13/11/2006, 00.00
MALAYSIA

Il mufti di Perak accusa una donna per i falsi Sms sul battesimo di musulmani

La catena di messaggi sul cellulare aveva portato centinaia di persone davanti ad una chiesa per protestare, ma si trattava solo di Prime comunioni di ragazzi cattolici. Il mufti Harussani Zakaria dichiara: una donna mi ha avvertito dell'imminente cerimonia, io ho solo fatto il mio dovere di ricordare ai musulmani le minacce che oggi affronta l'islam.

Kuala Lumpur (AsiaNews) – Il mufti di Perak, lo Stato malaysiano dove si è verificato l'assedio ad una chiesa cattolica accusata ingiustamente di battezzare musulmani, si difende accusando per l'accaduto una donna che avrebbe messo in giro il falso allarme. Unica colpa del leader musulmano sarebbe, a suo dire, quella di aver fatto semplicemente il suo dovere: avvertire i responsabili della comunità locale delle "minacce che oggi affronta l'islam". Secondo quanto riporta stamattina il quotidiano The Star, il mufti Harussani Zakaria ha raccontato in questi termini alla stampa il contenuto del suo incontro con il sultano di Perak, che voleva spiegazioni sull'accaduto.

Il 5 novembre scorso, nella chiesa di Nostra Signora di Lourdes a Ipoh si stava celebrando la Prima comunione di 110 ragazzi cattolici, quando circa 300 persone hanno circondato l'edificio, istigati da una serie di falsi Sms, che annunciavano il battesimo di un gruppo di musulmani.

Harussani sostiene che già il 21 ottobre una donna – ex studentessa dell'Università al-Ahzar al Cairo, convertita al cristianesimo e ora di nuovo all'islam – gli aveva inviato un Sms con la data e il luogo del presunto battesimo di gruppo. Subito dopo il mufti le ha chiesto di incontrarsi. In quell'occasione la donna gli ha consegnato del materiale, con il quale provava l'imminente battesimo di centinaia di studenti di etnia malay. A questo punto Harussani ha ritenuto doveroso riferire le informazioni in suo possesso ai rappresentanti delle Ong musulmane, in un incontro svoltosi il 2 novembre alla moschea di Perak. Ora il mufti ha consegnato il materiale alla polizia, che indaga sul caso.

"Pensavo che le mie parole rimanessero nell'ambito dell'incontro – dice Harussani – non pensavo che qualcuno dei presenti le avrebbe fatte circolare". "Non era mia intenzione creare il caos – aggiunge – come mufti però ho la responsabilità di ricordare ai musulmani le minacce che l'islam affronta oggi".

Harussani ha rilasciato la sua deposizione sui fatti del 5 novembre alla polizia. L'uomo nega di essere stato l'autore dei falsi Sms. Gli inquirenti in queste ore stanno verificando le sue dichiarazioni.

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