11/01/2007, 00.00
VATICANO-VIETNAM
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Il 25 gennaio il primo ministro vietnamita in Vaticano

Sarà la prima volta di un capo di governo di Hanoi. In discussione la normalizzazione dei rapporti diplomatici, attualmente inesistenti. L’attuale atteggiamento di Hanoi deriva dalla convinzione che la Chiesa può essere di aiuto sia nell’assistenza a poveri ed handicappati che per “ridare anima” ad un Paese che tenta di affrontare i fenomeni della ricerca dell’arricchimento a tutti i costi e della corruzione.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Per la prima volta, il 25 gennaio, un capo di governo vietnamita entrerà in Vaticano. La visita del primo ministro Nguyen Tan Dung, della quale le fonti ufficiali della Santa Sede non hanno finora dato notizia, rappresenta un ulteriore segno del miglioramento dei rapporti tra Vaticano ed Hanoi e potrebbe essere un passo importante verso la loro piena normalizzazione.
 
Prima di Ngueyn Tan Dung, la presenza ufficiale di esponenti governativi di Hanoi in Vaticano registra, due anni fa, tra il 27 giugno e il 2 luglio 2005 i colloqui di una commissione governativa. In tale occasione fu formulato “l’auspicio che si avanzi rapidamente” verso la “normalizzazione” dei rapporti. Prima di tale evento, era stato era stato il vice-primo ministro Wu Khoang ad entrare nei palazzi apostolici il 29 novembre 2002 per incontrare l’allora segretario di Stato, card. Angelo Sodano, e il “ministro degli Esteri” di Giovanni Paolo II, mons. Jean-Louis Tauran.
Sono invece numerose – quattordici - le visite compiute in Vietnam a scadenze quasi regolari da delegazioni della Santa Sede. L’ultima, del novembre 2005, fu guidata dall’allora prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, il cardinale Crescenzio Sepe, che incontrò ad Hanoi il viceprimo ministro vietnamita Vu Khoan. Il viaggio del card. Sepe seguì all’accettazione da parte del governo vietnamita della erezione della nuova diocesi di Ba Ria. Nel corso della visita, il porporato poté anche ordinare ad Hanoi 57 nuovi sacerdoti.
 
In precedenza, nel maggio 2004, di rientro da una missione in Vietnam, mons. Pietro Parolin, sottosegretario agli Esteri del Vaticano, sottolineava come “in più occasioni si è ribadito da parte vietnamita l'intenzione di lasciare indietro il passato e di guardare con fiducia al futuro”.
Sul piano dei rapporti, sono significative anche le “più profonde condoglianze al Vaticano, alla comunità dei cattolici del mondo intero e ai fedeli cattolici del Vietnam” espresse dal governo di Hanoi per la morte di Giovanni Paolo II, in un messaggio inviato dal primo ministro Pham Van Khai al cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano. E, in occasione dei funerali del Papa, fu anche consentito di istallare nella cattedrale di Hanoi un maxischermo per seguire la cerimonia.
 
L’attuale atteggiamento del governo vietnamita viene messo in relazione con la convinzione che la Chiesa cattolica può essere di aiuto sia nell’assistenza a poveri ed handicappati che nella gestione di scuole materne e strutture sanitarie, tutti compiti teoricamente riservati ad istituzioni statali. Viene valutata positivamente anche l’opera che essa può compiere per “ridare l’anima” ad un Paese che tenta di affrontare i fenomeni della ricerca dell’arricchimento a tutti i costi e della corruzione.
 
Da non trascurare, infine, il fatto che il Vietnam ha ottenuto l’ammissione al Wto, l’Organizzazione internazionale del commercio, un passo per il quale era ritenuta importante anche la questione del miglioramento della situazione dei diritti umani, compresa la libertà di religione. (FP)
 
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