18/01/2007, 00.00
LIBANO
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I vescovi mirano a linee guida comuni di tutti i politici cristiani

di Paul Dakiki
L’iniziativa dei presuli, che ieri hanno incontrato Gemayel, vuole realizzare un incontro presieduto dal patriarca Sfeir, che elabori un documento comune. Ad una settimana dalla conferenza di Parigi l’opposizione minaccia una escalation di manifestazioni di protesta.
Beirut (AsiaNews) – Promuovere una riunione - presieduta dal patriarca Nasrallah Sfeir - dei leader politici maroniti, divisi tra maggioranza e opposizione, per arrivare all’approvazione di un documento che definisca le linee guida comuni, basato sulle “costanti” indicate dall’assemblea dei vescovi maroniti di inizio dicembre. E’ l’obiettivo che si pone l’iniziativa dei vescovi che a tale scopo stanno incontrando gli esponenti politici cristiani e che ieri hanno visto Amin Gemayel, nella sua residenza di Sin el-Fil. E’ stata, ha ricordato mons. Samir Mazloum, vicario generale del Patriarcato maronita, la quinta visita compiuta dalla delegazione, che ha già avuto colloqui, tra gli altri, con Michel Aoun, Samir Geagea e Souleiman Frangieh.
 
Con Gemayel, ha detto il vescovo, “abbiamo esaminato in modo approfondito la situazione generale e ciò che può essere fatto per far evolvere la situazione. Proseguiremo negli incontri – ha aggiunto – per giungere ad un esito positivo”. “E’ dovere della Chiesa – ha concluso – riconciliare i suoi fedeli e, se Dio vuole, lo porteremo a compimento”.
 
Rispondendo ad una domanda sulla “tiepidezza” di alcuni leader cristiani verso la loro iniziativa della quale hanno parlato alcuni giornali, mons. Mazloum ha sottolineato che “i media hanno più mezzi di noi per sondare le opinioni degli esponenti politici”. Ma, ha aggiunto, “noi finora abbiamo rilevato solo atteggiamenti positivi”.
 
L’approssimarsi della “Conferenza dei donatori”, che si aprirà a Parigi il 25 gennaio, continua a dominare l’attenzione politica libanese, insieme alla minaccia dell’opposizione di una “escalation” delle manifestazioni di protesta. “Gli Stati donatori lavorano per porre fine alla crisi libanese” e “L’opposizione minaccia di bloccare le strade prima della conferenza di Parigi”, sono i titoli di prima pagina di An-Nahar; “A una settimana da Parigi III, l’opposizione ricomincia con gli ultimatum”, scrive L’Orient Le Jour.
 
Al di là delle manifestazioni, la conferenza di Parigi si presenta anche come un momento per una riflessione sull’intera vicenda libanese. Così, ieri, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha espresso la sua preoccupazione per la mancata approvazione da parte libanese dell’istituzione del tribunale internazionale che dovrebbe giudicare gli assassinii politici compiuti nel Paese dei Cedri, a partire da quello dell’ex premier Rafic Hariri, agiungendo che della     questione parlerà a Parigi.
 
Dal Qatar, settima tappa del tour del primo ministro Fouad Siniora per sollecitare la partecipazione alla conferenza, il premier ha anche trovato modo per rilanciare l’iniziativa della Lega araba per una soluzione della crisi politica libanese, sostenendo che quella del segretario generale della Lega, Amr Moussa, “è la sola iniziativa credibile”, aggiungendo che da più parti “si sta cercando di riattivarla”. Ma, a quanto si dice in Egitto, anche Moussa per tornare a Beirut, attende le conclusioni dei “donatori”.
 
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