06/06/2018, 14.45
VIETNAM
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Hanoi ‘svende’ zone economiche a Pechino

di Paul Nguyen Thanh

L’Assemblea nazionale si appresta al voto per la cessione delle aree economiche di Vân Đồn, Bắc Vân Phong e Phú Quốc. L’ex parlamentare Nguyễn Minh Thuyết: “Dagli investimenti cinesi solo sfruttamento intensivo e danni all’ambiente”. Insegnante cattolico: “Con il dominio di Pechino, è in pericolo il cattolicesimo vietnamita”.

Hanoi (AsiaNews) – “Quello che le autorità stanno facendo è vendere il nostro Paese alla Cina”. È quanto dichiara il sig. Thuận, insegnante di scuola elementare cattolico, sui prossimi accordi commerciali tra il governo di Hanoi ed i “fratelli comunisti” cinesi. Come lui, milioni di vietnamiti temono che il regime pieghi la nazione alla volontà di Pechino, quando il prossimo 15 giugno l’Assemblea nazionale voterà un disegno di legge sulle “unità amministrativo-economiche speciali”. In particolare, i legislatori delibereranno sulla creazione di tre importanti poli economici cinesi a Vân Đồn (provincia di Quảng Ninh), Bắc Vân Phong (Khánh Hòa) e sull’isola di Phú Quốc (Kiên Giang).

Se approvato, grazie a particolari incentivi il provvedimento, consentirebbe ai capitalisti rossi cinesi l’acquisizione per 99 anni dei diritti di sfruttamento delle aree, situate in regioni dal rilevante interesse geopolitico e storico. I vietnamiti, in patria e all’estero, esprimono il timore che questi territori possano divenire “tô giới”, regni soggiogati alla Cina, minando la sovranità nazionale.

Vân Đồn è uno strategico distretto insulare della provincia nord-orientale di Quảng Ninh, al confine con la Cina. Situato al largo della baia di Bái Tử Long, esso raggruppa 600 tra isole e scogli che si estendono su una superficie di oltre 550 km2. Istituita nel 2006, l’area economica speciale di Bắc Vân Phong ha un’area di 1,500 km2 ed è un rilevante centro turistico ed economico. Da quest’area è possibile controllare le tratte commerciali che attraversano il Mar Cinese meridionale, oggetto delle mire di Pechino. L’isola di Phú Quốc, grande 574 km2, garantisce invece il controllo la supremazia nel Golfo della Thailandia, passaggio fondamentale per le navi che attraversano gli oceani Pacifico ed Indiano.

Giustificando l’inquietudine dei cittadini, l’ex parlamentare Nguyễn Minh Thuyết ha affermato ieri: “Le isole Spratly e le Paracel sono già finite nelle mani di Pechino. Ad esse si aggiungono le foreste lungo il confine, aree chiave per il territorio vietnamita; le coste di Nha Trang, Đà Nẵng e Vũng Áng, nella provincia di Hà Tĩnh. Queste aree vengono sfruttate in modo molto intensivo e l'ambiente è devastato. L'inquinamento di suolo, acqua, aria sta danneggiando la salute dei milioni di persone che vi risiedono”.

Nguyễn Xuân Nghĩa, noto giornalista vietnamita-americano ed esperto di economia internazionale, dichiara: “I contenuti del progetto di legge relativo alle tre ‘zone economiche speciali autonome’ riguardano la sopravvivenza della nazione e del suo popolo. Dobbiamo considerare che le tre aree potrebbero essere prese in concessione da un Paese straniero per quasi un secolo”.

Da anni, esperti vietnamiti ed internazionali affermano che “i principali progetti del governo cinese in Vietnam sono falliti o hanno danneggiato l'ambiente in modo terribile”. Tra essi vi sono l’Highland Bauxite Project; lo stabilimento della Formosa Steel Company di Vũng Áng, nella provincia di Hà Tĩnh; i progetti di Dung Quất e Nhân Cơ ecc. Il governo continua tuttavia ad attuare una politica economica molto rischiosa. Gli esperti denunciano che, una volta venuta in possesso delle tre zone economiche, Pechino potrebbe schierarvi Forze armate a protezione degli interessi cinesi; le autorità vietnamite, cedutane la giurisdizione, non potranno più accedere ai territori.

Il sig. Thuận dichiara ad AsiaNews: “Io sono un cattolico, la mia è una voce di poco rilievo. Non posso richiamare i vietnamiti a protestare contro il governo. Quello che le autorità stanno facendo è vendere il nostro Paese alla Cina. I cattolici devono esserne a conoscenza e contribuire alla salvaguardia della nazione. Con l’acquisizione dei territori, entro il 2020 la Cina potrebbe controllare quasi tutto il Vietnam, esercitando il suo ‘soft power’ sull’economia, la finanza e la cultura locale. Se ciò accadesse, il cattolicesimo sarebbe ancora più minacciato dal comunismo e si troverebbe ad affrontare immense difficoltà”.

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