31/12/2020, 11.58
HONG KONG-CINA
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Hong Kong, torna in carcere Jimmy Lai: trattato come un assassino

Lo ha deciso la Corte di appello. Accusato di aver violato la legge sulla sicurezza e di frode, era stato liberato su cauzione il 23 dicembre da un giudice di primo grado. Dipartimento di Giustizia: le violazioni della sicurezza nazionale sono da equiparare ai casi di omicidio. Le pressioni dalla madrepatria.

Hong Kong (AsiaNews) – Jimmy Lai torna in prigione. La Corte di appello ha ribaltato oggi il giudizio di primo grado dell’Alta corte, che ne aveva ordinato la scarcerazione il 23 dicembre, concedendogli gli arresti domiciliari. La questione sarà ridiscussa il primo febbraio davanti al Comitato d’appello.

Il 73enne proprietario del quotidiano Apple Daily – voce critica della leadership cittadina e di Pechino – è accusato di “collusione” con forze straniere, reato previsto dalla legge sulla sicurezza nazionale voluta dalle autorità della madrepatria. La procura ha formulato l’imputazione per le interviste che Lai ha concesso a giornali di altri Paesi. Nel mirino vi è anche il suo presunto invito ai governi stranieri di sanzionare i leader di Hong Kong per le loro azioni contro il movimento democratico.

Il tycoon era già finito in prigione il 3 dicembre con l’accusa di frode; parte dei 20 giorni di detenzione li ha scontati in un carcere di massima sicurezza dove sono incarcerati gangster e capi della malavita locale. L’inizio del processo è previsto per il 16 aprile: egli rischia l’ergastolo.

Per i tre giudici di 2° grado – tutti selezionati dal capo dell’esecutivo Carrie Lam – l’Alta corte ha sbagliato a riconoscere a Lai la libertà su cauzione. Essi hanno accolto invece la posizione del dipartimento cittadino di Giustizia. Secondo l’accusa, la scarcerazione non è giustificata quando ci si trova di fronte a violazioni della sicurezza nazionale: in quanto a gravità, esse devono essere equiparate ai casi di omicidio. I legali del magnate pro-democrazia hanno ribattuto che la Corte di appello non ha giurisdizione per cambiare il verdetto dell’Alta corte.

Secondo il giudice Alex Lee, la libertà su cauzione era giustificata perché in apparenza Lai ha espresso la propria opinione e non ha formulato richieste a governi stranieri; vi erano inoltre validi motivi per credere che egli non avrebbe violato i termini della scarcerazione. La scarcerazione prevedeva l’obbligo di dimora nella propria abitazione, il divieto di rilasciare interviste, usare i social media e incontrare personalità politiche e diplomatiche straniere.

Ieri le locali associazioni degli avvocati hanno denunciato che le pressioni di Pechino rischiano di pregiudicare il diritto di Lai a un giusto processo. I media di Stato cinesi aveva contestato la sentenza dell’Alta corte; a loro dire l’articolo 55 della legge sulla sicurezza fornisce la base legale per deportare Lai e processarlo in un tribunale della madrepatria. In un editoriale del 27 dicembre, il Quotidiano del popolo ha definito Lai “una persona estremamente pericolosa”, sostenendo che la sua liberazione ha danneggiato in modo “drastico” lo Stato di diritto a Hong Kong.

(Foto Reuters)

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