25 Aprile 2015 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook            

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Rss | Newsletter | Mobile





Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME



mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 13/11/2007
IRAQ
I “successi” di Baghdad e l’“inferno” di Mosul
I progressi della sicurezza nella capitale inducono numerosi profughi a fare ritorno. Il merito al piano Petraeus, ma anche alla collaborazione delle forze irachene e delle realtà tribali sunnite e sciite. A Mosul, però, continua la caccia al cristiano: freddato davanti alla sua abitazione un fedele caldeo, che gestiva un negozio di liquori.

Baghdad (AsiaNews) – Migliora la sicurezza a Baghdad e per le famiglie emigrate si inizia ad accendere la speranza di poter fare ritorno a casa. Ma in altre zone del Paese le condizioni di vita sembrano solo peggiorare: fonti di AsiaNews parlano ormai di un “governo islamico” a Mosul e raccontano di continui omicidi mirati contro i cristiani. L’ultimo ha colpito un giovane caldeo, padre di famiglia.
 
Il primo ministro iracheno Nouri Al-Maliki ha ribadito che la sicurezza nel Paese è migliorata, adducendo come prova il fatto che siano rientrate 7mila famiglie, costrette in precedenza ad emigrare per fuggire dalle violenze, 3100 persone solo negli ultimi 90 giorni. "La gente ormai si gode la vita normale, che sta ripristinandosi nelle strade e nei mercati", ha proseguito Maliki. Attività commerciali – raccontano gli abitanti – rimangono aperte fino a tardi la sera, cosa impossibile fino a 6 mesi fa; le donne possono spostarsi anche da sole e in generale si respira un clima più rilassato anche in zone molto pericolose come Dora e Adhamiya, sebbene i rapimenti non siano cessati. "Siamo stati in grado di ritornare alla vita dopo otto mesi di inasprimento delle misure repressive", ha aggiunto, alludendo alla campagna lanciata lo scorso febbraio, in concomitanza con l'aumento di truppe (30mila uomini) deciso dagli Stati Uniti. "Molti terroristi hanno lasciato l'Iraq, e altri si stanno nascondendo", ha concluso, precisando che il totale degli attentati dinamitardi è sceso del 77 per cento dal giugno scorso, quando sono state dispiegate le truppe Usa del "surge". 
Le cause di una diminuzione delle violenze terroristiche e tra milizie religiose è imputabile a più fattori oltre che al piano Petraeus: la collaborazione dei clan tribali sunniti e sciiti con le forze irachene e le truppe della coalizione contro Al Qaeda, la cui presenza è ormai riconosciuta come nociva da più parti; il reinserimento di membri del partito Baath, di Saddam Hussein, nelle fila dell’esercito regolare e delle strutture statali.
 
Altro segno positivo di miglioramento nella capitale è la notizia dell’insediamento ufficiale oggi del nuovo rappresentante speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, nominato nel settembre per rilanciare il ruolo dell’Onu in Iraq. La rappresentanza dell’organismo internazionale era stata chiusa e poi riaperta con poche centinaia di dipendenti in seguito al sanguinoso attentato del  19 agosto del 2003 contro il quartiere generale Onu a Baghdad.
 
Dal nord del Paese, dove numerose famiglie soprattutto cristiane, sono emigrate in cerca di sicurezza, fonti di AsiaNews confermano che in molti stanno pensando di fare ritorno a Baghdad, in un clima di rinnovata speranza. “Magari entro un anno”, pensano i più cauti. Da registrare che il rientro di iracheni dall’estero coincide anche con un inasprimento delle misure sull’immigrazione nei Paesi ospitanti, come Siria e Giordania, la difficoltà di registrarsi presso l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (UNHCR), e l’impossibilità ormai di condurre all’estero una vita dignitosa. L’agenzia Irin nota che dopo anni fori dall’Iraq senza lavoro, molte famiglie hanno terminato i loro risparmi e rimpatriano spinte dalla disperazione. Emblematico il caso di Zia Qahtan Naeem, padre di tre figli, 46 anni, che in un anno in Siria ha dato fondo a 30mila dollari e che si accinge a tornare a Baghdad come se dovesse “affrontare una pena di morte”.
 
