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  • » 02/05/2011, 00.00

    VATICANO-ISLAM

    Giovanni Paolo II e i musulmani (II parte)

    Samir Khalil Samir S.J.

    Papa Wojtyla, beatificato ieri da Benedetto XVI, ha svolto un dialogo profondo con l’islam. Continuiamo nell’analisi di questo rapporto che la Chiesa cattolica ha instaurato, e che continua anche oggi.

    Beirut (AsiaNews) - Continua l'esame dei rapporti fra Chiesa cattolica e islam durante il pontificato di Giovanni Paolo. La prima parte dello studio di p. Samir Khalil Samir sj è apparsa lo scorso 30 aprile.

    5. Esortazione apostolica sul Libano (10 maggio 1997)[1]  

    L’esortazione apostolica sul Libano, intitolata dal papa “Una speranza nuova per il libano”, lanciata nel 1995 dopo 15 anni di guerra civile, vuole precisamente proporre al Libano e al mondo arabo una speranza, basata sulla convivialità, la solidarietà e il perdono. Giovanni Paolo II ha tenuto a che i musulmani partecipino al Sinodo e alla redazione dei testi come membri attivi, come ha ricordato di recente il dott. Mohammed al-Sammak, uno dei tre partecipanti musulmani al Sinodo per il Libano. Da questo grosso testo (p. 194 nell’edizione ufficiale francese) citiamo qualche passaggio.

    13. La Chiesa cattolica considera con attenzione la ricerca spirituale degli uomini e riconosce volentieri la parte di verità che entra nel cammino religioso delle persone e dei popoli, affermando tuttavia che la verità perfetta si trova in Cristo, che è l’inizio e la fine della storia che grazie a Lui, giunge alla sua pienezza…

    14. Per il dialogo costruttivo e per il riconoscimento reciproco, al di là delle divergenze importanti fra le religioni, bisogna cominciare a discernere subito e prima di tutto ciò che unisce i libanesi in un solo popolo, in una stessa fratellanza che, in Libano, si manifesta ogni giorno, specialmente nella convivialità. Inoltre cristiani e musulmani del Libano si considerano l’un l’altro come partner della costruzione del Paese.

    Secolarizzazione e mondo moderno

    15. E’ importante che il Paese e la regione non si lascino vincere dal fenomeno della secolarizzazione. (…). Uno stile di vita permissivo sembra progressi avente contaminare i costumi, i particolare con gli strumenti della comunicazione sociale e con la mediazione di persone che da lungo tempo lontane dai loro riferimenti culturali, hanno potuto alterare il loro senso morale e spirituale. Molte persone, sia cristiane che musulmane, si preoccupano per una simile evoluzione.

     

    Il dialogo islamo-cristiano

    90. Avendo vissuto fianco a fianco per lunghi secoli sia nella pace e nella collaborazione sia nel confronto e nel conflitto, i cristiani e i musulmani in Libano devono trovare nel dialogo rispettoso delle sensibilità delle persone e delle diverse comunità la via indispensabile alla convivialità e alla costruzione della società[2].

    91. Questo dialogo deve essere cercato a diversi livelli. Per cominciare, nella vita quotidiana, nel lavoro e nella vita della città, le persone e le famiglie imparano ad apprezzarsi. Le esperienze concrete di solidarietà sono una ricchezza per tutto il popolo e un passo avanti importante nella via della riconciliazione degli spiriti e dei cuori, senza cui nessuna opera comune è possibile a lungo termine. (…) Il dialogo religioso non può essere trascurato. Deve aiutare ciascuno a guardare con stima, a discernere e a riconoscere la grandezza delle ricerche spirituali dei propri fratelli, ricerche che portano a camminare sulla via della volontà divina e che permettono di fra avanzare negli individui come nella vita collettiva i valori spirituali, morali e socio-culturali.

    92. (…) Il dialogo islamo-cristiano non è solamente un dialogo di intellettuali. Mira in primo luogo a promuovere il vivere insieme fra cristiani e musulmani, in uno spirito di apertura e collaborazione, indispensabile affinché ciascuno possa svilupparsi determinandosi liberamente sulle scelte dettate da una diritta coscienza. Imparando a conoscersi meglio e a consentire pienamente al pluralismo, i libanesi si doteranno delle condizioni indispensabili al vero dialogo e al rispetto delle persone, delle famiglie e delle comunità spirituali.

    Solidarietà con il mondo arabo

    93. Aperta al dialogo e alla collaborazione con i musulmani del Libano, la Chiesa cattolica vuole anche essere aperta al dialogo e alla collaborazione con i musulmani degli altri Paesi arabi, di cui il Libano è parte integrante. E’ in effetti uno stesso destino che lega i cristiani e i musulmani nel Libano e negli altri Paesi della regione. (…) I cristiani del Libano e dell’insieme del mondo arabo, fieri del loro retaggio, contribuiscono attivamente al perfezionamento della cultura. (…)

    Vorrei insistere sulla necessità per i cristiani del Libano di mantenere e rinsaldare i loro legami di solidarietà con il mondo arabo. Li invito a considerare il loro inserimento nella cultura araba, a cui hanno tanto contribuito, come un luogo privilegiato per condurre, insieme agli altri cristiani dei paesi arabi, un dialogo autentico e profondo con i credenti dell’islam. Vivendo nella stessa regione, avendo conosciuto nella loro storia ore di gloria e ore di sofferenza, cristiani e musulmani del Medio oriente sono chiamati a costruire insieme un avvenire di convivialità e di collaborazione, in vista dello sviluppo umano e morale dei loro popoli.

