15/07/2010, 00.00
INDIA
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India, centro mondiale per il traffico di esseri umani

di Santosh Digal
Ogni anno oltre 1,2 milioni di minori vittime del racket della prostituzione. Oltre 100 milioni le persone costrette a lavorare in condizioni di schiavitù. Il turismo sessuale resta la principale fonte di profitto. Fino a 2.500 dollari per una notte con una bambina di pelle chiara. Un miliardo di dollari il valore del giro d’affari nel 2009, il 30% in più rispetto agli anni precedenti.

New Delhi (AsiaNews) –  l’India è il più grande centro al mondo per il traffico di essere umani legato a prostituzione e lavoro coatto. È quanto emerge dal recente Rapporto sul traffico umano del Dipartimento di stato americano. Secondo lo studio ogni anno oltre 1,2 milioni di bambini sono coinvolti nel racket della prostituzione, mentre sarebbero circa 100 milioni le persone costrette a lavorare in condizioni di schiavitù. Il 90% del traffico è interno al Paese e riguarda in modo particolare gli Stati più poveri dell’India come Orissa, Jharkhand, Madhya Pradesh e Chhattisgarh.  

Madhu Chandra, attivista cristiano per i diritti umani e segretario dell’All India Christian Council (Aicc), afferma:“Il traffico di uomini e la discriminazione tra i sessi sta crescendo in India e deve essere sotto controllo. Esso include uomini, donne e bambini, che sono vittime di abusi sessuali, matrimoni forzati, lavoro coatto, espianti di organi, accattonaggio e traffico di droga”. Secondo l’attivista il fenomeno coinvolge soprattutto donne e bambini delle caste più basse o dalit, che  subiscono violenze e discriminazioni nei loro stessi villaggi. 

Il turismo sessuale resta la principale fonte di profitto, con un giro d’affari che nel 2009 ha raggiunto il miliardo di dollari, il 30% in più rispetto agli anni precedenti. Il principale centro per la prostituzione è Mumbai, dove il prezzo per una bambina  tra gli otto e nove anni di pelle chiara è di circa 2.500 dollari a notte, mentre un bambino dalla pelle scura è venduto per circa 2.000 dollari. I trafficanti negano alle vittime cibo e acqua, se non eseguono tutte le richieste del cliente.  

P. Gregory Monterio, sacerdote e operatore sociale di Calcutta, dice che queste violazioni dei diritti umani mostrano che l’India è un Paese fragile. “La società civile e le autorità – afferma – deve porsi delle domande e rispondere in modo adeguato a questo problema”.

 

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