10/05/2012, 00.00
PAKISTAN
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Il ricordo di Faisalabad del vescovo John Joseph, "martire" della legge sulla blasfemia

Cerimonia religiosa a 14 anni dalla morte del presule. è stato un simbolo di pace e giustizia e ha svolto un ruolo profetico per la comunità cristiana.

Faisalabad (AsiaNews) - Il contributo offerto dal vescovo John Joseph nei settori della religione, dei diritti umani, della pace e della convivenza è stato ricordato, a 14 anni dalla sua morte, nella cattedrale di Faisalabad, in un rito che ha visto la presenza di oltre 600 persone: sacerdoti, suore, catechisti, educatori, studenti, operatori sociali, persone impegnate in politica, esponenti delle organizzazioni della società civile, fedeli.

Mons. John Joseph, vescovo di Faisalabad, era una personalità molto impegnata nel campo dei diritti umani e religiosi e lottava da tempo contro il fondamentalismo e l'intolleranza religiosa, soprattutto contro le discriminatorie leggi elettorali e quelle sulla blasfemia. Per dare più forza alla sua lotta e richiamare l'attenzione del mondo su queste ingiustizie, il 6 maggio del '98 si è suicidato all'entrata del tribunale di Sahiwal, dove si celebrava il processo ad Ayub Masih, un cattolico che è stato condannato a morte, accusato di blasfemia.

Sebbene il vescovo si sia suicidato (soffriva da tempo di forte depressione), per molti della comunità cristiana pakistana egli è in realtà un martire della fede.

Nel corso della messa, accanto a preghiere per l'anima del presule, in ricordo di mons. John Joseph ci sono stati discorsi, poesie e canti religiosi. Nell'occasione, tutti i partecipanti si sono impegnati a mantenere la missione del "vescovo martire", con la supervisione di padre Khalid Rashid Asi, vicario generale della diocesi.

"Il vescovo John Joseph - ha detto padre Samuel George - aveva capacità di leadership e di comunicazione e conosceva il modo di motivare e mobilitare la gente. Il suo martirio ci dà la forza e le motivazioni per condurre una vita sulle sue orme e di offrire la nostra vita nel tempo della dura prova e delle sofferenze come un buon pastore per le sue pecore. Nel suo cuore aveva sentimenti profondi per i gruppi poveri ed emarginati ed era sempre pronto a condividere le loro sofferenze".

Ad AsiaNews, padre Khalid Rashid Asi, vicario generale della diocesi dice che "commemorare il 14mo anniversario della morte del vescovo martire è la prova che la gente lo ama ancora come un autentico leader. E' stato un simbolo di pace e giustizia e ha svolto un ruolo profetico per la comunità cristiana. Il vescovo John Joseph era abile nella promozione del dialogo interreligioso e dopo papa Giovanni Paolo II ha introdotto in diocesi l'uso dello stesso termine dialogo interreligioso. Dal suo martirio abbiamo imparato come alzare la nostra voce contro la crudeltà, l'ingiustizia e la violenza".

Il direttore della sezione diocesana della Commissione nazionale giustizia e pace (NCJP), padre Nisar Barkat dice ad AsiaNews: "abbiamo nel cuore il ricordo del vescovo martire per il suo grande contributo per i diritti umani, la costruzione della pace, della coesistenza e dell'armonia. E' ricordato come un costruttore di ponti che ha creato spazi alle diverse comunità per interagire pacificamente tra loro. Si è speso per creare tra popolazioni di origini differenti una base per avere una vita da buoni vicini. Da quando ha costituito, nel 1985, la NCJP al fine di avviare la sua lotta per la giustizia e la pace, siamo ancora determinati a portare avanti la sua missione verso la tutela dei diritti delle minoranze religiose in Pakistan".

"Non era solo un leader religioso - aggiunge Joel Amir Sahotra, un parlamentare cristiano - ma anche un leader sociale e politico. Aveva forte padronanza salda sulle questioni religiose, sociali e politiche, e ha avuto la saggezza di risolvere tutti i problemi". "Il suo sacrificio - aggiunge - ha lasciato un vuoto di leadership all'interno della comunità Cristiana, che non può essere colmata, perché le sue capacità erano ineguagliabili e insuperabili".

Al termine della cerimonia, tutti i partecipanti si sono recati sulla tomba del vescovo: hanno acceso candele e deposto corone di fiori in omaggio al grande leader. Hanno anche elevato preghiere per la solidarietà, il progresso e la prosperità del Paese e il benessere di tutta la popolazione e in particolare delle minoranze religiose.

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