11/03/2017, 08.41
UZBEKISTAN

Giornalisti e attivisti scarcerati, la nuova visione di “tolleranza” di Shavkat Mirzyaev

L’ambasciata americana in Uzbekistan approva il rilascio di giornalisti e attivisti per i diritti umani incarcerati sotto il presidente governo per motivazioni politiche. Fra gli scarcerati c’è Jamshid Karimov, noto per le sue indagini giornalistiche sulle azioni illegali compiute dalle autorità. E’ sempre stato molto attivo nell’opposizione contro la censura mediatica e ad ogni forma di autoritarismo.

Bishkek (AsiaNews) – L’ambasciata americana in Uzbekistan ha accolto in modo positivo il recente rilascio di attivisti politici incarcerati per motivi politici durante il governo di Islam Karimov, defunto leader uzbeko. “Questi passi positivi – ha comunicato l’ambasciata – sembrano essere l’inizio di una serie scarcerazioni e il segno di un approccio più tollerante verso la società civile in generale. Eravamo contrariati quando abbiamo sentito dell’incarcerazione di Elena Urlaeva e della decisione di prolungare la pena di Azam Faramonov”.

Elena Urlaeva è un’attivista contro il lavoro forzato nei campi di cotone. Secondo una ong sarebbe stata arrestata prima di un incontro internazionale dove avrebbe fornito delle prove sulle violazioni dei diritti umani. In un video pubblicato in rete, ha affermato di essere stata arrestata, percossa dalla polizia e ed internata in una clinica psichiatrica a Tashkent.

Azam Faramonov è un attivista accusato di estorsione e imprigionato nel 2006. Nel 2015 è stato condannato a scontare altri cinque anni per aver violato le regole della prigione.

Da quando è entrato in carica a inizio dicembre, il presidente uzbeko Shavkat Mirzyaev ha supervisionato il rilascio di svariati dissidenti condannati dall’ex presidente Islam Karimov. Fra le persone incarcerate vi sono anche Muhammad Bekjanov – il quale ha trascorso 18 anni in prigione – e Jamshid Karimov (nella foto), nipote dell’ex presidente.

Il giornalista Jamshid Karimov è stato rilasciato da una clinica psichiatrica di Samarcanda nella quale era tenuto in modo forzato dal 2012. Jamshid Karimov è il figlio di Arslan Karimov, fratello maggiore del defunto leader uzbeko. All’inizio del 2000 aveva iniziato la sua carriera da giornalista lavorando per diversi media come l’Institute for War and Peace Reporting (Iwpr), l’agenzia di Freghana e l’Arena, un sito web uzbeko indipendente. Karimov è noto per le sue indagini giornalistiche sulle azioni illegali compiute dalle autorità ed è sempre stato molto attivo nell’opposizione alla censura e ad ogni forma di autoritarismo.

Dal 2004 Jamshid è stato vittima di numerose aggressioni da parte di persone non identificate e persecuzioni da parte delle autorità locali. A metà di settembre 2006, Jamshid è stato collocato in modo forzato in un istituto di igiene mentale dove ha trascorso cinque anni prima di essere rilasciato.

“Non ho infranto nessuna legge – ha affermato Jamshid nella sua dichiarazione più nota – e non è mia intenzione infrangerne in futuro. Commettere violenze, rubare o uccidere non è il mio lavoro. Io lavoro solo per le agenzie d’informazione. Non sono un politico, né un avvocato. Sono solo un giornalista, tutto qui…”

All’inizio del 2012, le autorità hanno di nuovo rinchiuso Karimov in un istituto psichiatrico. “È stato ricoverato per due mesi – racconta la figlia 19enne Eugenia – nell’ospedale di Samarcanda. Era tenuto in una stanza con le sbarre alle finestre, come le celle delle prigioni. Insieme a lui c’erano anche molte persone, perfino assassini. Non c’è stato alcun processo. È stato convocato dai funzionari del servizio di sicurezza nazionale per ‘parlare’ ma mentre si recava lì è stato assalito da quattro uomini. Gli hanno rotto i denti, lo hanno buttato su un’auto e portato all’ospedale”.

Dunya Mijatovic, rappresentante dell’Osce sulla libertà dei media afferma: “Ho accolto la notizia del rilascio [di Karimov] con tutto il cuore. Incoraggio il governo a rilasciare anche gli altri giornalisti detenuti come Yusuf Ruzimuradov, Salidzhon Abdurakhmanov e Dilmurod Said”.

 

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