16/11/2004, 00.00
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Fallujah, il terrore e la violenza

Gli abitanti della città denunciano i massacri dei fondamentalisti islamici: flagellazioni, mutilazioni, omicidi di massa. Soldato americano a Fallujah agli arresti con l'accusa di aver ucciso un ferito inerme.

Fallujah (AsiaNews/Agenzie) - Ora che Fallujah è stata conquistata dalle truppe Usa e irakene, viene alla luce il terrore instaurato negli 8 mesi in cui la città è stata controllata da rivoltosi iracheni e terroristi stranieri.

Il Consiglio dei mujaedeen, guidato dallo sceicco Abdallah Janabi, comprendente i religiosi e i militanti radicali, faceva rispettare i suoi decreti con le armi e il terrore. Gli abitanti di Fallujah raccontano che era vietato vendere cassette video e musicali e tanto meno alcol. Per chi contraddiceva queste regole era prevista la flagellazione. Le donne dovevano essere coperte dalla testa ai piedi, altrimenti per loro era prevista l'esecuzione capitale. Che non si trattasse di una minaccia innocua, lo dimostrano i cadaveri di donne mutilate trovati dai soldati Usa, che hanno scoperto anche corpi bruciati e camere di tortura in varie case della città.

Sui muri per le strade è ancora visibile l'ultimo decreto del Consiglio (con il suo simbolo di due kalashnikov in un triangolo) che, sotto minaccia di morte, ordina l'evacuazione della biblioteca della città, da usarsi come quartier generale dei ribelli. Tutti i giorni, raccontano gli abitanti di Fallujah, era possibile "veder corpi di persone uccise nelle strade". "Avevamo paura, eravamo terrorizzati dai militanti che portavano maschere nere e andavano in giro con i kalashnikov" raccontano. "Quando avevano un problema con un abitante, o lo uccidevano o lo gettavano in carcere". Iyad Assam, un ragazzo di 24 anni, racconta che "un giorno hanno ucciso 5 uomini e il giorno dopo altri 7" solo perché "sospettati di collaborare con gli americani".

Gli abitanti di Fallujah si lamentano per le conseguenze dell'azione militare americana; denunciano la morte di "molti innocenti nei bombardamenti", ma sottolineano che "avremmo voluto che gli americani non ci impiegassero 8 mesi per riconquistare la città".

L'offensiva delle truppe americane e irachene contro gli insorti non è ancora terminata: si combatte nella zona sud, dove i soldati americani setacciano ogni casa alla ricerca di militanti e terroristi. L'assedio, iniziato l'8 novembre, ha causato finora 1200 vittime tra i ribelli di Fallujah, di cui 15 stranieri. Tra le file americane ci sono stati 39 morti e 278 feriti; l'esercito iracheno ha avuto 5 soldati morti.

Il vice primo ministro iracheno Barham Salih ha giustificato oggi l'assedio e le violenze di questi giorni a Fallujah. In un articolo sul quotidiano inglese The Guardian Barham Salih afferma che "sarebbe stato meglio per tutti" se la cacciata dei terroristi da Fallujah "fosse avvenuta in modo pacifico". Il ministro ricorda che per molti mesi il primo ministro Allawi ha compiuto ripetuti sforzi per negoziare una soluzione pacifica: "Abbiamo ripetuto continuamente che il processo politico era aperto per tutti coloro che rinunciano alla violenza, e lo è ancora oggi". 

Intanto molte televisioni americane hanno mandato in onda le immagini di un marine americano che ha ucciso un uomo ferito e non armato, sparandogli in una moschea di Fallujah. Il soldato è stato messo agli arresti, le autorità militari hanno aperto un'inchiesta per indagare sul fatto denunciato da un giornalista della tv NBC, secondo il quale il militare ha ucciso a sangue freddo il ferito inerme.

Nelle ultime ore circa 1000 soldati americani impegnati a Fallujah si stato spostati su Mosul, la terzo centro del paese, con lo scopo di controllare la città, teatro di numerosi attentanti contro le forze di polizia locali. (LF)
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