22/12/2016, 14.48
VATICANO-CINA

I “toni morbidi” della Cina verso il Vaticano

Forse per la prima volta, una dichiarazione della Santa Sede sulla Chiesa cinese e le ordinazioni episcopali, viene ricevuta e giudicata senza ira e senza citare le tradizionali posizioni di “autonomia” delle comunità cristiane rispetto al Vaticano.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Sono “toni morbidi” e stupefacenti quelli usati dalla Cina a commento della dichiarazione pubblicata giorni fa dalla Sala stampa vaticana. Lo afferma una personalità vaticana che ha voluto tenere l’anonimato, commentando la risposta data dalla signora Hua Chunying, portavoce del ministero cinese degli esteri.

La dichiarazione del direttore Greg Burke riguardava la posizione della Santa Sede sulle ordinazioni episcopali di Chengdu e Xichang, dove con la forza della polizia era intervenuto mons. Lei Shiyin di Leshan, illecito e scomunicato. La dichiarazione si soffermava anche sull’imminente Assemblea dei rappresentanti cattolici cinesi, che dovrebbe tenersi a Pechino dal 26 al 30 dicembre. In essa si affermava – in modo non esplicito -  che l’Assemblea è “inconciliabile con la dottrina cattolica”, ma il Vaticano si riservava “di giudicare in base a fatti comprovati”. Nella scorsa Assemblea molti vescovi sono stati costretti con la forza a parteciparvi. La Santa Sede auspicava di vedere “segnali positivi” da parte del governo per “avere fiducia nel dialogo tra le Autorità civili e la Santa Sede e a sperare in un futuro di unità e di armonia”, senza violazioni alla libertà religiosa.

Durante la conferenza stampa settimanale di ieri, alcuni giornalisti a Pechino hanno domandato a Hua Chunying quali potrebbero essere questi “segnali positivi” per “migliorare i rapporti col Vaticano”. La risposta è stata molto cortese: “Il governo cinese sostiene un principio chiaro e consistente nel trattare i rapporti con il Vaticano. La parte cinese è sempre sincera nel migliorare i rapporti con il Vaticano e lavora senza sosta per questo scopo. Vorremmo lavorare con il Vaticano verso questo scopo comune e spingere a un nuovo progresso nel migliorare le relazioni bilaterali e promuovere dei dialoghi costruttivi”.

La fonte vaticana fa notare che forse per la prima volta la risposta a un’indicazione della Santa Sede sulla Chiesa in Cina viene accolta senza “furiose espressioni di ira” e senza ribadire i luoghi comuni tipici della visione governativa sulla Chiesa, citando i principi di “autonomia”, di “auto-elezione” e di “auto-ordinazione” dei vescovi. Non è stato citato nemmeno la questione dei rapporti con Taiwan.

“Speriamo sia un segno di miglioramento”, ha concluso la fonte. Alcuni sacerdoti cinesi fanno notare però che la stupefacente morbidezza della portavoce è forse un tentativo di non aprire un nuovo fronte di tensione nei rapporti con l’estero da parte della Cina. 

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