12/10/2016, 12.23
INDIA
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India, capo dell’Rss rinnega Modi: difende i “protettori delle vacche” contro i dalit

di Nirmala Carvalho

Il premier indiano aveva preso le distanze dai nazionalisti indù che si ergono a difensori delle vacche picchiando e uccidendo i dalit. Sempre più frequenti le violenze contro chi macella o mangia carne di manzo. Per oltre 80 milioni di abitanti, in maggioranza musulmani e cristiani, le vacche sono il principale mezzo di sostentamento.

Mumbai (AsiaNews) – Mohan Bhagwat, il capo del gruppo paramilitare e ultranazionalista indù Rss [Rashtriya Swayamsewak Sangh], guida ideologica del partito di governo Bjp [Bharatiya Janata Party] capeggiato dal premier Narendra Modi, ha elogiato l’operato dei “protettori delle vacche”, gruppi auto-costituiti di indù che si ergono a difesa dell’animale sacro per la loro religione. Di recente questi gruppi si sono macchiati di numerose aggressioni nei confronti dei dalit, che con una tradizione di centinaia di anni scuoiano gli animali e ne rivendono la pelle. Per questa ragione il premier Modi aveva definito tali gruppi come “elementi anti-sociali”. Ma ieri il capo dell’Rss, intervenendo ad alcuni eventi per la festa di Vijaya Dashami [in cui si celebra la vittoria del bene sul male], ha detto che i gau rakshaks “non possono essere comparati con i criminali comuni perché svolgono un importante servizio, una missione sacra”.

Riferendosi alla “grave provocazione” del premier, che ad agosto aveva detto che “il 70-80% dei ‘protettori delle vacche’ sono implicati in attività anti-sociali e per questo la società non può tollerarli”, Bhagwat ha ribadito che la loro “missione deve continuare e prendere slancio”.

La questione dei “vigilanti delle vacche” è emersa a luglio in Gujarat, quando quattro dalit sono stati pestati in modo brutale con l’accusa di aver scuoiato una vacca. In tutto lo Stato, dove il Bjp corteggia i dalit (che qui sono il 7% della popolazione) in vista delle elezioni del prossimo anno, sono scoppiati violenti disordini che hanno portato alla morte di due persone, tra cui un poliziotto.

Ora nelle strade è ritornata la calma, ma da quell’episodio i dalit sono in sciopero e rifiutano di seppellire gli animali, una mansione degradante e discriminatoria che le caste elevate hanno sempre assegnato loro perché “impuri”.

L’attivista Ram Puniyani, presidente del Center for Study of Society and Secularism di Mumbai, ritiene che incidenti come quello del Gujarat abbiano “scosso la coscienza dei cittadini più sensibili”. Egli ricorda che è proprio l’odio diffuso contro coloro che mangiano la carne di manzo ad aver portato ad un altro grave episodio: quello avvenuto in Uttar Pradesh, dove un uomo musulmano è stato ucciso a bastonate per il solo sospetto di aver consumato la carne.

“Questa intensa atmosfera di odio – continua ad AsiaNews – è sostenuta da Rss e Bjp, che vogliono creare una nazione indù. Questo va contro la Costituzione dell’India e l’etica indiana di pluralismo e diversità. Per secoli l’India è stata un luogo in cui religioni e culture differenti hanno vissuto in pace ed armonia”.

Secondo Puniyani, gli “attacchi contro i valori di diversità e pluralismo sono iniziati da quando il Bjp è al governo centrale. Le questioni identitarie sono un marchio caratteristico delle politiche dei nazionalisti indù, che tentano di dividere la società e polarizzare le comunità lungo linee religiose”.

In India la vacca è considerata emanazione del divino, e quasi tutti gli Stati ne proibiscono la macellazione e la vendita, tra cui Maharashtra, Gujarat, Assam, Bihar, Jharkhand, Madhya Pradesh, Uttar Pradesh, Orissa e Punjab. Molti di questi prevedono multe salatissime per i trasgressori, e a volte anche il carcere. La carne di manzo però fa parte della dieta tradizionale dei cristiani e dei musulmani, minoranze religiose nel Paese, e il bando colpisce in maniera pesante il principale mezzo di sostentamento di queste comunità.

Secondo dati governativi, la carne di vacca viene consumata da circa 80 milioni di abitanti – cioè un indiano ogni 13. I dati rivelano che anche gli indù la consumano, in numero sempre crescente: ad oggi sono più di 12 milioni in tutto il Paese.

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