano accuse infondate di blasfemia ai danni di persone innocenti. Gli fa eco il pastore Suhail Kanwal, secondo cui "gli abusi legati alle leggi sulla blasfemia equivalgono a un atto stesso di blasfemia" e meritano punizioni analoghe; egli invoca una speciale commissione di inchiesta che faccia chiarezza nei casi di blasfemia "che ancora oggi giacciono pendenti nelle aule di tribunale", fra i quali la drammatica vicenda di Asia Bibi

Infine, l'attivista musulmano Abar Younas chiede leggi e regolamenti nel mercato del lavoro, in particolare per la manodopera nelle fabbriche e nei mattonifici dove gli operai, in particolare delle minoranze, sono oggetto di abusi e vessazioni. Egli sottolinea l'urgenza di un censimento delle fabbriche e di norme a tutela dei lavoratori. 

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