22/05/2008, 00.00
PAKISTAN
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Il governo si accorda con i talebani: la sharia nel nord del Paese

Un accordo in 15 punti prevede la cessione amministrativa e giudiziaria della valle dello Swat alle milizie islamiche, che si impegnano a far cessare le violenze sulla popolazione. Per gli Stati Uniti e la Nato, si tratta di un enorme favore ad al-Qaeda. Scettici anche diversi analisti pakistani, che denunciano lo spezzettamento del Paese.
Islamabad (AsiaNews) – Per frenare le violenze dei fondamentalisti islamici nella parte settentrionale del Pakistan, il governo di Islamabad ha concesso alle milizie talebane di occupare una parte consistente della provincia della Frontiera nord-occidentale. I radicali musulmani hanno ottenuto inoltre il permesso di creare delle corti islamiche locali, che giudicheranno secondo la sharia, la legge coranica.
 
Secondo le autorità centrali, questo accordo permetterà di smantellare le numerose postazioni militari presenti nella zona, che da anni cercano di frenare gli attacchi suicidi ordinati dai signori della guerra contro la popolazione locale . Secondo il patto, infatti, a fronte di questa concessione territoriale gli estremisti si impegnano a fermare le violenze ed a smantellare i campi di addestramento fondamentalisti.
 
La decisione non è piaciuta a Washington ed alla Nato, che la considerano “un aiuto di enorme portata per al-Qaeda ed i talebani, che da tempo cercano rifugio in queste parti del Pakistan”. Secondo diverse fonti dell’intelligence statunitense, infatti, proprio in questa zona si troverebbe il rifugio di Osama bin Laden e del mullah Omar.
 
Per la Gran Bretagna e l’Afghanistan, invece, la decisione ha i suoi lati positivi. Secondo un dirigente del ministero degli Esteri di Londra, “non si può sperare di ottenere di più. Con l’accordo, almeno cesseranno le violenze ai danni della popolazione e delle truppe internazionali presenti sul campo”. Secondo Kabul, inoltre, “vi è la possibilità che questo territorio in mano talebana possa frenare l’esportazione dei terroristi islamici nell’area”.
 
Da parte sua, Islamabad difende l’accordo citando i 15 punti chiave concordati con i leader islamici. Fra questi, spicca il divieto di attaccare membri di altre religioni e quello di imporre il velo alle donne, che dovranno avere inoltre libero accesso alle strutture provinciali sanitarie e di istruzione. Secondo Bashir Bilou, premier provinciale, “non saranno tollerati atti di estremismo o discriminazione religiosa o sessuale nella zona concessa agli 'studenti' del Corano”.
 
Più complicata la parte relativa all’applicazione della sharia nella zona. Secondo il governo, “sui rapimenti e gli omicidi, i talebani collaboreranno con le autorità centrali. Per i reati minori, avranno libertà di giudizio”. Questo significa però una completa cessione dell’autorità giudiziaria per tutto ciò che concerne la vita quotidiana della popolazione, per non parlare delle scelte di carattere religioso.
 
Secondo diversi analisti, “la decisione è stata disastrosa. Smantellare l’esercito e dare autonomia giuridica ai talebani significa colpire in maniera indelebile l’autorità centrale, che invece dovrebbe essere il caposaldo del nuovo governo. In questo modo, dall’oasi islamica della valle dello Swat usciranno persone che nulla hanno a che fare con il resto del Pakistan”.
 
Secondo alcuni, il patto rientra in un accordo fortemente voluto dal reggente del Partito popolare, il vedovo di Benazir Bhutto Asif Ali Zardari, che avrebbe cercato l’indipendenza delle milizie islamiche in cambio di protezione in questa molto turbolenta fase, politica e giudiziaria, della sua carriera.
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