01/09/2006, 00.00
Cina
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Il governo cinese ancora sospettoso verso le Ong nazionali

Un esperto nel campo spiega ad AsiaNews che la vera rivoluzione è riuscire a far comprendere che "non governativo" non significa "contro il governo".

Guangzhou (AsiaNews) – Le ong straniere in Cina sono più libere di quelle locali. Il governo non teme le prime perché il loro impegno sul territorio è temporaneo e, in caso di crisi, possono essere espulse con facilità. Le seconde invece sono molto temute perché, mostrando le falle del sistema sociale, sono ritenute un "potenziale fattore di disarmonia sociale" e quindi di destabilizzazione.

Una fonte di AsiaNews che lavora in Cina nel campo dell'assistenza ai disabili, spiega le differenza fra le ong che vengono dall'estero e quelle cinesi, più controllate perché ritenute pericolose. "L'articolo apparso sullo Study Times, che loda il lavoro delle Ong nel Paese – spiega subito - parla di enti che dall'estero operano in Cina. Per loro, in effetti, si può parlare di rivoluzione copernicana del modo in cui si relazionano con il governo: dieci anni fa, in Cina operavano in semi-clandestinità sei o sette organizzazioni estere; ora invece ve ne sono decine di migliaia che addirittura si incontrano una volta l'anno a Pechino per un grande raduno in un'università statale".

"Per le Ong cinesi che operano in Cina - continua – la situazione è diversa. I gruppi stranieri sono il braccio di un ente che comunque vive all'estero: vengono qui, investono i loro fondi e se ne vanno. Naturalmente hanno bisogno dell'autorizzazione del governo, ma questo tende a concederne sempre di più, e con sempre meno restrizioni. Per registrare una Ong cinese, invece, occorre avere un fondo in banca, un immobile, un rappresentante legale e tante altre cose, richieste in tutti i Paesi del mondo. Ciò che invece è richiesto solo qui in Cina - fenomeno unico al mondo - è l'obbligo di trovare uno sponsor governativo che faccia da tramite e garantisca presso il governo per le Organizzazioni. E' una sorta di garante e di intermediario".

"E' molto difficile trovare questa figura – aggiunge subito - perchè i membri del Partito hanno paura ad assumersi la responsabilità di sorvegliare un ente che potrebbe rappresentare un problema per il governo, e per lui stesso, col rischio di essere cacciati e perdere il proprio posto di lavoro.  Nelle città piccole, è più facile trovare un garante: qui vi sono molti quadri comunisti andati in pensione prima del tempo a causa della modernizzazione e delle ristrutturazioni che hanno colpito tutta la Cina. Non sono più operativi, non rischiano di perdere un posto di lavoro, ed accettano più volentieri di divenire sponsor di una Ong".

"E' esemplare – sottolinea -  il caso dell'organizzazione Huiling, al momento registrata in sette città della Cina. Le sue sedi sono registrate in modo separato, anche se esse sono parti di una stessa Organizzazione: il governo crede che, se unita, possa divenire un gruppo troppo potente e quindi un fattore di instabilità"

"Il vero problema – spiega - è che una parte del governo teme queste Ong perché le ritiene destabilizzanti. Il governo predica di continuo 'stabilità e benessere per tutti', e nessuno deve osare pensare in maniera diversa. Le Ong toccano i punti deboli della società, ma così facendo rivelano le falle nel sistema sociale e provocano il governo a sviluppare e migliorare su quei punti. Forse urtano la sensibilità di qualcuno, ma lo fanno in maniera costruttiva".

"Agli inizi, durante i primi colloqui con i dirigenti comunisti – racconta - ci sentivamo proporre delle Ong 'governative': è un controsenso, ma spiega la mentalità dei cinesi per cui è inconcepibile che esista qualcosa che non è dell'imperatore o del Partito. La Ong, se fosse del governo, non avrebbe alcun problema: la questione è che non esiste un concetto di ente funzionale ed utile al di fuori dello Stato. D'altra parte, la stessa stabilità non è solo voluta dal governo, ma anche richiesta dalla popolazione".

"I governi locali – dice - dovrebbero aprirsi di più al nostro operato perché le necessità in campo 'umanistico' (di psicologia, medicina, filosofia, ricerca ed arte) sono state trascurate in favore dell'economia, di quella crescita rampante che ha portato la Cina ad essere la grande fabbrica del mondo, proponendo la scienza come la salvezza dell'umanità, che avrebbe dovuto sostituire Dio. Adesso invece si scopre che si deve salvaguardare l'ambiente e che bisogna aiutare le parti più deboli della società. In questo campo, le Ong stanno molto sviluppando la sensibilità sociale".

"A volte – conclude – mi invitano a parlare nelle Università o nelle scuole del nostro operato. In queste occasioni, cerco di far capire che 'Organizzazione non governativa' non vuol dire 'Organizzazione contro il governo', ma invece ente che lo aiuta, lo completa. Bisogna eliminare questa concezione che ci contrappone. Il lavoro è ancora molto, sia dal punto di vista umanitario che da quello informativo. E' necessario un lavoro di ricerca, di studio e di divulgazione, per far capire al governo che chi opera nel sociale non è un pericolo per la stabilità interna".

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