18/06/2018, 12.26
VIETNAM
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Il vescovo emerito di Kontum denuncia la legge su internet. Ondata di arresti e cattolici in piazza

di J.B. An Dang

Mons. Michael Hoàng Đức Oanh si rivolge al presidente Trần Đại Quang chiedendo il rispetto della volontà popolare in nome dell'armonia sociale. In corteo bandiere del Vaticano e striscioni con slogan: “Nessuna terra in concessione ai comunisti cinesi, neanche per un giorno” e “La legge sulla sicurezza informatica uccide la libertà”. Le dimostrazioni della scorsa settimana si sono concluse con migliaia di arresti in tutto il Paese. Il governo minaccia una dura repressione.

Hanoi (AsiaNews) – Mons. Michael Hoàng Đức Oanh, vescovo emerito di Kontum, rivolge al presidente Trần Đại Quang una dura critica per l’approvazione delle nuove restrizioni all’uso di internet. Il prelato richiama il regime al rispetto della volontà popolare e dei diritti dei cittadini, invitando le autorità al rilascio dei manifestanti arrestati nei giorni scorsi. Nel frattempo, nelle maggiori città e province del Paese vi è una massiccia presenza della polizia e migliaia di cattolici (foto) hanno preso parte a manifestazioni pacifiche ad Hà Tĩnh e Vinh (Vietnam centrale). Essi protestano contro la nuova legge sulla sicurezza informatica ed il disegno di legge sulle “unità amministrativo-economiche speciali”, che “svenderebbe la terra alla Cina”.

Mons. Hoàng Đức Oanh ha reso pubblica una lettera datata 16 giugno e indirizzata al presidente vietnamita. Nel documento, il prelato condanna le dichiarazioni di alcuni esponenti del governo ed esorta a moderare i toni, al fine di promuovere l'armonia sociale e rispettare i diritti dei cittadini. Commentando quanto avvenuto negli ultimi giorni, il vescovo afferma: “Lo scopo della nuova legge sulla sicurezza informatica è quello di ingannare le persone; quello del disegno di legge sulle unità amministrative ed economiche speciali è di vendere il Paese alla Cina. Domenica 10 giugno, quando le persone hanno espresso le proprie opinioni contro le due leggi, il governo le ha attaccate in modo barbaro invece di ascoltarle! In seguito, le autorità hanno disposto arresti di massa a Bình Thuận e altrove! I fermi sono ancora in corso”. “Vi esorto, signor presidente, a rilasciare tutti gli arrestati, pubblicare una nuova legge sulle manifestazioni, come prescritto dalla Costituzione, e rispettare la volontà popolare”, conclude il presule.

In un video pubblicato su internet, il vescovo emerito censura anche i sacerdoti che fanno parte dell’Assemblea nazionale. Essi avrebbero votato tutti in favore della nuova normativa sul web. “Questi preti tradiscono la loro fede ad il nostro Paese, per il denaro e il prestigio conferito loro dai comunisti”, dichiara il presule. La legge, che entrerà in vigore il primo gennaio 2019, ha già causato una forte diminuzione del traffico verso i siti cattolici. “Gli utenti devono ridurre le loro attività su internet, per paura di essere processate”, spiega p. Paul Văn Chi, portavoce della Federazione dei mass media cattolici vietnamiti. In un comunicato stampa pubblicato giorni fa, egli denuncia la mancanza di una sufficiente tutela della privacy. "Le disposizioni della legge sulla sicurezza informatica potrebbero rendere più facile per il governo identificare e perseguire le persone per le loro pacifiche attività online", avverte il sacerdote.

P. Joseph Nguyễn, dell'arcidiocesi di Hanoi, teme che d’ora in poi i fedeli debbano fare maggiore affidamento su “Cattolici e la nazione”, rivista finanziata dallo Stato e controllata dal Partito comunista. “Essa sembra essere ricca di contenuti. Ma attenzione, le cose sono sempre state, sono e saranno distorte attraverso il prisma del comunismo. Non siate così ingenui da pensare che i comunisti dispongano finanziamenti affinché i cattolici evangelizzino”, dichiara il sacerdote ad AsiaNews.

Fondata nel 1975 dal governo comunista, come parte del tentativo di creare una Chiesa di Stato, la rivista è diretta da p. Phan Khắc Từ. Egli è membro del Partito e vicepresidente del cosiddetto “Comitato per la solidarietà dei cattolici vietnamiti”, organo nato per dividere la Chiesa dalla Santa Sede. P. Từ vive da decenni con una donna ed è padre di due figli. La Legge canonica proibisce al clero di ricoprire incarichi pubblici, salvo circostanze eccezionali e previa approvazione dalle autorità ecclesiastiche. In una lettera aperta ai leader della Chiesa, molti sacerdoti incluso p. Nguyễn Văn Lý, un dissidente che ha trascorso 15 anni in prigione, ribadiscono che l'adesione al Partito comunista è un atto illecito. Gli autori del documento chiedono dunque ai vescovi un'azione disciplinare contro i preti ritenuti colpevoli.

“Essi non contribuiscono al miglioramento delle condizioni in cui opera la Chiesa – afferma p. Nguyễn – Non hanno mai alzato la voce contro le repressioni e gli espropri forzati”. Inoltre, mentre nel Paese aumentano le violazioni della libertà religiosa, come le aggressioni ai sacerdoti dissidenti, i preti vicini al Partito hanno chiesto “punizioni più severe verso i loro fratelli e sorelle nella fede”. “La loro presenza nel governo mina la credibilità della Chiesa e l’efficacia della sua missione”, conclude il sacerdote.

Intanto, ripresi dalle telecamere della polizia, migliaia di cattolici ieri hanno marciato per le strade delle città pregando il rosario. I manifestanti esponevano bandiere del Vaticano e striscioni che recitavano slogan come “Nessuna terra in concessione ai comunisti cinesi, neanche per un giorno” o “La legge sulla sicurezza informatica uccide la libertà”.

Le violente proteste della scorsa settimana si sono concluse con centinaia di arresti. Mai nella storia del regime comunista vietnamita se ne erano registrate così tante, soprattutto al Sud, dove la repressione del governo è stata maggiore. Negli ultimi giorni, il governo ha promesso di punire i manifestanti, definendoli “estremisti”. Nguyễn thị Kim Ngân, presidente dell'Assemblea nazionale, ha condannato tre giorni fa gli “abusi della democrazia, distorsioni della verità, provocazioni e disordini sociali” loro imputati. I mezzi d’informazione gestiti dallo Stato hanno riportato le minacce dirette e violente del magg. Col. della polizia Trần Anh Huy. Egli ha promesso di “far saltare in aria il cervello” di chiunque osi partecipare a manifestazioni contro la legge sulla sicurezza informatica, approvata lo scorso 12 giugno.

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