24/05/2005, 00.00
COREA DEL SUD
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Immorale e pericolosa per la salute delle donne la clonazione "su misura"

Il mondo etico della Corea del Sud contesta le fasi dell'operazione. Il team del professor Hwang non ha spiegato alle donatrici i rischi correlati alla donazione di ovuli e non ha detto che li avrebbe uccisi.

Seoul (AsiaNews) – Personalità cattoliche e laiche criticano i metodi selvaggi delle clonazioni che stanno avvenendo in Corea puntando il dito sugli aspetti etici e di disinformazione che circondano tali operazioni. In particolare essi contestano la prima clonazione "su misura" di cellule staminali embrionali avvenuta il 19 maggio. L'operazione è stata condotta dal team del professor Hwang Woo-suk, dell'Università nazionale di Seoul, in collaborazione con l'università di Pittsburgh.

Le linee sono state prelevate da embrioni clonati a partire da cellule adulte prelevate da 11 pazienti colpiti da diabete giovanile, lesioni del midollo spinale e immunodeficienza.

Ogni linea cellulare è stata ottenuta trasferendo il materiale genetico prelevato dalla cellula adulta non riproduttiva di un paziente all'interno di ovociti prelevati da donatrici volontarie e privati del loro nucleo. La tecnica - chiamata "trasferimento nucleare di cellule somatiche" - ha permesso di ottenere 11 embrioni fatti sviluppare in laboratorio fino allo stadio di blastocisti, ovvero lo stadio in cui si forma la sacca che contiene le cellule staminali.

Il gruppo del professor Hwang, nel febbraio 2004, aveva ottenuto il primo embrione umano fatto sviluppare fino alla blastocisti. Allora, però, a donare cellule adulte e ovociti erano state donne volontarie sane. Questa volta le cellule adulte da cui sono stati clonati gli embrioni sono state prelevate da 11 donatori, maschi e femmine di età compresa fra 2 e 56 anni (nel caso dei minori il prelievo è stato fatto con il consenso dei genitori).

Gli ovociti utilizzati nella ricerca, 185 in tutto, sono stati donati da 18 volontarie.

Alcune fasi dell'operazione non hanno però un'etica corretta. Secondo molti studiosi di etica laici e cattolici la ricerca – pur avendo dei meriti tecnici – infrange dei canoni riconosciuti di moralità sociale. P. Lee Chang-young, editore del Catholic Times ed ex segretario della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale coreana (Cbck), ha parlato dell'operazione e l'ha definita "moralmente ed eticamente inaccettabile". "Un embrione è un essere umano – ha detto – e noi non dobbiamo divenire complici di una società che uccide i più piccoli per cercare una cura per i più vecchi".

Il professor Koo Young-moo, dell'Università di Ulsan, ha parlato dei problemi etici correlati non alla questione dell'embrione ma a quello delle donatrici. Per Koo, infatti, "Hwang potrebbe affrontare dei problemi, perché alle 18 donatrici non ha parlato dei rischi collegati all'operazione di estrazione degli ovuli e, nell'accordo scritto che le donne hanno firmato, non ha specificato che gli ovuli donati sarebbero stati uccisi". "Lasciatemi immaginare lo scenario peggiore – ha aggiunto - Se una qualunque fra le donatrici dovesse soffrire di sindrome da iperstimolazione delle ovaie, molto pericolosa per la capacità riproduttiva femminile, potrebbe portare Hwang in tribunale. Qui il dottore sarebbe nei guai". (TK)
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