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» 04/08/2010
INDIA
Hezuk, il giovane zoroastriano indiano convertito dalla bellezza dell’Eucarestia
di Nirmala Carvalho
Nato in India in una famiglia di Parsi poi emigrata in Canada, Hezuk racconta ad AsiaNews il suo cammino di fede dalla conversione al cattolicesimo fino alla scoperta della vocazione sacerdotale. Ordinato diacono lo scorso 14 maggio, nel 2011 il giovane diventerà sacerdote nell’arcidiocesi di Ottawa. “Quando ci si innamora di Cristo, Egli prende pieno possesso del tuo cuore. E io non sono mai stato così felice come ora”.

Mumbai (AsiaNews) – Sarà ordinato sacerdote nel maggio 2011 Hezuk Shroff, giovane Parsi indiano il cui nome significa “Luce dell’Universo”, che nel suo cammino verso il cattolicesimo ha anche frequentato la comunità protestante. Divenuto diacono lo scorso 14 maggio, il giovane, che dall’età di quattro anni vive in Canada, racconta ad AsiaNews il cammino che lo ha portato alla scelta di offrire la sua vita a Cristo.     

Unico figlio maschio di un marinaio della Marina mercantile indiana, Hezuk nasce a Calcutta nel 1971. Nel 1975 insieme alla madre e alla sorella più giovane Pearl segue il padre in Canada, che aveva trovato lavoro con la guardia costiera canadese. 

“I miei genitori erano Parsi (Zoroastriani) – racconta - e sono cresciuto seguendo gli insegnamenti di questa religione. Il mio nome Hezuk era della mia nonna paterna, significa “Luce dell’Universo” e lo trovo molto bello perché Gesù ha detto “voi sarete la Luce del Mondo”. 

Il giovane sente parlare per la prima volta del cristianesimo dalla madre, che da bambina aveva frequentato una scuola cattolica a Nanital (Uttarakhand). Il suo cammino personale verso il cristianesimo inizia però con gli studi universitari in biochimica alla McGrill University di Montreal, quando un compagno di stanza protestante lo introduce nella locale comunità della Chiesa pentecostale.

Durante gli anni nella comunità protestante, Hezuk inizia a leggere libri che parlano della religione cattolica e nel 1994, preso dalla curiosità, accompagna uno dei suoi compagni di lezione a una chiesa cattolica per la Messa. “La liturgia della Santa Messa mi affascinava - dice- sapevo dentro di me che questo era un momento sacro”. “Penso – continua – di essermi innamorato in quell’occasione della bellezza e della verità della fede cattolica e mi ha aiutato molto sentire parlare della Grazia di Dio, assistere alla Santa Eucarestia e vedere la devozione dei fedeli alla Vergine Maria e ai santi”. “La Santa Messa – aggiunge – è il cuore della mia conversione e della mia vocazione sacerdotale. Nel Santo sacrificio, noi abbiamo tutto. Dio si dona a noi come cibo spirituale per il nostro pellegrinaggio dalla terra fino al Paradiso”.  

Nel settembre del 1994, Hezuk decide di iniziare il percorso di catecumeno. Nell’aprile del 1995 riceve il battesimo nella Basilica di S. Patrizio a Montreal durante la veglia pasquale.

“In questo periodo – afferma – mi sono reso conto che il magistero e l'autorità nella Chiesa sono al servizio della Verità e dell'Amore, e che essi sono una grande benedizione. Alcune persone rifiutano la Chiesa cattolica perché ritengono che l’obbedienza alla gerarchia limita la loro libertà di credo e azione. Ma io ho sentito invece il contrario”.  “La Verità – continua -  rende liberi di amare. Siamo così fortunati ad avere il Santo Padre e il magistero della Chiesa, perché ci insegnano a crescere veramente nella vita di Grazia”. Hezuk dice che già dalla sua prima esperienza in una Messa cattolica aveva capito che questo  era il “luogo in cui Dio lo stava chiamando”.

