03/07/2006, 00.00
turchia
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Il ferimento di p. Brunissen in un clima anticristiano che coinvolge anche la visita del Papa

Mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia, denuncia l'atteggiamento della stampa turca, che riporta le accuse dell'attentatore e teme una campagna mediatica per dare una lettura negativa di quanto Benedetto XVI dirà e farà durante il suo viaggio di novembre.

Iskenderun (AsiaNews) – Secondo mons. Padovese, l'accoltellamento del sacerdote francese a Samsun è "un gesto isolato", ma esprime "un animo esacerbato nei confronti dei cristiani", con false accuse di proselitismo, tenuto vivo da alcuni giornali che stanno pure attaccando la prossima visita di Benedetto XVI in Turchia. In un'intervista ad AsiaNews, mons. Padovese parla del clima che si vive in Turchia a pochi mesi dal viaggio del pontefice e dopo il ferimento di p. Pierre Brunissen fuori della chiesa dell'Addolorata a Samsun.

Mons. Padovese ha potuto parlare al telefono con il ferito, già dimesso dall'ospedale, il quale "minimizza l'incidente". Secondo il prelato, nel paese vi è "un forte nazionalismo… che cerca di creare sempre più distanza fra mondo europeo e mondo turco. Sono delle lobby di potere che si sentono minacciate dalla possibile entrata della Turchia in Europa". Per questo egli dice che è importante fare luce sull'incidente: se è stato solo il gesto di uno squilibrato, o se dietro si nascondono dei mandanti.

La stampa turca nazionalista riporta oggi un'intervista all'attentatore, il cui nome è Atilla Nuran. Il giornale Hurriyet lo presenta da una parte come uno schizofrenico sotto terapia di psicofarmaci (tutti riportano una sua foto mentre mangia un gomitolo di lana  - dicendo che è il suo alimento quotidiano); dall'altra essi riportano una sua affermazione: "il prete spesso mi leggeva il vangelo, mi proponeva soldi e mi faceva pressione perchè cambiassi religione e venissi in chiesa". Quella del proselitismo è un'accusa ricorrente sulla stampa turca nazionalista. Era stata anche fatta verso don Andrea Santoro. Mons. Padovese commenta: "Se così fosse, come ripetutamente  fanno credere i mass media, come mai la comunità cristiana a Samsun è cosi minuscola? Se fosse vero che p. Pierre dava soldi per far venire in chiesa le persone... la Messa dovrebbe essere stata strapiena".

Don Andrea Santoro è stato ucciso a Trabzon lo scorso 5 febbraio. Il processo all'assassino sta andando avanti ma a rilento. Mons. Padovese chiede alla stampa italiana di seguire il processo: "Avere gli occhi dei media internazionali puntati [sul processo], è un modo per renderlo più palese e più trasparente".

Ecco l'intervista concessa da mons. Padovese ad AsiaNews:

 

 

Mons. Padovese, perchè questa tensione crescente verso i cristiani?

Chi ha colpito p. Pierre è un pazzoide che il sacerdote conosceva da diverso tempo. E' entrato in casa e gli ha detto che fuori c'era qualcuno che voleva conoscerlo. P. Pierre, forse troppo ingenuamente lo ha seguito e quando erano fuori, l'uomo ha estratto il coltello e lo ha colpito alla coscia, in una zona non vitale, ma con un taglio lungo 10 cm.

Va detto che, a Samsun, p. Pierre ha buoni rapporti con la popolazione e con le autorità, il prefetto, la polizia. Ha un ottimo rapporto di amicizia anche con il rettore della facoltà teologica islamica di Samsun. Certo, all'interno di queste realtà vi sono schegge impazzite. Dobbiamo capire se quest'uomo squilibrato ha compiuto il gesto su suggerimento di qualcuno o se lo ha fatto solo per "mettersi in mostra". Già in passato l'arrestato ha fatto gesti eclatanti per attirare l'attenzione su di sé.

A Samsun vi sono state anche vandalismi verso le chiese…

In passato vi sono stati scalmanati entrati in chiesa… Ma il custode è riuscito a mandarli via. Sono gesti isolati che però esprimono un animo esacerbato nei confronti dei cristiani, prodotto e tenuto vivo da una certa stampa anti-cristiana che qui in Turchia è ben presente.

Nella società vi sono gruppi di insoddisfatti, che però vengono pilotati. C'è ancora un forte nazionalismo in Turchia, che cerca di creare una distanza sempre più grande fra mondo turco ed europeo. Sono delle lobby di potere che si sentono minacciate dalla possibile entrata della Turchia in Europa. Perderebbero i loro centri di potere e di interesse.

È riuscito a parlare con p. Pierre?

L'ho chiamato poco fa al telefono e lo hanno dimesso dall'ospedale. P. Pierre è molto tranquillo, ha minimizzato l'incidente. Lui è sempre molto ottimista e positivo, vive tutto con molta calma. In passato ha avuto problemi, ma ha sempre minimizzato, con un atteggiamento di fede che guarda le cose da un'altra prospettiva, cercando sempre di sdrammatizzare.

Dovrebbe rimanere a Samsun in convalescenza fino al mese di settembre, quando finisce il suo contratto con il nostro vicariato. Il vescovo di Strasburgo, dal quale dipende, ha accettato di procrastinare il suo ritorno. Il problema per me è trovare qualcuno che lo sostituisca a tempo pieno, come anche trovare un sostituto per don Andrea Santoro. Purtroppo ci troviamo con le uniche due parrocchie del nord, sguarnite di sacerdoti.

Questi incidenti hanno qualche riflesso sul prossimo viaggio di Benedetto XVI in Turchia?

Ormai, per grazia di Dio, le cose sono decise e non credo cambi nulla. Penso che qualcosa succederà dopo il viaggio del papa. Con ogni probabilità vi sarà una campagna mediatica per minimizzare quanto il pontefice andrà a dire e fare. Per molti qui in Turchia, la presenza del Papa è una presenza scomoda: soprattutto per coloro che non cercano il dialogo o non vogliono che la Turchia si avvicini all'Europa. Queste persone orientano i giornali e avranno buon gioco nel dare una interpretazione malevola alle cose che egli farà e dirà. Anche adesso, diversi giornali continuano a dire che faranno manifestazioni di protesta se il papa oserà pregare nel museo [ex cattedrale ] di Santa Sofia a Istanbul. I giornali allertano la popolazione e creano animosità in vista di questo viaggio.

A che punto è il processo sull'uccisione di don Andrea Santoro?

Sarebbe importante che la stampa italiana seguisse questo processo. Avere gli occhi dei media internazionali puntati su di esso, è un modo per renderlo più palese e più trasparente. Finora ci sono state due udienze e si aspetta di fissare la terza.

 

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