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  • » 04/01/2006, 00.00

    VATICANO

    Il Papa: è Cristo la meta del "progresso" dell'umanità



    Benedetto XVI ha evidenziato un concetto di progresso dell'umanità ben lontano da quello utilitaristico al quale si fa comune riferimento. Nell'inno commentato oggi, San Paolo esalta il primato e l'opera di Cristo sia nella creazione sia nella storia della redenzione.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – La storia "ha una meta", che è Cristo, e "progredisce" man mano che si avvicina al suo obiettivo. Che impone all'umanità "l'imperativo" di "lavorare per il progresso", collaborando a portare tutti gli uomini verso Gesù. Del vero senso del progresso dell'umanità Benedetto XVI ha parlato oggi, per la prima udienza generale dell'anno, svoltasi al coperto, per le cattive condizioni climatiche e divisa in 2 luoghi, l'Aula delle udienze prima e la basilica di San Pietro poi, per contenere le 15.000 persone che hanno voluto essere presenti.

    Sorridente ed evidentemente compiaciuto per il calore della folla dei fedeli, il Papa ha commentato il Cantico cfr Col 1,3.12-20 - Cristo fu generato prima di ogni creatura, è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti - Vespri del Mercoledì della 4/a Settimana (Lettura: Col 1,3.12.18-20).

    Commentando anche a braccio le parole di San Paolo, Benedetto XVI ha evidenziato un concetto di progresso dell'umanità ben lontano da quello utilitaristico e meccanicistico al quale si fa comune riferimento quando si usa tale termine.

    "San Paolo - ha detto tra l'altro, aggiungendo a braccio alcune considerazioni al testo preparato - ci indica una cosa molto importante, la storia ha una meta, ha una direzione, la storia va verso una umanità unita in Cristo va così verso l'uomo perfetto, l'umanesimo perfetto l'umanità indirizzata e perciò realmente umanizzata". "O con altre parole - ha aggiunto - San Paolo ci dice sì, c'é progresso nella storia, c'é una se vogliamo evoluzione nella storia, progresso è tutto ciò che ci avvicina a Cristo e ci avvicina così all'umanità unita al vero umanesimo e così dietro queste indicazioni si nasconde anche un imperativo per noi, lavorare per il progresso, cosa che vogliamo: tutti possiamo lavorare per l'avvicinamento degli uomini a Cristo, possiamo conformandoci personalmente a Cristo, andando nella linea del vero progresso". Per essere parte del "mistero grandioso della redenzione".

    L'Inno, definito da Benedetto XVI "quasi il solenne portale d'ingresso di questo ricco scritto paolino",  "ci aiuta a creare l'atmosfera spirituale per vivere bene questi primi giorni del 2006, come pure il nostro cammino lungo l'intero arco del nuovo anno (cfr vv. 15-20)".

    E' un passo " che ha al centro il Cristo, del quale è esaltato il primato e l'opera sia nella creazione sia nella storia della redenzione (cfr vv. 15-20). Due sono, quindi, i movimenti del canto. Nel primo è presentato il primogenito di tutta la creazione, Cristo, «generato prima di ogni creatura» (v. 15). Egli è, infatti, l'«immagine del Dio invisibile», e questa espressione ha tutta la carica che l'«icona» ha nella cultura d'Oriente: si sottolinea non tanto la somiglianza, ma l'intimità profonda col soggetto rappresentato. Cristo ripropone in mezzo a noi in modo visibile il «Dio invisibile», attraverso la comune natura che li unisce. Cristo per questa sua altissima dignità precede «tutte le cose» non solo a causa della sua eternità, ma anche e soprattutto con la sua opera creatrice e provvidente: «per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili... e tutte sussistono in lui» (vv. 16-17). Anzi, esse sono state create anche «in vista di lui» (v. 16)".

    "Il secondo movimento dell'Inno (cfr Col 1,18-20) – ha aggiunto il Papa - è dominato dalla figura di Cristo salvatore all'interno della storia della salvezza. La sua opera si rivela innanzitutto nell'essere «capo del corpo, cioè della Chiesa» (v. 18): è questo l'orizzonte salvifico privilegiato nel quale si manifestano in pienezza la liberazione e la redenzione, la comunione vitale che intercorre tra il capo e le membra del corpo, ossia tra Cristo e i cristiani. Lo sguardo dell'Apostolo si protende alla meta ultima verso cui converge la storia: Cristo è «il primogenito di coloro che risuscitano dai morti» (v. 18), è colui che dischiude le porte alla vita eterna, strappandoci dal limite della morte e del male. Ecco, infatti, quel pleroma, quella «pienezza» di vita e di grazia che è in Cristo stesso e che è a noi donata e comunicata (cfr v. 19). Con questa presenza vitale, che ci rende partecipi della divinità, siamo trasformati interiormente, riconciliati, rappacificati: è, questa, un'armonia di tutto l'essere redento nel quale ormai Dio è «tutto in tutti» (1Cor 15,28)". (FP)

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