18/09/2006, 00.00
Libano
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In Libano, voci moderate invitano a leggere ciò che veramente ha detto il Papa

L'esortazione del muftì sciita di Tiro ad una lettura "calma e serena" delle parole di Benedetto XVI. Il patriarca Sfeir vede motivazioni politiche nelle reazioni di alcuni ambienti islamici.

Beirut (AsiaNews) - "Cominciamo col leggere ciò che veramente ha detto il Papa". L'approccio di Ali el-Amin, muftì sciita di Tiro alla controversia sul discorso di Benedetto XVI a Regensburg (Ratisbona) indica l'atteggiamento prevalente del Libano multireligioso, nel quale gli stessi Hezbollah si sono, al momento limitati ad esprimere "stupore" per affermazioni che "sono contrarie alla realtà della religione musulmana", mentre il vicepresidente del Consiglio superiore sciita ha esortato al dialogo ed al rifiuto della violenza.

Da parte cristiana, invece, si danno motivazioni politiche delle reazioni del mondo islamico. In tal senso il patriarca maronita, Nasrallah Sfeir, secondo il quale le parole del Papa non sono state capite. "Le critiche hanno motivazioni politiche", ha sostenuto, spiegando che Benedetto XVI "non ha parlato direttamente dell'islam". "Cristiani e musulmani – ha aggiunto – hanno interesse a cooperare, soprattutto in Libano". Nel corso della sua omelia domenicale, mons. Sfeir ha anche ripetute le affermazioni del portavoce vaticano, che "il Papa non ha dato la sua opinione sull'islam, che non era l'oggetto del suo intervento. Egli rispetta l'islam e respinge le giustificazioni religiose della violenza". Il card. Sfeir ha anche rammentato che il Concilio afferma "la stima" con la quale la Chiesa cattolica guarda i musulmani, "che adorano l'unico Dio, vivente, misericordioso ed onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini".  "Se nel corso dei secoli – ha concluso il patriarca – numerosi dissensi e inimicizie cisono stati, il Concilio esorta a dimenticare il passato ed a sforzarsi sinceramente alla mutua comprensione, in modo da proteggere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà".

"Un grande affronto per il Papa" è stato invece qualificato dal mons. Béchara Rai, vescovo di Jbeilm, il fatto che alcuni dignitari religiosi ed uomini politici musulmani abbiano reclamato delle scuse dal Papa. In un'intervista alla Voix du Liban, il vescovo ha posto l'accento sulla necessità di leggere le affermazioni papali e di lasciare le false interpretazioni. "Normalmente – ha sostenuto – davanti ad un problema, bisogna fare riferimento al testo. E' ciò che io ho fatto, leggendo la lezione data dal Papa in una facoltà teologica tedesca. Una conferenza sul rapporto tra la fede e la ragione". "Deploro totalmente tutte le reazioni che vengono da persone che non hanno letto il testo", in quanto "non è più nel campo del razionale, ma dell'emotivo". Ala deplorazione mons. Rai ha unito l'auspicio che le autorità islamiche libanesi "leggano la conferenza ed esprimano la loro opinione sulla questione affrontata dal Papa".

Un invito al dialogo ed al rifiuto della violenza è venuto dal vicepresidente del Consiglio superiore sciita, cheikh Abdel Amir Kabalan, che ha affermato "rispetto per tutti, sia per chi ha ritrattato, sia per chi ha deplorato che per chi si è scusato per l'accusa che ci è stata lanciata". Una ulteriore sottolineatura del rifiuto della violenza è, infine nelle parole di Ali el-Amin, che ha invitato ad una lettura "calma e serena" dell'intervento del Papa. Il muftì sciita di Tiro ha anche esortato ad evitare "reazioni impulsive e irrazionali o un linguaggio di strada".

 

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