26/08/2014, 00.00
VIETNAM
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Hanoi usa persino il traffico per mettere in carcere i dissidenti

Tre attivisti a processo con l’accusa di aver “fomentato” disordine pubblico e causato “grave disturbo” alla circolazione. Fra gli imputati anche un famoso blogger, critico nei confronti della Cina, e un fedele buddista. Essi rischiano fino a sette anni di galera. Gruppi pro diritti umani accusano il Vietnam di non rispettare gli obblighi internazionali.

Ho Chi Minh City (AsiaNews/Agenzie) - Tre attivisti vietnamiti andranno alla sbarra oggi con l'accusa di aver "fomentato disordine pubblico", capo di imputazione che gruppi attivisti bollano come "di natura politica" e parte di un piano di Hanoi volto a mettere un bavaglio al dissenso. Gli imputati sono i blogger Bui Thi Minh Hang - nella foto, famosa per la posizione critica nei confronti della Cina e della politica "imperialista" di Pechino nella regione Asia-Pacifico - e Nguyen Thi Thuy Quyn, assieme al seguace della setta buddista Hao Hao Nguyen Van Minh. Essi saranno processati in un tribunale del popolo della provincia meridionale di Dong Thap e rischiano fino a sette anni di prigione se riconosciuti colpevoli. 

Le autorità hanno arrestato il trio nel febbraio 2014, con l'accusa di aver causato disordini pubblici creando "un grave disturbo alla circolazione stradale"; movimenti pro diritti umani parlano invece di accuse "prefabbricate", con il solo scopo di colpire gli imputati per il loro attivismo socio-politico. 

Phil Robertson, vice direttore per l'Asia di Human Rights Watch (Hrw), sottolinea che "il governo vietnamita ora ricorre a finte accuse di violazioni al codice della strada, per incriminare gli attivisti". Gli fa eco Karim Lahidji, presidente di International Federation for Human Rights (Fidh), secondo cui "le vessazioni, l'arresto arbitrario e le accuse ingiuste [nei confronti dei tre] è figlio di una logica fin troppo familiare, che mostra chiaramente il fallimento del Vietnam nel rispetto degli obblighi internazionali in tema di diritti umani". 

Da tempo in Vietnam è in atto una campagna durissima del governo contro dissidenti, blogger, leader religiosi (fra cui buddisti), attivisti cattolici o intere comunità come successo lo scorso anno nella diocesi di Vinh, dove media e governo hanno promosso una campagna diffamatoria e attacchi mirati contro vescovo e fedeli.

La repressione colpisce anche singoli individui, colpevoli di rivendicare il diritto alla libertà religiosa e al rispetto dei diritti civili dei cittadini. Solo nel 2013, Hanoi ha arrestato decine di attivisti per crimini "contro lo Stato", in base a una norma che gruppi pro diritti umani bollano come "generiche" e "vaghe". 

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