08/10/2015, 00.00
INDIA
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India, linciato per la carne di vacca: la condanna degli intellettuali, mentre Modi rilancia l’Hindutva

La scrittrice Nayantara Sahgal e il poeta Ashok Vajpeyi restituiscono il prestigioso premio Sahitya Akademi. Il presidente indiano e il ministro dell’Interno difendono “l’armonia, la tolleranza e il pluralismo” in India. Politici del Bharatiya Janata Party invece fanno dichiarazioni fomentando l’odio razziale. Il premier Modi pensa di inasprire i controlli sulle esportazione della carne bovina. Il fallimento dei partiti d’opposizione, in particolare del Congress, incapaci di frenare le violenze settarie nel Paese.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – La famosa scrittrice Nayantara Sahgal (a destra nella foto), nipote del primo premier indiano Jawaharlal Nehru, restituisce il prestigioso premio letterario Sahitya Akademi. Sulla scia del suo gesto, anche il poeta Ashok Vajpeyi (a sinistra nella foto) restituisce il proprio. Il presidente indiano Pranab Mukherjee dichiara che “i valori cardine di tolleranza, diversità e pluralismo non devono essere rovinati”. Il ministro dell’Interno dell’Unione annuncia pesanti sanzioni “per coloro che distruggono l’armonia tra le comunità nel Paese”. Sono le reazioni di intellettuali e politici di spicco al caso di violenza di Dadri, dove un uomo musulmano sospettato di mangiare carne di vacca è stato linciato da una folla di fondamentalisti indù. Di fronte a queste iniziative pubbliche, il premier Narendra Modi è rimasto in silenzio. Anzi, ha rilanciato le politiche dell’Hindutva pensando di inasprire i controlli portuali sulle esportazioni di carne di vacca, per cui l’India è leader mondiale. Analisti sottolineano il “fallimento” generale dei partiti politici indiani, incapaci di reagire di fronte al crescente estremismo politico che ha come base il “discorso dell’odio”.

Continua a far discutere l’omicidio dell’uomo musulmano linciato nell’Uttar Pradesh per il sospetto di aver macellato e consumato carne bovina. La scrittrice Sahgal ha deciso di restituire l’ambito riconoscimento letterario vinto nel 1986 come forma di protesta per il “feroce attacco alla cultura della diversità e del dibattito in India, alla libertà di espressione, pensiero, credo, religione e fede”. Con una dichiarazione intitolata “The Unmaking of India” [in palese contrasto con lo slogan “Make in India” con cui Modi ha rilanciato la produzione economica – ndr], la donna ha dichiarato che “chiunque sollevi dubbi sulla preoccupante e pericolosa distorsione dell’induismo, nota a tutti con il termine Hindutva – nella sfera intellettuale o artistica, o in quella delle abitudini alimentari e dello stile di vita – viene emarginato, perseguitato o assassinato”. “In tutti questi casi – continua – la giustizia si trascina per le lunghe. E il primo ministro rimane in silenzio su questo regno del terrore. Dobbiamo presumere che egli non abbia il coraggio di distaccarsi dal malfattori che sostengono la sua ideologia”. In una successiva intervista ha spiegato: “La situazione attuale del Paese è davvero penosa. L’ideologia dell’Hindutva sta rovinando il nome dell’induismo e io, in quanto indù, sono molto ferita. C’è un clima di intolleranza crescente e molti vivono nella paura”.

Da parte sua, il poeta Ashok afferma: “Narendra Modi rimane calmo. Egli è molto loquace quando parla di fronte a migliaia di persone, ma non quando si tratta di intervenire per gli scrittori che vengono uccisi, su persone innocenti assassinate e ministri del governo che fanno dichiarazioni sgradevoli. Perché in quel caso non li zittisce?”. Il riferimento è al ministro del Turismo Mahesh Sharma, che a poche ore dal linciaggio ha visitato a famiglia della vittima e poi ha dichiarato che “il caso deve essere considerato un incidente, senza connotazione di violenza etnico-religiosa. Nella casa poi c’era una ragazza [la figlia minore, mentre un figlio si trova in ospedale in coma e il terzo si è salvato perché non era in casa – ndr], e nessuno l’ha toccata”. Allo stesso modo altri due membri del Bjp hanno accusato il governo statale di “voler soddisfare le minoranze con l’arresto di persone innocenti, incastrate senza motivo. Gli indù sono capaci di rispondere a tono a tale ingiustizia”.

A differenza della velocità con cui i politici nazionalisti indù sono intervenuti sull’episodio, alcuni analisti sottolineano l’inefficacia e il “fallimento” degli altri partiti, in particolare del Congress. Rahul Gandhi, il vice-presidente, si è presentato sulla scena del delitto con quasi una settimana di ritardo. “È come se questa politica ingenua e adolescenziale – scrive un corrispondente della Bbc – avesse abdicato dalla sua responsabilità di puntellare il sostegno bipartisan al laicismo contro il veleno del settarismo, e abbia lasciato le persone a difendersi da sole”.

Quanto avvenuto a Dadri riaccende anche il dibattito politico sul bando della carne di mucca, già stabilito dagli Stati del Maharashtra e di Jharkhand a guida del Bjp (Bharatiya Janata Party, nazionalista indù, di cui Modi è leader), dove qualche settimana fa estremisti indù hanno minacciato nuovi attacchi se il bando non verrà applicato in modo puntuale, anche se questo mette in pericolo uno dei principali mezzi di sostentamento di cristiani e musulmani. In tutta risposta il governo di Modi, invece di intervenire sulle violenze politiche, ha deciso di inasprire i controlli portuali sulle esportazioni della carne. Si prevede di creare dei laboratori per effettuare test igienici e prevenire le esportazioni illegali.

Nonostante l’induismo condanni la macellazione delle vacche, l’India è il maggior esportatore della carne bovina, in particolare dei bufali. Entro la fine del 2015 venderà all’estero 2,4 milioni di tonnellate di manzo, superando i 2 milioni di tonnellate del Brasile. Nel Paese dell’Asia meridionale esistono circa 1.700 mattatoi, soprattutto in Uttar Pradesh e Maharashtra.

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