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  • » 19/08/2017, 09.54

    RUSSIA-VATICANO

    Il card. Parolin a Mosca: l’Ostpolitik che vince le diffidenze

    Vladimir Rozanskij

    A tema un incontro fra papa Francesco e il patriarca Kirill, non a Mosca, ma in qualche luogo santo dell’Oriente cristiano, o a Bari. Una conferenza internazionale sul futuro di Ucraina e Crimea. L’impegno per i cristiani e la pace in Medio oriente.

    Mosca (AsiaNews) - Dal 21 al 24 agosto prossimi, il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin sarà a Mosca con un nutrito programma che è stato reso noto ieri. Si tratta della terza visita di un “primo ministro" del Papa, dopo quella del card. Casaroli nel 1990 e del card. Sodano nel 1999. In realtà, molti alti funzionari vaticani si sono recati in Russia nei tempi passati, per la straordinaria considerazione che Roma ha sempre avuto per il più grande Paese ortodosso dell’Europa orientale.

    Le visite “di Stato” dei cardinali riprendono dopo una lunga pausa, dovuta alle tante incomprensioni tra la Chiesa cattolica e la Russia all’inizio degli anni Duemila. In realtà le relazioni diplomatiche, ripristinate proprio nel 1990 dopo quasi un secolo, non si sono mai interrotte, nonostante freddezze e diffidenze, e si sono notevolmente rianimate dopo lo storico incontro di Cuba tra il papa Francesco e il patriarca Kirill, nel febbraio 2016.

    Nel 1990 Casaroli inaugurò la nunziatura vaticana, allora in un appartamento di servizio, e oggi situata nella ex-residenza dell’ambasciatore turco. Il grande protagonista della Ostpolitik vaticana insediò a Mosca uno dei suoi più stretti collaboratori, il cardinale Francesco Colasuonno, già nunzio in Polonia e in tutti i Paesi dell’est, e infine anche nunzio in Italia.

    Colasuonno rimase nella capitale russa dal 1990 al 1994, ristabilendo in poco tempo le strutture della Chiesa cattolica in Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazachstan. Il suo successore, il nunzio John Bukowski, a sua volta membro della storica “squadra speciale” di Casaroli, raddoppiò le sedi episcopali russe, portandole a quattro (Mosca, Saratov, Novosibirsk e Irkutsk) e unendole nella Conferenza episcopale cattolica russa, attualmente presieduta dal vescovo tedesco di Saratov, mons. Klemens Pickel. Alla fine del mandato di Bukowski, nel 1999, il cardinale Sodano poteva ammirare l’avvenuta ricostruzione delle strutture cattoliche, inaugurando nuovamente la maestosa cattedrale dell’Immacolata Concezione nel centro di Mosca, dove risiede anche la Curia attualmente guidata dall’arcivescovo italiano mons. Paolo Pezzi.  Era il suggello della vorticosa “rinascita religiosa” degli anni ’90, di cui la cattedrale fu uno dei simboli più eclatanti: trasformata in fabbrica e uffici, con tanto di centro per la Scuola di ateismo sotto le volte, fu faticosamente riconquistata dai cattolici moscoviti, in gran parte polacchi. Nel 1995, guidati dal prelato italiano mons. Bernardo Antonini, i seminaristi con i fedeli riuscirono a sfondare le barriere e riprendersi tutto l’edificio, dopo anni di veglie di preghiere davanti all’ingresso, anche a 20° sottozero. Dove s’insegnava l’ateismo militante, per un periodo si tennero le lezioni di teologia per laici.

    La visita di Sodano segnò la massima distanza tra cattolici e ortodossi, che vedevano nei successi dei primi una forma di “proselitismo” invasivo. Già dal 1997 il parlamento aveva approvato una nuova legge sulla libertà religiosa, che poneva limiti a tutte le confessioni esaltando la “Chiesa di Stato” ortodossa. Eltsin, ormai in pieno declino, non aveva avuto la forza di opporsi, e lasciò il passo alla nuova politica nazionalista e confessionale di Putin, che divenne primo ministro proprio nel 1999, e l’anno dopo presidente. In quel contesto, la visita di Sodano da un lato si svolse in un clima euforico per l’orgoglio ritrovato dei cattolici, dall’altro in un clima piuttosto imbarazzato, per le diffidenze ortodosse. In quegli anni da parte vaticana si cercava in ogni modo di organizzare la visita di papa Giovanni Paolo II in Russia, cui inizialmente Eltsyn aveva dato entusiasticamente il suo assenso, ma l’opposizione del Patriarcato rese vano ogni tentativo.

