20/02/2018, 12.48
INDIA
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Il 2017, l’anno peggiore per i cristiani in India

di Purushottam Nayak

Un gruppo evangelico riporta 351 denunce. Il dato è parziale: le vittime hanno paura di denunciare oppure la polizia rifiuta di registrare i casi. In tre anni aumentati del 28% gli attacchi contro chiese e luoghi di culto privati.

Cuttack-Bhubaneswar (AsiaNews) – Il 2017 “è stato uno degli anni più traumatici per i cristiani in India dal 2007-2008, periodo delle violenze di massa dei pogrom del Kandhamal”. Lo denuncia il rev. Vijayesh Lal, segretario generale della Evangelical Fellowship of India (Ef) e direttore nazionale della Religious Liberty Commission of the Evangelical Fellowship of India (Efirlc). Nel report annuale, l’organizzazione evangelica riporta “almeno 351 casi di violenza [avvenuti] nel 2017”. I cristiani lamentano però che si tratta di un numero al ribasso, “perché basato su denunce volontarie e indagini della società civile. La maggior parte dei casi non viene segnalata, sia perché la vittima è terrorizzata, sia perché la polizia – in particolare negli Stati del nord-est – chiude un occhio o rifiuta di registrare i casi [First Information Report, obbligatorio per legge, serve ad attivare il procedimento nel sistema di giustizia indiano – ndr]”.

Il pastore dichiara che “il governo dell’India ha ammesso davanti al Parlamento che la ‘violenza settaria’ – termine usato per definire gli scontri tra gruppi religiosi – è aumentata del 28% negli ultimi tre anni. I dati non aggregati non sono disponibili e nei villaggi il sistema di giustizia criminale ignora o viola le leggi”.

Tra gli Stati indiani, il Tamil Nadu è quello più “ostile” ai cristiani (52 casi di violenze), seguito da Uttar Pradesh (50), Chhattisgarh (43), Maharashtra (38) e Madhya Pradesh (36). “A parte il Tamil Nadu, gli altri Stati sono governati dal Bjp [Bharatiya Janata Party, nazionalisti indù di destra – ndr] in maniera diretta o in coalizione. Le squadriglie del Sangh [Sangh Parivar, famiglia che riunisce tutte le organizzazioni nazionaliste e militanti indù, ndr] hanno mano libera con la polizia. L’amministrazione sta a guardare o è complice”.

“È doloroso – conclude il rev. Lal – vedere che persino i luoghi di culto privati vengono attaccati dagli attivisti di estrema destra indù, che violano la privacy e la sacralità di un individuo o di una famiglia e calpestano i loro diritti costituzionali. Sono in aumento gli episodi di attacchi alle chiese la domenica o durante importanti festività religiose come la Domenica delle Palme, il Venerdì Santo, la Pasqua e il Natale. Inoltre agenti apparentemente privati vengono usati per interrompere i raduni di preghiera. I bambini cristiani vengono fermati mentre si recano a ritiri spirituali e detenuti per diversi giorni per il solo sospetto di essere stati convertiti con la forza. Tutto questo deve finire, i governi statali e quello dell’Unione devono andare oltre l’adesione di facciata e sostenere i diritti fondamentali, in particolare il diritto alla libertà di religione o di culto”.

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