14/11/2008, 00.00
CINA
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Sono 58 milioni i figli di migranti cinesi che crescono senza genitori

Recenti studi dimostrano l’ampiezza del fenomeno, finora sottostimato. I genitori cercano una vita migliore, ma spesso i figli lasciati a casa stentano negli studi, sono vittime di abusi, cadono nella delinquenza. Esperti: occorre concedere ai migranti il diritto di residenza dove lavorano.

Pechino (AsiaNews/Clb) – Sono 58 milioni i figli dei migranti lasciati a casa con i nonni, o del tutto soli con qualche vicino che li visita talvolta. I genitori, almeno 110 milioni tra i 16 e 40 anni, cercano una vita migliore nelle fabbriche e nei cantieri dell’est, lontani migliaia di chilometri. Spesso possono tornare a casa solo una o due volte l’anno per pochi giorni.

La prestigiosa rivista online China Labour Bullettin cita recenti ricerche che dimostrano come il numero dei bambini “lasciati indietro” sia molto maggiore dei circa 20 milioni finora ritenuti dal governo. Nelle grandi città i migranti vivono da “illegali”, senza residenza, né assistenza sanitaria e scuola gratuita. I genitori lavorano tutto il giorno e non possono accudire i figli. Un recente e attendibile studio della Federazione sindacale unitaria femminile All-China, parla di 58 milioni di minori di 18 anni lasciati a casa, pari al 28% di tutti i bambini delle campagne. Tra loro, più di 40 milioni hanno meno di 15 anni e 30 milioni tra i 6 e i 15 anni. Nelle sole province di Henan, Hunan, Guangdong, Anhui, Sichuan e Jiangxi abita il 52% dei questi bambini.

Di loro, il 47% vive con un genitore, in genere la madre, e il 26% con i nonni (ma è il 73% nelle regioni centrali e occidentali): in casi estremi i nonni hanno affidati anche 7 nipoti. Il restante 27% vive presso altri parenti, amici, o da solo.

Secondo stime del governo municipale di Changsha (peraltro confermate come tendenza da tutte le altre indagini), il 44% dei bambini vede i genitori solo una volta l’anno, e una percentuale analoga due volte l’anno. Ma il 3% li incontra solo ogni due anni e in casi estremi i figli non hanno riabbracciato i genitori per 6 anni. Circa il 45% dei bambini nemmeno sa dire dove i genitori lavorano e il 75% non è mai andato a trovarli nella lontana città. Peraltro, uno studio della Lega giovanile (i giovani del Partito comunista) dell’Hunan ha costatato che il 9,3% dei bambini nemmeno sente la mancanza dei genitori: cresciuti dai nonni, alcuni nemmeno ricordano i genitori, o li considerano “un puro concetto simbolico, privo di emozioni”.

Lasciati soli, questi ragazzi crescono in modo non normale: imparano presto a confidare solo sulle proprie forze, ma sono di frequente vittime di incidenti e ferite e nei disastri naturali; si impegnano per studiare e rispondere alle aspettative dei genitori ma spesso con scarsi risultati, anche perché nessuno li aiuta: secondo la Federazione sindacale femminile All-China di Qingdao, il 45% dei loro nonni non è mai andato a scuola e il 50% ha frequentato solo le elementari. Le ragazze lasciate-indietro sono più spesso vittime di violenze sessuali, anzitutto ad opera di conoscenti o vicini di casa: in genere adulti avanti con gli anni e tali da dare “sicurezza”. Un’indagine del Southern Metropolis Daily nel 2008 parla di 76 bambine dai 7 anni in su della montagnosa regione di Liangshan (Sichuan) costrette a lavori forzati a Dongguan.

Per alcuni, invece, il risentimento verso i genitori genera comportamenti violenti e criminali. Fonti della Sicurezza pubblica dicono che almeno l’80% dei casi di delinquenza giovanile nelle zone rurali vede protagonisti figli di migranti. I dati della Corte Suprema indicano che in Cina dal 2000 c’è stato un incremento annuale del 13% della delinquenza giovanile e il 70% dei giovani delinquenti sono figli di migranti.

Esperti notano che il problema è causato soprattutto dall’impossibilità per i migranti di prendere la residenza (hukou) nelle grandi città dove lavorano. Senza residenza, i figli non hanno diritto all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Occorre abolire questo sistema discriminatorio e garantire a tutti un minimo benessere sociale, altrimenti – dicono – circa 58 milioni di ragazzi rurali, un’intera generazione, rischia di vivere così la “giovinezza”. (PB)

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