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    » 02/01/2013, 00.00

    HONG KONG - CINA

    Hong Kong, in 68mila contro Leung "il bugiardo", sostenuto da Pechino

    Paul Wong

    I manifestanti accusano il capo dell'esecutivo di aver violato la legge e mentito alla popolazione. Ma si accusa soprattutto la sua politica, sfavorevole alle giovani famiglie, l'incuria verso la situazione sociale e la sua sudditanza verso la Cina popolare. I dimostranti a favore di Leung sono stati pagati. L'urgenza della democrazia. Anche il cardinal Tong chiede nel messaggio natalizio suffragio universale per il Territorio.

    Hong Kong (AsiaNews) - Decine di migliaia di persone hanno manifestato ieri, all'inizio dell'anno, per esigere le dimissioni di Leung Chun-ying, capo dell'esecutivo di Hong Kong, accusato di essere un "bugiardo" per aver ristrutturato casa sua senza permessi e aver mentito in pubblico.

    Gli oppositori di Leung, in due cortei per un totale di oltre 68mila partecipanti, portavano cartelli che dipingevano Leung come Pinocchio, o come un lupo, o un diavolo che va "cucinato" (v. foto). I manifestanti accusano Leung di aver costruito una strada di uscita da casa e di aver costruito un parcheggio coperto, il tutto senza i permessi legali. Per lo stesso motivo (in questo caso la costruzione di una cantina), il suo concorrente alle elezioni del governo, Henry Tang, era stato estromesso dalla gara.

    Ma i motivi che hanno spinto a dimostrare sono vari e si concentrano sull'insoddisfazione verso la politica di Leung, sempre più succube di Pechino e meno preoccupata del benessere della popolazione del territorio. Hong Kong è al primo posto nel mondo per i prezzi delle case, che sono aumentate del doppio in quattro anni, rendendo difficile la vita delle giovani famiglie. L'ex colonia britannica è anche molto inquinata, con 3mila morti premature all'anno a causa dell'aria pessima. A squalificare Leung come una pedina di Pechino vi è il tentativo - rifiutato dalla popolazione - di inserire nelle scuole una "educazione patriottica" che esalta i risultati della Cina popolare e quello di reinserire una legge per la sicurezza che riduce la libertà di espressione e di associazione.

    La marcia di ieri mirava soprattutto a esigere le elezioni dirette del capo dell'esecutivo e il suffragio universale che la popolazione di Hong Kong non ha mai ottenuto, né sotto i britannici, né sotto la Cina. Pechino ha dichiarato che solo dal 2017 si potrà parlare di democrazia, temendo che la situazione del territorio possa infiammare le richieste di democrazia nella madrepatria.

    I parlamentari dell'area democratica vogliono presentare una mozione per aprire un'inchiesta sulle "serie violazioni" della legge da parte di  Leung, che potrebbe portare all'impeachment del capo dell'esecutivo. Ma l'opposizione in parlamento gode solo di un terzo dei seggi.

    Per la cronaca, ieri si è svolta anche una manifestazione a favore di Leung, con sventolii della bandiera della Cina popolare e con danze, che ha raccolto poco più di 8mila persone. Secondo il portale cinese The House News, la gente che ha partecipato a questo raduno ha ricevuto 250 dollari di Hong Kong da qualche oscura  organizzazione. In serata, alcuni manifestanti anti-Leung hanno avuto uno scontro con la polizia, che ha arrestato nove persone per disordini.

    Secondo gli organizzatori, i partecipanti alla marcia erano invece più di 130mila. Fra questi anche molti cattolici, che hanno chiesto al capo dell'esecutivo di dimettersi. La marcia è stata infatti organizzata dal Civic Front, una coalizione che include gruppi cristiani, lavoratori, donne, studenti e partiti politici. La portavoce Jackie Hung Ling-yu, una cattolica, spiega che la protesta è una difesa dei valori centrali di Hong Kong e una richiesta affinché venga introdotto il sistema "una testa un voto" per eleggere il nuovo capo di Hong Kong dopo le dimissioni di Leung.

    Rose, una cattolica che ha partecipato alla marcia, spiega ad AsiaNews di essere "arrabbiata per la mancanza di integrità e di fiducia di Leung, peggiorata con i problemi di costruzione della sua casa. Questo modo di fare mina i valori centrali di Hong Kong: lo stato di diritto, la libertà, i diritti umani, l'uguaglianza e il rispetto degli altri. Come capo del governo, dovrebbe come prima cosa rispettare lo stato di diritto". "I suoi stretti legami con Pechino - conclude - contribuiscono a far perdere a Hong kong la propria indipendenza e danneggiano la grande autonomia del Territorio".

    Nel messaggio natalizio del cardinale John Tong, anche il presule chiede l'introduzione del suffragio universale per l'elezione del capo dell'esecutivo e di tutti i membri della legislatura. Allo stesso tempo, durante la messa per la pace celebrata ieri in cattedrale, il cardinal Tong ha ricordato ai fedeli nell'omelia che gli operatori di pace devono rispettare la vita, il matrimonio e i valori familiari, la libertà e i diritti umani inclusa la libertà religiosa.

    Il porporato ha citato il messaggio del 25 dicembre di Benedetto XVI, che chiede ai nuovi leader cinesi di rispettare le religioni e stimare il contributo che danno alla società. I fedeli hanno pregato per "la tormentata Chiesa di Cina", sperando che i cattolici che vivono sotto l'oppressione possano persistere nella loro fede e che la paura della religione delle autorità venga sconfitta. Inoltre hanno chiesto che non venga usata la violenza. Nelle preghiere sono stati ricordati anche gli emarginati della società.

    (ha collaborato Eugenia Zhang)

     

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