20/05/2006, 00.00
India
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India, il governatore del Rajasthan non firma il Decreto anti-conversione

di Nirmala Carvalho

"Gioia e gratitudine" da parte delle minoranze religiose dello Stato. Nazionalisti indù: "Firmare il decreto era un suo obbligo: questo è un insulto alla democrazia".

Jaipur (AsiaNews) – Le minoranze religiose del Rajasthan esprimono "gratitudine e gioia" per la scelta di Pratibha Patil, governatore dello Stato occidentale del Rajasthan, che ieri, 19 maggio, ha rigettato il Decreto sulla libertà religiosa approvato a marzo dal Parlamento statale contro il quale si erano espressi esponenti cristiani e musulmani. L'arcivescovo Stanislaus Fernandes, segretario generale della Conferenza episcopale indiana, ha "dato un caldo benvenuto" alla decisione. "Il decreto – ha detto il presule – era contro i diritti umani e civili di tutta la popolazione che sono scritti nella Costituzione indiana".

La proposta di legge, approvata dai parlamentari statali il 26 marzo scorso, aveva vinto una forte opposizione da parte di rappresentanti delle minoranze e attivisti per i diritti umani. Secondo il testo presentato, il Rajasthan Dharma Swatantrik Vidhayak [Legge per la libertà religiosa del Rajasthan ndr] permetteva alle autorità "l'uso di ogni mezzo per impedire le conversioni" e prevedeva una pena che va dai due ai cinque anni di reclusione per i colpevoli.

Leggi simili sono già in vigore nell'Orissa, nel Madhya Pradesh, nel Gujarat e nel Tamil Nadu: in quest'ultimo Stato il decreto è stato annullato da un'ordinanza statale, che viene però ignorata in maniera deliberata dalle autorità locali.

La decisione è stata invece male accolta dagli esponenti del Bharatiya Janata Party [Bjp, il più grande partito politico indiano, di impronta nazionalista-fondamentalista, al potere nello Stato ndr]. "Promulgare una legge passata in Parlamento – dice Ghanshyam Tiwari, guardasigilli statale - era un obbligo costituzionale del governatore". Secondo il Vishwa Hindu Parishad [Vhp, Consiglio mondiale indù ndr] la scelta della Patil è invece "un insulto alla democrazia".

Diversa la reazione dei gruppi di minoranza della zona. "Siamo felici che il governatore abbia scelto in questo senso – dice un rappresentante dell'Alleanza cristiana – perché una legge del genere, qui, è inutile. Nessuno effettua conversioni, tanto meno forzate". Per Salim Engineer, presidente della Jamat-e Islami del Rajasthan, "questa era l'unica decisione da prendere nei confronti di una legge scritta con l'unico scopo di vessare le minoranze".

In una lettera alla signora Patil, John Dayal – presidente dell'All India Catholic Union – esprime "gratitudine per il modo in cui sono stati usati i poteri costituzionali, tesi a proteggere i diritti fondamentali dei cittadini indiani".

"Mi appello a lei – scrive l'attivista – affinché decisioni di questo genere siano il più comuni possibili, nel Paese, dove si cerca di portare avanti leggi di questo tipo anche in altri Stati. Noi ci opporremo sempre, in pubblico e nelle aule di tribunale, per evitare che ciò accada".

Nel Rajasthan i cristiani rappresentano lo 0,11 % della popolazione, i musulmani l'8 % e gli indù l'89 %.

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