19/03/2015, 00.00
TUNISIA - ISLAM
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I tunisini uniti contro il terrorismo

L'attentato al museo Bardo colpisce la sicurezza delle città, ma anche l'economia basata sul turismo. Condanna da parte del presidente Essebsi, come pure di Ennahda, il partito islamista. Gli uccisi salgono a 20. I terroristi vogliono colpire una "riuscita" primavera araba. Il cordoglio di papa Francesco.

Tunisi (AsiaNews) - La capitale tunisina è sotto shock per l'attentato al museo Bardo di ieri, in pieno centro città. Nello stesso tempo, è forte il desiderio di reagire insieme alla violenza del terrorismo che colpisce la convivenza, ma anche l'economia.

Già ieri sera, diverse centinaia di persone si sono radunate sul viale centrale della città per denunciare l'attacco, gridando slogan come: "La Tunisia è libera; fuori i terroristi!" e "la Tunisia rimarrà in piedi" (v. foto).

Quest'oggi molti messaggi vengono dalla società civile. Anche il partito islamista Ennahda, sconfitto alle scorse elezioni, attraverso il suo capo Rashid Ghannouchi, ha espresso la sua condanna per la violenza: "Il popolo tunisino - ha detto - si unirà per combattere contro la barbarie". In un messaggio televisivo ieri sera, il presidente Béji Caïd Essebsi ha detto che "siamo in guerra contro il terrorismo... Voglio che il popolo tunisino sia sicuro... questi traditori saranno annientati".

Intanto le vittime dell'attacco sono diventate 20: uno dei 40 feriti è morto all'ospedale.

Le vittime comprendono turisti da Giappone, Italia, Colombia, Australia, Francia, Spagna. Fra gli uccisi vi sono anche due tunisini, fra cui un poliziotto.

Il primo ministro Habib Essid ha anche identificato i due terroristi uccisi: si tratta di Yassin Abidi et Hatem Khashnaoui, i cui nome sembrano tunisini. Non si conosce ancora la loro appartenenza, anche se si sospetta che uno dei due, Khashnaoui, sia stato in Iraq a combattere affianco allo Stato islamico.

L'attacco in pieno centro e in uno dei luoghi turistici più frequentati, rischia di gettare un'ombra sul futuro economico del Paese, molto legato al turismo internazionale.

Finora la Tunisia aveva dovuto contrastare attacchi jihadisti di gruppi legati ad al Qaeda del Maghreb islamico, che combatte soprattutto sulla frontiera algerina.

Secondo fonti di sicurezza, il problema attuale del Paese sono i circa 500 tunisini che, emigrati per combattere in Iraq, Siria o Libia  affianco allo Stato islamico, ora sono ritornati in patria.

Per Mongi Rahoui, deputato del Fronte nazionale (una coalizione di partiti laici che hanno combattuto nella primavera araba), "questi terroristi ce l'hanno con noi per essere riusciti nella nostra rivoluzione".

In effetti, fra tutti i Paesi dove si è diffusa la primavera araba, la Tunisia è stata finora indenne dal caos politico e dagli attentati che caratterizzano il Medio oriente e il Nord Africa. Ma è anche vero che la piccola Tunisia vive affianco alla Libia e all'Algeria.

Informato del grave attentato terroristico che ha colpito ieri la città di Tunisi e che ha provocato numerosi morti e feriti, sua santità papa Francesco, ribadendo la sua ferma condanna di tutti gli atti contro la pace e la sacralità della vita umana, si unisce con la preghiera alla pena delle famiglie addolorate, a tutte le persone toccate da questo dramma così come al popolo tunisino, interamente provato. Egli chiede al Signore di accogliere nella sua pace le persone decedute e di confortare coloro che sono gravemente feriti. In pegno di consolazione il Papa chiede a Dio di far scendere su tutti l'abbondanza delle sue benedizioni. 

 

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