30/08/2006, 00.00
NEPAL
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Frane in Nepal, una "farsa" i tempestivi aiuti del governo

di Prakash Dubey

La denuncia è di un pastore protestante che opera nelle zone colpite di recente da pesanti smottamenti. Il governo dichiara finora 17 morti, ma operatori dei soccorsi e testimoni oculari parlano di 100 vittime, 500 dispersi e oltre 50 mila sfollati. Tra i cristiani si prega e si raccolgono fondi per i soccorsi.

Kathmandu (AsiaNews) – I tempestivi aiuti del governo nepalese alle vittime degli smottamenti in Nepal occidentale sono solo una "farsa". È l'accusa del pastore Joseph Thulung, della Chiesa protestante di El Sadiai, città di Nepalganj, l'area di recente colpita da forti piogge torrenziali e frane che hanno causato oltre 50mila dispersi.

Delle vittime della tragedia non si ha ancora un bilancio ufficiale: Kathmandu parla di 17 morti, ma Thulung e altri operatori umanitari di organizzazioni cristiane ne denunciano più di 100, aggiungendo almeno 500 dispersi. Intanto la comunità cristiana prega per gli abitanti dei villaggi di montagna ancora sommersi dal fango e che potrebbero morire di inedia e per i traumi riportati.

Ieri il ministro nepalese degli Interni, Krishna Prasad Sitaula, si è recato nel distretto di Achham, sommerso da una valanga di fango il 26 agosto. Durante la visita ha ricordato l'impegno dell'esercito e della Croce Rossa nei soccorsi e ha annunciato la distribuzione di un milione di rupie ad ogni famiglia colpita dalle frane e dalle inondazioni degli ultimi sei giorni.

Ma secondo Thulung, le affermazioni su un "impegno tempestivo" del governo negli aiuti sono una "farsa". Egli spiega che "oltre 50 mila sfollati vivono senza cibo da tre giorni in aree inaccessibili della giungla. Solo gli abitanti locali sono in grado di aiutarli in qualche modo".

I militari, infatti, non riescono a raggiungere i sopravvissuti a causa dell'alta friabilità del terreno, impregnato di acqua. Il pastore lancia, quindi, un appello alle organizzazioni come Christian Aid, International Red Cross, Catholic Relief Services e Caritas Inernationalis, affinché si mobilitino, "altrimenti centinaia di persone potrebbero morire in seguito alle false dichiarazioni del governo sul suo pronto intervento".

Thulung dice di essere a conoscenza della morte di 100 persone e dell'esistenza di almeno 500 dispersi: "È molto probabile che questi ultimi non sopravvivano ai pesanti smottamenti, che continuano incessanti. Ad ogni modo ho fiducia in Dio".

Il bilancio governativo è fermo a 17 vittime, ma conferma la cifra di 50 mila sfollati e "molti dispersi". Suor Sunita, delle Sorelle della Carità di Nazareth (Scn), ribadisce che "non si hanno informazioni definitive sulla portata del disastro, ma tutti assicurano che i soldati sono impegnati in una massiccia operazione di soccorso nella zona". La religiosa, impegnata in attività nel campo educativo nei distretti occidentali di Surkhet e Kaski, informa che "suore e volontari locali stanno svolgendo speciali incontri di preghiera per le vittime".

Le scuole femminili gestite dalle Scn, inoltre, hanno organizzato una raccolta di aiuti da inviare alle zone colpite tramite la Caritas e la Croce Rossa del Nepal.

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