Ma i “successi” di Baghdad non si riflettono in altre zone del Paese. Se a Kirkuk, contesa tra curdi e arabi, la situazione è “delicata, ma stazionaria” - come la definiscono alcuni funzionari locali - a Mosul è un “inferno”. Abitanti del posto riferiscono della presenza ormai di un “governo islamico”, con tutte le conseguenze tragiche che questo comporta per la piccola comunità cristiana. La settimana scorsa, davanti alla sua abitazione, è stato ucciso un uomo caldeo Khaled Sako, 35 anni e padre di tre figli. Era l’unico della sua famiglia rimasto in Iraq e gestiva un negozio di liquori. Lo hanno freddato alle spalle mentre entrava a casa, raccontano testimoni oculari.
 
 

invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
06/10/2006 IRAQ
Una campagna di terrore contro la chiesa caldea in Iraq
08/11/2006 IRAQ
Vescovo iracheno chiama a raccolta i cristiani: uniti per contare di più ed avere sicurezza
01/07/2010 IRAQ
Mons. Sako: Sicurezza per i cristiani. Baghdad chiede di non accettare richieste di asilo
21/10/2006 MEDIO ORIENTE
Patriarchi cattolici: è l'instabilità politica che fa emigrare i cristiani d'Oriente
28/01/2008 IRAQ
Solidarietà e donazioni non bastano, alla Chiesa irachena servono progetti concreti
di Louis Sako*

In evidenza
VATICANO
Papa: Il ricordo e la preghiera per una “nuova tragedia” dei migranti, “fratelli nostri” che “cercavano la felicità”Al Regina Caeli, papa Francesco fa pregare per le centinaia di vittime del barcone affondato al largo della Libia. Un appello alla comunità internazionale perché “agisca con decisione e prontezza”. “Ogni battezzato è chiamato a testimoniare, con le parole e con la vita, che Gesù è risorto, che è vivo e presente in mezzo a noi”. Il messaggio cristiano “non è una teoria, un’ideologia o un complesso sistema di precetti e divieti, oppure un moralismo, ma un messaggio di salvezza, un evento concreto, anzi una Persona: è Cristo risorto, vivente e unico Salvatore di tutti”. Il papa sarà a Torino il 21 giugno per onorare la Sindone, la cui ostensione comincia oggi.
ARABIA SAUDITA - YEMEN
Con la guerra in Yemen, l’Arabia Saudita maschera le tensioni interne
di Afshin ShahiIl conflitto in Yemen serve all’Arabia Saudita per coprire i suoi problemi interni, primo tra tutti la disuguaglianza tra le classi e il settarismo religioso. La famiglia reale ostenta lo sfarzo più assoluto mentre il 20% della popolazione vive in povertà. Molti giovani sauditi scontenti alimentano l’esercito dei “foreign fighters” dello Stato islamico (IS). Il 15% della popolazione è di religione sciita e subisce pesanti restrizioni dallo Stato sunnita. La lucida analisi di Afshin Shahi, Direttore del Centro di studi di politica islamica e Professore di Relazioni Internazionali e di Politica del Medio Oriente all’università di Bradford.
VATICANO
Papa: Sulle persecuzioni dei cristiani, la comunità internazionale “non assista muta e inerte”, non “rivolga il suo sguardo da un’altra parte”Al Regina Caeli (la preghiera mariana nel tempo di Pasqua), per la sesta volta in una settimana, papa Francesco ricorda il martirio dei cristiani e denuncia l’indifferenza della comunità internazionale verso questa “preoccupante deriva dei diritti umani più elementari”. I martiri di oggi “sono tanti e possiamo dire che siano più numerosi che nei primi secoli”. “La fede nella risurrezione di Gesù - ha continuato - e la speranza che Egli ci ha portato è il dono più bello che il cristiano può e deve offrire ai fratelli. A tutti e a ciascuno, dunque, non stanchiamoci di ripetere: Cristo è risorto!”

Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate