02/08/2005, 00.00
arabia saudita
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Funerali di re Fahd fra tanta sicurezza e indifferenza

Rappresentanti di 36 stati sono corsi alle esequie. La gente locale dice: "Non ha fatto niente per noi".

Riyadh (AsiaNews) Con una cerimonia molto austera e un po' caotica si sono conclusi i funerali di re Fahd, della dinastia dei Saud. La salma, avvolta in un lenzuolo marrone e stesa su una barella, è stata portata dal King Faisal Specialist Hospital, dove il re è morto ieri mattina, fino alla moschea centrale, dell'imam Turki Ibn  Abdallah. Qui si è svolta una preghiera di pochi minuti per il morto. Mentre la maggioranza pregava, altri si salutavano e si scambiavano opinioni e condoglianze.

La salma è poi stata portata al cimitero El Oud, dove è seppellito anche il padre di Fahd, Abdel Aziz, il fondatore del regno saudita(1932).

Secondo i dettami wahabiti, l'islam più puritano, la tomba non ha nemmeno il nome del re, per evitare tentazioni di idolatria. Nemmeno le bandiere a mezz'asta sono state permesse. Dato che sulla bandiera saudita vi è una frase del Corano, posizionarle a mezz'asta potrebbe significare una "diminuzione" della parola di Allah.

La cerimonia funebre è stata presidiata dai membri maschi della famiglia e della tribù Saud, a conferma della posizione di emarginazione subita dalle donne in Arabia. Le donne infatti non possono mai uscire da sole e devono avere con sé sempre un accompagnatore, il marito o il fratello.

Almeno 36 personalità della comunità internazionale – primi ministri, vice-primi ministri e ministri degli Esteri – sono giunti da stamane per i funerali e per offrire condoglianze alla famiglia Saud e al nuovo re Abdullah. Dagli stati vicini – Giordania, Iraq, Siria – sono arrivate le cariche più alte: il re Abdallah; il presidente Talabani; il presidente Bashir Assad. Il presidente dell'Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, è giunto fin da ieri sera.

Migliaia di soldati e di personale della pubblica sicurezza erano spiegati a un metro l'uno dall'altro attorno all'ospedale, al cimitero, alla moschea e perfino nella sala della preghiera. Solo alcuni uffici pubblici hanno chiuso; molti negozi sono rimasti aperti.

Stamattina tutte le strade del centro erano chiuse al traffico e la gente ha dovuto faticare ore per uscire dagli ingorghi. La presenza della polizia non è solo dovuta all'arrivo di capi di stato stranieri, ma al timore di qualche attentato o dimostrazione contraria al re. In generale la popolazione non ha mai avuto simpatia per il re Fahd. "Non ha mai fatto niente per noi", ha detto una persona ad AsiaNews. Fra i motivi del disamore vi è il potere dittatoriale della famiglia Saud, che non permette libertà di espressione; la corruzione della estesa famiglia reale, che assorbe il 40% delle entrate del petrolio in stipendi per i suoi membri; l'alta disoccupazione di giovani nel paese (almeno il 20% della popolazione attiva).

Un capitolo a parte sarebbe quello della libertà religiosa. Questo vale anzitutto per i circa 6 milioni di lavoratori stranieri, soprattutto cristiani e indù, ai quali è proibito possedere strumenti di preghiera, libri sacri e perfino di svolgere riti anche in privato. Ma vale anche per tutte le altre tradizioni islamiche che non sono wahabite, come la tradizione sufi (dei mistici musulmani), un tempo fiorente in Arabia Saudita e oggi sgominata.

Molti ferventi musulmani accusano la famiglia dei Saud di aver tradito l'Islam: il divieto ai cristiani di pregare in terra d'Islam non è presente nel Corano; inoltre, la tortura praticata dalla polizia saudita sui prigionieri è solo una pratica dittatoriale, per nulla in linea con la Sharia (la legge islamica).

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