    Poco dopo, nel gennaio del 2000, venne nominato un nuovo nunzio apostolico, mons. Giorgio Zur, presidente dell’Accademia diplomatica vaticana. La sua decisione, nel 2002, di elevare le amministrazioni apostoliche cattoliche al rango di diocesi, fu la classica goccia che fece traboccare il vaso: la Chiesa ortodossa la ritenne un grave affronto, e la lampante dimostrazione delle intenzioni proselitiste del Vaticano in Russia. Da allora le relazioni rimasero congelate. Quando nel 2004 il cardinale Kasper restituì al Patriarca l’icona della Vergine di Kazan, che il papa avrebbe voluto consegnare personalmente, si ebbe l’impressione che fosse una specie di restituzione degli anelli da parte di ex-fidanzati.

    Il nuovo nunzio Antonio Mennini, in carica dal 2002 al 2010, dovette ripristinare la più prudente linea della Ostpolitik, cedendo ai russi su ogni progetto dei cattolici nel paese. In questo modo si è lentamente rasserenata la situazione, soprattutto dopo l’elezione a patriarca di Mosca nel 2009 del metropolita Kirill (Gundjaev), storico amico dei cattolici e dei gesuiti. L’incontro a Cuba è stato il suggello della diplomazia di Mennini e della Segreteria di Stato del card. Bertone, in cui a lungo Parolin ha lavorato come Sostituto. Decisivo è stato anche l’apporto del nunzio mons. Jurkovic, successore di Mennini, che aveva lavorato come segretario nella prima nunziatura del 1990, e dopo il trionfo di Cuba è stato promosso a rappresentante della Santa Sede presso l’Onu a Ginevra.

    Nel suo viaggio a Mosca, ad accompagnare il card. Parolin vi sarà il nuovo nunzio, mons. Celestino Migliore, uno dei più attivi protagonisti della diplomazia vaticana nell’ultimo decennio. Il ritrovato clima di fiducia reciproca permetterà di affrontare con serenità le questioni riguardanti la condizione dei cattolici in Russia, anche se difficilmente si riproporrà l’idea di una visita del papa in Russia, che non sarebbe molto gradita al clero e alla popolazione locale. Più facile che Parolin rivolga al patriarca Kirill un invito a incontrare di nuovo il papa in terra cattolica, magari a Bari presso le spoglie dell’amato san Nicola, o addirittura a Roma. 

    Il Segretario di Stato vorrà concentrarsi piuttosto sulle grandi questioni internazionali, a partire dalla spinosa questione dell’Ucraina, dove si contrappongono gli ortodossi filo-russi ai greco-cattolici, grandi protagonisti dei cambiamenti in Ucraina sfociati poi nel conflitto che ha portato all’annessione della Crimea alla Russia e alla “invasione mascherata” dei russi nel Donbass. Probabile che Parolin si faccia sostenitore di una conferenza internazionale che ridiscuta lo status di questi territori, mettendo fine al conflitto e alla “guerra delle sanzioni”.

    L’altro grande tema dei colloqui sarà di certo la situazione della Siria e del Medio Oriente, dove la Santa Sede appoggia con moderazione le posizioni russe per una definitiva sconfitta dell’Isis, e l’indipendenza dei territori dai protettorati delle superpotenze. Certamente, il cardinale rilancerà i programmi umanitari di aiuto ai profughi della guerra, e di protezione dei cristiani perseguitati, già avviati in modo congiunto con la Chiesa ortodossa: si tratta della conseguenza più efficace dell’incontro di Cuba. E chissà che il papa e il Patriarca non possano un domani incontrarsi proprio in qualche luogo santo dell’antico Oriente Cristiano, evocando gli antichi padri della Chiesa di Antiochia e Gerusalemme.

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