    94. I libanesi sono chiamati a prendersi cura del loro Paese, a mantenere senza tregua rapporti di fratellanza e a edificare un sistema politico e sociale giusto, equo e rispettoso delle persone e di tutte le tendenze che lo compongono, alfine di costruire insieme la loro casa comune. (…). Questo presuppone di superare in permanenza atteggiamenti egoisti, così da vivere in uno stato di disinteresse che può andare fino all’abnegazione; così da guidare il popolo intero verso la felicità, con una condotta giusta nella res publica.

    97. Il Vangelo della pace è un invito permanente al perdono e alla riconciliazione. La pace passa attraverso la pratica assidua della fratellanza umana, esigenza fondamentale che nasce dalla nostra comune rassomiglianza divina e discende dunque da un’esigenza legata alla creazione e alla redenzione.

    98. E’ urgente sviluppare e promuovere fra tutte le componenti della nazione libanese una vera educazione delle coscienze alla pace, alla riconciliazione e alla concordia. (…). L’impegno a favore della pace di tutti gli uomini di buona volontà condurrò a una riconciliazione definitiva  fra tutti i libanesi e fra i diversi gruppi umani del Paese. La riconciliazione è il punto di partenza per la speranza di un nuovo avvenire per il Libano.

    6. Discorso a Damasco, alla mosche Omayyade, il 6 maggio 2001[3]

    1. Cari amici musulmani, As-salamu ‘alàikum!

    2. Il nostro incontro avviene vicino al luogo che i cristiani e i musulmani venerano coma la tomba di San Giovanni Battista, conosciuto con il nome di Yahya nella tradizione musulmana. Il figlio di Zaccaria è una figura di importanza primaria nella storia della cristianità, perché era il Precursore che ha preparato la via a Gesù Cristo. La vita di Giovanni, tutta consacrata a Dio, fu coronata dal martirio. Che tutti coloro che venerano la sua memoria siano illuminati dalla sua testimonianza, affinché possano comprendere, e noi con loro – che il grande compito della vita è cercare la verità di Dio e la sua giustizia!.

    Il incontro in questo luogo famoso ci ricorda che l’uomo è un essere spirituale, chiamato a riconoscere e a rispettare il primato assoluto di Dio su tutte le cose. Per noi, cristiani e musulmani, l’incontro con Dio nella preghiera è il nutrimento necessario delle nostre anime, senza la quale i nostri cuori si inaridiscono e la nostra volontà non lotta più per il bene, ma soccombe al male.

    3. I musulmani e i cristiani onorano egualmente i loro luoghi di preghiera, osi in cui incontrano il Dio misericordioso nel loro viaggio verso la vita eterna, e dove incontrano i loro fratelli e sorelle nella religione. Fino a che in occasione di matrimoni, funerali e altre celebrazioni i cristiani e i musulmani restano in un silenzio rispettoso della preghiera dell’altro, portano testimonianza di ciò che li unisce, senza mascherare o negare ciò che li separa.

    E’ nelle moschee o nelle chiese che le comunità musulmane e cristiane hanno modellato la loro identità religiosa, ed è nel loro seno che i giovani ricevono una parte importante della loro educazione religiosa. Che senso di identità viene ispirato nei giovani cristiani e musulmani nelle nostre chiese e moschee? (…).

    4. (…)  E’ importante che musulmani e cristiani continuino  a esplorare insieme le questioni filosofiche e teologiche, così da giungere a una conoscenza più obiettiva e più approfondita delle loro convinzioni religiose rispettive. Una migliore comprensione mutua porterà di sicuro, sul piano pratico, a un nuovo mo di presentare le nostre due religioni non in opposizione, come è accaduto troppo spesso in passato, ma in una forma di lavoro comune per il bene della famiglia umana. Il dialogo interreligioso è più efficace quando sgorga dall’esperienza di una ‘vita condivisa con l’altro’ e da una stessa cultura. In Siria cristiani e musulmani hanno vissuto fianco e fianco per secoli, e il ricco dialogo di vita è continuato senza interruzione.

    Ogni persona e ogni famiglia conoscono momenti d’armonia, e altri momenti in cui il dialogo si interrompe. Le esperienze positive devono fortificare le nostre comunità nella speranza della pace; le esperienze negative non dovrebbero rovinare questa speranza. Ogni volta che i musulmani e i cristiani si sono offesi l’un l’altro abbiamo bisogno di cercare il perdono che viene dall’onnipotente e offrirci a vicenda il perdono. Gesù ci insegna che bisogna perdonare le offese degli altri, affinché Dio possa perdonare io nostri peccati (Mt 6, 14). (…).

