10/05/2006, 00.00
Bangladesh
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Il pianto delle colline di Chittagong (Scheda)

La regione orientale del Bangladesh è teatro di scontri fra tribali e i soldati di Dakha. I coloni bengalesi hanno occupato la terra di quest'area nel corso degli ultimi decenni. I tribali sono stati privati della loro unica fonte di sostentamento, la terra, e per questo si ribellano alle autorità.

Il Chittagong Hill Tracts (CHT), la regione montuosa di Chittagong, copre il 10% dell'area del Bangladesh. Molto diverse dal resto del Bangladesh per topografia e cultura, le colline di Chittagong ospitano foreste e popolazioni indigene buddiste.

Dopo la divisione dell'India nel 1947, il governo pachistano ha creato delle condizioni sfavorevoli per le minoranze etniche. Nel 1971 il CHT diventa parte del Bangladesh, resosi indipendente dal Pakistan. Il CHT venne trattato come parte periferica del Paese, senza nessun riconoscimento speciale; i tribali sono marginalizzati, oppressi e maltrattati dalla maggioranza della popolazione.

Nel 1972 nasce il movimento nazionalista Jana Sanghati Samiti (Jss). L'anno dopo lo Shanti Bahini ne diventa l'ala armata. Stanchi delle vessazioni, a metà degli anni '80, i tribali si ribellano al governo con vasti disordini nella zona. Nel 1989 il parlamento approva quattro leggi per risolvere il conflitto, ma ad oggi la questione non è risolta.

Un giovane pastore racconta che quando i militari trovano qualche giovane per strada, gli mettono nelle mani un fucile, scattano alcune foto e poi le fanno pubblicare dai giornali dicendo che sono terroristi armati. Preso un individuo povero e del tutto innocente, lo presentano come terrorista e lo torturano.

Ormai non c'è più nessuno che osi protestare e opporsi all'ingiustizia. Chi resiste, viene considerato dall'esercito come un terrorista.

Per riportare la pace il governo dovrebbe smantellare i vari campi militari, allontanare e sistemare altrove i bengalesi, restituendo la terra ai legittimi proprietari aborigeni e impedendo ad altri di venire ad insediarsi nella zona.

Le vittime delle ingiustizie chiedono a governo, istituzioni locali, Ong per i diritti umani e a ogni persona di coscienza di aiutarli a portare in tribunale i colpevoli. "Oggi noi siamo stranieri nella nostra terra. Lottando con il calore, la pioggia, il freddo, gli animali feroci della foresta abbiamo reso coltivabili e fertili terre, che non lo erano e che oggi ci vengono portate via".

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