28/06/2017, 15.34
LAOS

Il nuovo cardinale del Laos: ‘Povertà, sofferenza e persecuzione sono la forza della Chiesa’

Il primo cardinale laotiano racconta la sua elezione e la vita della Chiesa cattolica in Laos. Essa vive la persecuzione e testimonia la sua fede tra mille avversità. Nel Paese vivono circa 45mila cattolici, 20 sacerdoti, 98 religiosi e 218 parrocchie. Il cardinale prigioniero del governo per tre anni: “Lo accettai. Avevano ragione, stavo ‘promuovendo’ Gesù. Era un’accusa corretta”. Il governo esercita un rigoroso controllo sulle religioni. Difficili i rapporti tra Chiesa e Stato: “Possiamo cambiare il modo di pensare del governo, convincerlo che non siamo suoi nemici”.

Belleville (AsiaNews) – “La nostra povertà, la sofferenza e la persecuzione sono le tre colonne che rafforzano la Chiesa”. Citando le parole di papa Francesco, il card. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, vicario apostolico di Paksé, spiega le ragioni del pontefice per la sua nomina a primo porporato laotiano nella storia della Chiesa. Il 21 maggio scorso, al termine della recita del Regina Caeli, il pontefice aveva annunciato a sorpresa la designazione di cinque nuovi cardinali, tra cui il card. Ling, che verranno creati nel concistoro di oggi.

Il 16 e 17 giugno scorso, circa 350 cattolici di etnia Hmong, Kmhmu, Lao e Karen si sono riuniti a Belleville (Illinois, Usa) per rivivere e celebrare la vita di 17 martiri del Laos, loro Paese natale, con gratitudine e ringraziamento per la loro esemplare vita di fede. All’evento ha preso parte anche il cardinale, che ha rilasciato al National Catholic Reporter un’intervista sulla sua elezione e sulla vita della Chiesa cattolica in Laos.

Durante la conversazione, il porporato racconta il suo immediato stupore e la seguente ondata di felicitazioni da tutto il mondo che hanno seguito la sua nomina. Interrogato sulle motivazioni che hanno spinto la Santa sede a disporla, il card. Ling ricorda la visita ad limina dei vescovi del Laos e l’incontro con papa Francesco del 26 gennaio scorso: “Durante la visita, il papa ci ha detto che ‘la forza della Chiesa risiede nella Chiesa locale e, in modo particolare, in quella piccola, debole e perseguitata. Questa è la spina dorsale della Chiesa universale’. Ero un po’ perplesso. Il giorno successivo abbiamo celebrato la Messa con il Santo Padre e ancora una volta egli ha ribadito lo stesso tema nella sua omelia. Mi ha molto colpito. Da queste affermazioni sono giunto alla conclusione che la forza della Chiesa viene dalla pazienza, dalla perseveranza e dalla volontà di accettare la realtà della fede. Questo mi ha fatto pensare che la nostra povertà, la sofferenza e la persecuzione sono le tre colonne che rafforzano la Chiesa”.

In Laos vivono circa 45mila cattolici, meno dell’1% di una popolazione di 6,4 milioni di persone, serviti da 20 sacerdoti e 98 religiosi in 218 parrocchie. In un’intervista del 2015 ad AsiaNews, il card. Ling aveva definito la Chiesa laotiana una “Chiesa bambina, che vive il primo annuncio, rivolta soprattutto ai tribali e agli animisti”. Essa vive la persecuzione e testimonia la sua fede tra mille avversità. Dopo la presa di potere dei comunisti del Pathet Lao nel 1975, i missionari stranieri sono stati espulsi e i cattolici perseguitati. Sacerdoti e monaci furono imprigionati o inviati ai campi di rieducazione. Lo stesso cardinale conobbe la prigionia: “Sono stato incarcerato per tre anni. L'arresto e la detenzione mi spaventavano all'inizio. Pensavo: ‘Perché mi hanno arrestato?’. In seguito, mi hanno comunicato il motivo dell'arresto. ‘Tu promuovi Gesù Cristo’. Lo accettai, dal momento che era vero. Avevano ragione, stavo ‘promuovendo’ Gesù. Era un’accusa corretta”.

Oggi, il Laos si è aperto al mondo esterno. Tuttavia, nonostante le riforme economiche, il Paese rimane ancora povero e dipendente dall'aiuto estero. Il governo esercita inoltre un rigoroso controllo sulle religioni e sui mass media. I difficili rapporti tra Chiesa e Stato, fino a proibire l’insegnamento ecclesiale, si accentuano soprattutto nei governi locali e cittadini. “Ogni regione o città dispone delle norme sulla libertà religiosa in modo diverso. I sacerdoti possono andare in giro per dire Messa in qualsiasi villaggio dove esiste già una parrocchia o una chiesa, non vi è alcun problema. Tuttavia, sorgono difficoltà se stai costruendo una nuova chiesa o una fondazione. È facile in un posto, ma potrebbe non esserlo in un altro”.

L’elezione del primo cardinale del Laos è per la comunità locale motivo di speranza in un progresso dei rapporti tra il Vaticano e il governo di Vientiane. “Tra i Paesi del sud-est asiatico, solo il Laos non ha relazioni diplomatiche con la Santa Sede. C'è un punto interrogativo su questa relazione ed io sto lavorando alla questione. Possiamo cambiare il modo di pensare del governo, convincerlo che non siamo suoi nemici. Siamo amici. Dobbiamo costruire questa amicizia. Se entrambe le parti lavorano insieme, le cose in futuro miglioreranno”.

Riguardo alle relazioni con le altre confessioni religiose, nel Paese a maggioranza buddista, il card. Ling racconta: “Non esiste alcun problema nei rapporti con i nostri fratelli e sorelle buddisti. Ma tra i cattolici e gli altri cristiani, vi sono alcune difficoltà. Ognuno di noi ha un modo diverso di intendere l’evangelizzazione. I nostri fratelli cristiani protestanti possono avere un programma sviluppato e da esso ottengono grandi numeri. Il nostro programma, al contrario, è semplice e di basso profilo. Il problema è nella comprensione della tradizione e della cultura locali. Ad esempio, noi pensiamo che una cerimonia di baci [legare i polsi e pregare qualcuno] sia un evento tradizionale di persone che si riuniscono in diverse occasioni per pregare determinati individui. Gli altri gruppi cristiani vedono una simile cerimonia come l’adesione all'animismo. Beh, ognuno ha un diverso modo di pensare a tal riguardo, quindi il solo dialogo non risolve tutto”.

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