Dopo il battesimo, il giovane sente ancora più forte la chiamata di Dio al sacerdozio. Così, pochi mesi dopo, si reca in Francia, dove trascorre tre anni in una comunità di monaci benedettini. In questo periodo di meditazione e preghiera Hezuk comprende che quella del monaco non è la sua strada ed entra nella Comunità di S. Giovanni. Con i missionari trascorre 6 anni, prima negli Stati Uniti e poi in Francia, dove studia teologia e filosofia. Terminati gli studi, i responsabili della comunità decidono di inviare Hezuk a Cebu, nelle Filippine, per un periodo di missione. “E’ lì nelle Filippine – racconta – dopo aver lavorato nella pastorale giovanile, che ho finalmente capito che Dio mi stava chiamando a servirlo come sacerdote diocesano”.

Infatti, mentre si trova nella missione di Cebu, Hezuk nota che i giovani della sua comunità sono poco integrati nella vita parrocchiale. “I ragazzi – afferma - mi dicevano che il loro parroco non aveva tempo per loro,  perché era troppo impegnato a mandare avanti la parrocchia. Dentro di me ho pensato ‘che tristezza, dopo tutto, la prima missione di un prete non dovrebbe essere la cura delle anime che sono affidate a lui?’. Così ho iniziato a comprendere che Dio mi aveva dato un cuore da ‘pastore’ per portare avanti la sua opera”. “Ogni giorno – continua - comprendevo sempre di più che Dio voleva che lo servissi come parroco, per riportare il senso di preghiera e contemplazione dentro le parrocchie”. “La parrocchia – dice - è uno dei pochi punti di contatto dei cattolici con la loro fede”.

Guardando la vivacità dei giovani di S. Giovanni e soprattutto il loro cambiamento dovuto alla preghiera e alle adorazioni fatte insieme, Hezuk sente di dover portare questo tipo di approccio nelle parrocchie. “L’aspetto sociale della fede è importante – dice - ma non dovrebbe mai essere posto prima della preghiera”.

Dopo l’esperienza di Cebu, il giovane, decide quindi di fare ritorno in Canada e nel settembre 2006 entra nel Seminario degli agostiniani di Toronto. Qui studia per diventare sacerdote al servizio dell’arcidiocesi di Ottawa, cammino che si concluderà il prossimo maggio con l’ordinazione sacerdotale.    

Hezuk dice che per i genitori è stato difficile accettare la sua scelta, anche se la rispettano e alla sua ordinazione forse parteciperà solo sua sorella, che al momento vive negli Stati Uniti.

“Mia madre – racconta - era molto felice della mia conversione e anche quando le ho detto che sarei diventato sacerdote. È stato più difficile per mio padre, perché essendo l’unico figlio maschio sapeva che non avrei continuato il nome della famiglia”.

“Con il tempo – continua – ha accettato la mia scelta, ma per lui è ancora molto difficile capire la mia conversione e la mia chiamata al sacerdozio. La sua religione è una parte della sua cultura e le radici e pensa che cambiando la mia religione avrei anche respinto le mie radici etniche e culturali. Io gli ho detto che la conversione al cristianesimo non implica il rifiuto di nulla, ma che invece era una cosa positiva. Io non ho respinto il suo credo religioso e le mie radici, ma ho semplicemente sentito che Cristo mi stava chiamando ad essere uno dei suoi”.

Hezuk sottolinea che la religione è una scelta molto personale, che deve avvenire tra sé e Dio. “L'amore per la famiglia e la tradizione sono molto importanti – aggiunge - ma l'amore di Dio deve sempre venire prima. Cristo mi chiama a seguirlo completamente, anche se questo ha significato una divisione tra me e mio padre. Quando ci si innamora di Cristo, Egli prende pieno possesso del tuo cuore. E io non sono mai stato così felice come ora”.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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