04/05/2020, 14.50
ASIA
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Iniziativa globale per il vaccino: aderiscono Giappone e Arabia Saudita

Lanciata dalla Ue, punta a raccogliere 7,5 miliardi di euro per sviluppare, produrre e distribuire il farmaco. Finora ogni Paese ha sovvenzionato progetti di ricerca nazionali. La corsa alla cura tra Cina e Stati Uniti ha acquistato una dimensione geopolitica. L’invito di papa Francesco a uno sforzo comune tra tutte le nazioni.

Hong Kong (AsiaNews) – Giappone e Arabia Saudita sono i Paesi asiatici che al momento hanno aderito al piano globale per sviluppare un vaccino contro il coronavirus. L’iniziativa è stata lanciata oggi dall’Unione europea e prevede di raccogliere 7,5 miliardi di euro. La somma sarà utilizzata anche per produrre il farmaco e distribuirlo in ogni parte del mondo a costi accessibili.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) contribuirà allo sforzo comune, insieme al G20, l’Unione africana, la Banca mondiale e l’Asia-Pacific Economic Cooperation. Ciò rende difficile un sostegno diretto da parte dell’amministrazione Trump, secondo cui l’Oms è stata complice della Cina nel nascondere la diffusione dell’epidemia lo scorso dicembre.

Washington, come Pechino, tende a muoversi da sola. La Biomedical Advanced Research and Development Authority, l’agenzia Usa che finanzia lo sviluppo di tecnologie per contrastare le malattie infettive, ha stanziato un miliardo di dollari per trovare il vaccino. L’Accademia statunitense di medicina ha preso però le distanze dal governo Usa, e si è detta pronta a finanziare l’iniziativa multilaterale sponsorizzata dalla Ue.

La compagnia cinese Sinovac Biotech sta già testando un vaccino sull’uomo. Essa ha ottenuto un prestito di 60 milioni di yuan (7,8 milioni di euro) a tassi agevolati dalla Banca centrale. Il governo gli ha messo a disposizione anche terreni per costruire un impianto capace di produrre 100 milioni di dosi all’anno.

Fino ad oggi, ogni Paese ha sovvenzionato progetti di ricerca nazionali. Ad esempio, quella tra Stati Uniti e Cina è diventata una vera e propria corsa alla scoperta della cura, parte del conflitto geopolitico che li vede scontrarsi a livello militare, commerciale e tecnologico. Per  molti osservatori, però, l’assenza di un progetto globale sta portando i singoli Stati, le organizzazioni benefiche e le industrie farmaceutiche a spendere miliardi di dollari in studi che hanno scarse probabilità di successo.

Secondo i dati storici, solo il 6% dei vaccini testati viene poi messo sul mercato. Sono processi lunghi, che durano anni, diversamente da quanto sta accadendo in questo momento di frenesia.

Su questo punto si è espresso anche papa Francesco, che ieri ha invitato alla collaborazione internazionale per trovare soluzioni comuni: “È importante mettere insieme le capacità scientifiche, in modo trasparente e disinteressato, per trovare vaccini e trattamenti e garantire l’accesso universale alle tecnologie essenziali che permettano ad ogni persona contagiata, in ogni parte del mondo, di ricevere le necessarie cure sanitarie”.

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