30/05/2007, 00.00
CINA
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Giocattoli che costano poco, ma portano malattie

Il mito del successo economico e gli interessi dei bambini. Fabbriche dell’Hebei imbottiscono i giocattoli di materiali di scarto portatori di germi e di malattie. Vanno a ruba perché sono economici. Intanto Pechino denuncia la difficile situazione dei figli di migranti, abbandonati nel paese d’origine.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Sempre più in Cina il mito del successo economico fa trascurare gli interessi dei bambini. Scoppia lo scandalo dei giocattoli portatori di germi e di malattie. Intanto Pechino denuncia la difficile situazione dei figli di migranti, che rimangono nel villaggio d’origine senza i genitori e senza adeguata assistenza.

Nella contea di Rongcheng e a Baigou (Hebei) fabbriche prive di licenza imbottiscono gli animali giocattolo con rifiuti infetti di cotone, carta straccia, sabbia e buste di plastica (anche già usate per alimenti), senza sterilizzarli. Il cotone di rifiuto costa appena 2,6 yuan al chilogrammo. I giocattoli sono economici e molto richiesti. Secondo la televisione statale CCTV, questi giocattoli sono stati distribuiti in grandi città come Pechino e Shenzhen, come pure in Henan, Shanxi e Gansu. Parti dei giocattoli, come gli occhi e il naso, vengono via con facilità e facilitano il contatto con l’imbottitura, che può causare nei bambini eczema, diarrea e polmonite. Poiché le fabbriche operano senza licenza non ci sono stati tempestivi controlli sui giocattoli.

Ogni anno nel Paese oltre 400 bambini muoiono soffocati per avere ingoiato parti dell’imbottitura di giocattoli. Secondo un’indagine dell’Amministrazione generale per il controllo della qualità, l’ispezione e la quarantena, il 23% dei giocattoli prodotti non rispetta gli standard di sicurezza. L’agenzia Xinhua riporta che la Cina, maggior esportatore mondiale di giocattoli, ha proibito la vendita dal 1° giugno di giocattoli privi dell’apposita certificazione di sicurezza.

Intanto Pechino ricorda la difficile situazione dei figli di genitori migranti. Xu Yongguang, membro della Conferenza politica e consultiva del Popolo cinese, ha ammonito che molte coppie rurali che vanno in grandi città per trovare lavoro lasciano i figli nel paese di origine: almeno 20 milioni di bambini secondo uno studio, che prevede che  nei prossimi 20 anni altri 300 milioni di contadini andranno a lavorare nelle città. Affidati a nonni o parenti, i bambini spesso non hanno adeguata assistenza, non frequentano con profitto la scuola compromettendo il proprio futuro, o addirittura scappano da casa.

Xu teme che, in futuro, sorgano problemi simili a Paesi come la Francia, dove i figli dei migranti non si sono integrati nella società e reagiscono con violenza all’emarginazione di fatto.

Chen Xiaoya, viceministro per l’Istruzione, ha sollecitato i governi locali a destinare maggiori risorse per l’educazione di questi bambini. Ma esperti commentano che sarebbe sufficiente, e forse meno costoso, consentire ai migranti di portare con loro i figli, rendendo più facile trovare un’abitazione decente e assicurando servizi come la scuola e l’assistenza sanitaria, oggi preclusi alla gran parte dei migranti e alle loro famiglie.

 

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