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    » 27/06/2006, 00.00

    KUWAIT

    Il primo voto delle donne incognita nelle elezioni per il Parlamento del Kuwait



    Prevista una vittoria dei candidati islamici. I candidati dicono di voler combattere la diffusa corruzione del Paese ricco di petrolio.

    Kuwait City (AsiaNews/Agenzie) – Si vota il 29 giugno per il rinnovo del Parlamento del Kuwait. Prevista una vittoria dei partiti islamici, ma c'è l'incognita del voto delle donne. I candidati promettono di combattere la diffusa corruzione.

    Gli esperti prevedono una chiara vittoria dei gruppi islamici, nonostante si oppongano ai diritti delle donne che votano per la prima volta e che sono la maggioranza degli elettori. Ci sono, infatti, 195 mila donne votanti contro 145 mila uomini, pari al 57%.

    "Loro [i candidati islamici] possono aumentare la loro forza in Parlamento – commenta Adel al-Fouzan, capo del liberale Graduates Society - perché sono meglio organizzati degli altri".

    I partiti sono proibiti nello Stato e i candidati debbono registrarsi come indipendenti, ma gruppi islamici e liberali agiscono come partiti di fatto. Peraltro gli stessi islamici sono frazionati in diversi gruppi, che fanno riferimento sia alla maggioranza sunnita che alla minoranza sciita, con complesse alleanze reciproche. Concorrono in 21 dei 25 distretti e si prevede prendano la maggioranza dei 50 seggi in palio.

    Molti candidati hanno vinto elezioni primarie presso le tribù beduine, cosa che garantisce loro il sostegno dell'intera tribù.

    "I candidati islamici sono ben conosciuti – dice Nasser al-Abdali, capo della Kuwait Society for Development and Democracy - e hanno carisma. Hanno ampio sostegno anche tra le donne".

    Una indiretta conferma viene dal fatto che nelle elezioni dell'università del Kuwait gli islamici hanno sempre vinto tutti i seggi da 27 anni e oltre il 70% degli studenti sono donne.

    Molti partiti indicano la priorità di combattere la "dilagante corruzione" e criticano la dinastia Al-Sabah, al potere da 250 anni. Il Governo è anche accusato di avere comprato voti.

    A 19 candidati pro governativi – dice Mussallam al-Barrak, candidato dell'opposizione  – sono stati dati 41 milioni di dollari Usa per comprare i voti, che in alcune zone costano circa 10 mila dollari ciascuno.

    Sono stati distribuiti "in modo illegale" – dice Ahmad al-Saadun, altro politico dell'opposizione – 141 milioni di metri quadrati di terreno statale, per un valore di "sette miliardi di dollari".

    Gli elementi corrotti – spiega Abdullah al-Nibari, candidato liberale – vogliono "ottenere contratti nel settore energetico per 80 miliardi di dollari nei prossimi 15 anni".

    Il Paese ha una popolazione di 2 milioni di abitanti e un reddito annuo previsto di circa 50 miliardi di dollari. Sono previste opere importanti per 210 miliardi di dollari in 20 anni. Ma la corruzione – dicono molti candidati – c'è anche in cose poco importanti.

    Il Paese è stato la prima monarchia della zona a introdurre una costituzione e libere elezioni nel 1962 e la prima a consentire il voto delle donne. (PB)

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