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  • » 29/05/2014, 00.00

    RUSSIA-UCRAINA

    Il patriarca Kirill si congratula con il neopresidente ucraino e attacca i greco-cattolici

    Nina Achmatova

    Petro Poroshenko è un ortodosso praticante. Il primate russo cerca rapporti amichevoli con le autorità di Kiev, preoccupato del futuro incerto della Chiesa ortodossa ucraina-Patriarcato di Mosca, sempre più "autonoma". Kirill critica i greco-ortodossi: sono "russofobici".

    Mosca (AsiaNews) - Il patriarca di Mosca Kirill ha inviato le sue congratulazioni al nuovo presidente ucraino eletto, Petro Poroshenko, rinnovando il suo appello per la pace. Poroschenko è un noto fedele praticante della Chiesa ortodossa legata al Patriarcato di Mosca. Per questo alcuni analisti non hanno visto nulla di strano nel fatto che Kirill abbia inviato i suoi auguri, ancora prima del presidente russo Vladimir Putin, il quale si è comunque dichiarato aperto al dialogo con le nuove autorità ucraine. Ma vi è anche chi sostiene che il gesto di Kirill sia una mossa con cui la Chiesa russa tenta di mantener influenza e controllo sulla comunità ortodossa ucraina, sempre più distante da Mosca.

    "Spero che il potere e l'autorità arrivate nelle sue mani serviranno per il bene dell'Ucraina dell'Est, Ovest, Nord e Sud - ha scritto Kirill il 27 maggio nel suo telegramma al neo presidente - Spero che verrà fermato per sempre il bagno di sangue, che nessuno verrà oppresso o umiliato e che la vita e la scelta culturale di ogni gruppo della popolazione venga rispettata". Il riferimento è alla comunità russofona, che secondo il Cremlino e i separatisti filorussi locali è a rischio "genocidio" a causa degli elementi nazionalisti radicali arrivati al potere in Ucraina, dopo le proteste di Maidan. Il Patriarca ha poi assicurato di pregare, perché "le speranze dei fedeli ortodossi ucraini vengano realizzate", al di là della loro residenza, nell'Est o nell'Ovest del Paese.

    Sulla crisi ucraina, il Patriarcato russo ha appoggiato moderatamente la linea del Cremlino senza, però, schierarsi in modo plateale. Da ricordare che lo scorso marzo Kirill è stato il grande assente al discorso di Putin, dopo il quale si è firmata l'annessione della Crimea alla Russia.

    Nikolai Mitrokhin, del Centro per lo studio dell'Europa orientale presso l'Università di Brema, ricorda che la Chiesa russa ha "grandi interessi in Ucraina" e la domanda da farsi non è tanto sugli auguri a Poroshenko, ma "sulla situazione interna della Chiesa ortodossa ucraina e i suoi attuali rapporti con il Patriarcato di Mosca". "L'atteggiamento è cambiato", a suo dire e ci si sta allontanando, per questo Kirill "deve agire con rispetto nelle relazioni non solo col presidente, ma anche con i fedeli" sul territorio di tutta l'ex repubblica sovietica.

    "Lo scisma ancora non è stato formalizzato, ma di fatto è avvenuto", scrive Ayder Muzhdabaev, vicedirettore del quotidiano Moskovski Komsomolets, riferendosi al progressivo allontanamento da Mosca della Chiesa ortodossa ucraina canonica. Il giornalista fa riferimento a sue conversazioni con diversi sacerdoti sia in Russia, che in Ucraina, nonché alle testimonianze dei fedeli, che "praticamente non riconoscono più Mosca". "Molti preti non ricordano neppure il nome del Patriarca durante i servizi liturgici", aggiunge.

    La Chiesa ucraina, almeno a un livello psicologico, sta virando verso la massima autonomia e sembra stia "ripulendo" le sue gerarchie più legate alla Russia. Un esempio, sostiene Mitrokhin, è dato dal caso del metropolita Agafangel di Odessa, ufficialmente in "vacanza", ma di fatto costretto alla fuga insieme ai suoi segretari, dopo l'attacco ai filorussi nel palazzo dei sindacati di Odessa i primi di maggio.

    A detta degli ortodossi russi, la crisi ucraina ha anche deteriorato i rapporti tra Patriarcato di Mosca e Vaticano,. Lo stesso Kirill, il 28 marzo, ha attaccato duramente i greco-cattolici ucraini (anche detti uniati, perché in unione con il Papa di Roma) condannandone "il diretto impegno in attività politiche, con dichiarazioni contro la Chiesa ortodossa russa". Questo, ha avvertito, getta "un'ombra molto triste" sulle relazioni tra il Patriarcato e il Vaticano. Kirill ha definito "russofobici" i fedeli greco-cattolici.

     

     

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