10/06/2014, 00.00
LAOS
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Human Rights Watch: in Laos nessun progresso in tema di diritti umani

In un rapporto all’Onu gli attivisti di HRW parlano di violazione “sistematica”. Allarma la scomparsa dell’attivista Sombath Somphone e le autorità non rispondono sulla sua sorte. La popolazione laotiana “ha paura del proprio governo” che opera “nella quasi totale impunità”.

Vientiane (AsiaNews) - Il governo del Laos non ha saputo, o voluto, risolvere i problemi legati alla "sistematica" violazione dei diritti umani. È quanto denunciano gli attivisti di Human Rights Watch (Hrw), nel contesto di un nuovo rapporto presentato alle Nazioni Unite. Il documento rivela diversi casi di abusi che meritano l'attenzione della comunità internazionale, tra cui "gravi restrizioni" delle libertà fondamentali, fra cui la libertà religiosa, assenza dei diritti dei lavoratori, detenzioni illegali senza prove certe e carcerazioni preventive senza processo. 

A ottobre Vientiane dovrà comparire davanti al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc), nel contesto del secondo Esame periodico universale (Upr) dedicato al Paese del Sud-est asiatico. A destare particolare preoccupazione è la scomparsa - forzata e prolungata - dell'attivista e leader della società civile Sombath Somphone (nella foto), di cui non si hanno più notizie dal dicembre 2012. "Le autorità del Laos sfidano le preoccupazioni della comunità internazionale - sottolinea Phil Robertson, vice-direttore per l'Asia di Hrw - ignorando gli inviti a rispondere della sparizione forzata dell'attivista".

Il governo del Laos non ha compiuto "progressi tangibili" verso gli impegni assenti con la comunità internazionale, nel corso della prima sessione Upr nel 2010. Vientiane, avvertono gli attivisti, dovrebbe ratificare le convenzioni internazionali sui diritti umani, mettere fine alle restrizioni sulla libertà di espressione, associazione, assemblea, libertà di stampa e sui diritti dei lavoratori, in accordo agli standard internazionali. E ancora, le lunghe condanne al carcere per quanti hanno indetto proteste di piazza. "La popolazione laotiana - afferma Robertson - ha paura del proprio governo, perché sa che le autorità si possono muovere nella quasi totale impunità". 

Tuttavia, persecuzioni e violazioni ai diritti umani avvengono anche per ragioni di carattere confessionale, in particolare contro i cristiani. A maggio tre studentesse laotiane, tra i 14 e i 15 anni, non hanno potuto effettuare gli esami scolastici di fine corso, a causa della loro fede. Il fatto è avvenuto nella provincia di Savannakhet, nel centro-sud del paese, già teatro in passato di episodi di abusi ed emarginazioni contro la minoranza. 

Dall'ascesa al potere dei comunisti nel 1975, con la conseguente espulsione dei missionari stranieri, la minoranza cristiana in Laos è soggetta a controlli serrati e vi sono limiti evidenti alla pratica del culto. La maggioranza della popolazione (il 67%) è buddista; su un totale di sei milioni di abitanti, i cristiani sono il 2% circa, di cui lo 0,7% cattolici. I casi più frequenti di persecuzioni a sfondo religioso avvengono ai danni della comunità protestante: nel recente passato AsiaNews ha documentato i casi di contadini privati del cibo per la loro fede o di pastori arrestati dalle autorità. Le maglie si sono strette ancor più dall'aprile 2011, in occasione di una violenta repressione della protesta promossa da alcuni gruppi appartenenti alla minoranza etnica Hmong.

 

 

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