    Estratto della preghiera per la pace pronunciata nella chiesa greco-ortodossa di Kuneitra (Siria)

    Signore del cielo e della terra, Creatore dell’unica famiglia umana, ti preghiamo per i credenti di tutte le religioni, Che essi cerchino la tua volontà nella preghiera e nella purezza del cuore; che ti rendano omaggio e che adorino il tuo santo Nome. Conducili a trovare in te la forza di vincere la paura e la diffidenza, di crescere in amicizia e di vivere insieme nell’armonia. Padre di misericordia, che tutti i credenti trovino il coraggio di perdonarsi gli uni gli altri, affinché le ferite del passato siano guarite e che non sia di pretesto a altre sofferenze nel presente.

    7. Messaggio della XXXVma Giornata mondiale della pace (1mo gennaio 2002)

    (…) In nome di Dio, rinnovo il mio appello urgente a tutti, credenti e non credenti, affinché il binomio ‘giustizia e perdono’  caratterizzi sempre le relazioni fra le persone, fra i gruppi sociali e fra i popoli.

    Questo appello si indirizza in primo luogo a coloro che credono in Dio, e in particolare alle tre religioni abramitiche, ebraismo, cristianesimo e islam, chiamate a esprimere sempore il rifiuto della violenza nel modo più fermo e deciso, Nesuno, per nessuna ragione, può uccidere in nome di Dio, unico e misericordioso. Dio è Vita e fonte della Vita. Credere in lui significa testimoniare la sua misericordia e il suo perdono, rifiutando di utilizzare il suo santo Nome come uno strumento (…).

    8. Esortazione apostolica “Ecclesia in Europa” (28 giungo 2003)[4] 

    Da qualche decennio l’Europa si trova di fronte al mondo musulmano. Questa potrebbe essere un’occasione di conoscersi, ma è spesso sovente l’occasione di ignorarsi di entrare in conflitto. Si comprende che i vescovi, riflettendo sulla situazione della Chiesa in Europa, abbiano abbordato (più che incidentalmente) la questione delle relazioni con l’islam e con i musulmani. Segnalo semplicemente due passaggi ai N. 55 e 57; questo meriterebbe, in realtà, un piccolo studio.

    55. Come per ogni impegno nella ‘nuova evangelizzazione’ bisogna egualmente, in ciò che riguarda l’annunzio del Vangelo della speranza, che sia instaurato una dialogo interreligioso profondo e intelligente, in particolare con l’ebraismo e con l’islam. “Capito come metodo e come strumento in vista di una conoscenza e di un arricchimento reciproco, non si oppone alla missione ad gentes, al contrario le è specialmente legato, e ne è un’espressione”.

    In questo dialogo non è questione di lasciarsi prendere da una “mentalità segnata dall’indifferentismo, purtroppo molto diffuso fra i cristiani, spesso fondato su concezioni teologiche inesatte e impregnate di un relativismo religioso che porta a considerare che tutte le religioni si equivalgono”.

    57. (…) E’ importante avere un giusto rapporto con l’islam. Come si è rivelato varie volte in questi ultimi anni alla coscienza dei vescovi europei, questo rapporto “deve essere condotto con prudenza, bisogna conoscere chiaramente le possibilità e i limiti, e avere fiducia nel disegno salvifico di Dio, che riguarda tutti i suoi figli”.

     Bisogna essere consapevoli, fra l’altro, della divergenza notevole fra la cultura europea, che ha profonde radici cristiane, e il pensiero musulmano.

    Sotto questo aspetto è necessario preparare convenientemente i cristiani che vivono a contatto quotidiano con i musulmani a conoscere l’islam in maniera oggettiva e a sapere confrontar visi. Una tale preparazione deve riguardare in particolare i seminaristi, i preti e tutti gli agenti pastorali.

    Si comprende d’altronde che la Chiesa, mentre chiede alle istituzioni europee di promuovere la libertà religiosa in Europa, si faccia egualmente un dovere di ricordare che la reciprocità nella garanzia della libertà religiosa deve essere osservata anche nei Paesi di tradizione religiosa diversa, dove i cristiani sono in minoranza.

    In questo senso si capisce “lo stupore e il sentimento di frustrazione dei cristiani che accolgono, per esempio in Europa, credenti di altre religioni dando loro la possibilità di esercitare il loro culto e che vedono proibire ogni esercizio di culto cristiano nei paesi in cui questi credenti sono maggioritari” e hanno fatto della loro religione la sola che sia autorizzata e incoraggiata. La persona umana ha diritto alla libertà religiosa e in ogni luogo del mondo “deve essere libera da ogni costrizione da parte sia di individui che di gruppi sociali e di ogni potere umano qual che sia” in questo campo.  

     
     

     

    [1]Il titolo dell’Esortazione è: « Una speranza per il Libano ». http://www.opuslibani.org.lb/exh/main.html

     [2] Cfr. proposizione 39.  

    [3] La Documentation catholique, n°2248, 20 mai 2001.

     

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