19/10/2016, 10.52
IRAQ
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Irakeni anti-Isis marchiati e giustiziati a Mosul

Per esprimere la loro opposizione, alcuni abitanti di Mosul scrivono sui muri la parola “M”, (“Muqawamah”, resistenza). Chi viene scoperto, è subito condannato a morte senza processo. I miliziani che fuggono dalla città assediata, vengono istradati a Raqqa e Deir Ez Zor in Siria, grazie alla protezione dell’esercito turco in Iraq. La nuova carta geografica della Turchia ingloba la Siria del Nord, Mosul, Erbil, Kirkuk e una parte dell’Armenia. Dall’Arabia saudita e dal Qatar un hashtag: “Mosul viene annientata”. L’hashtag del governo irakeno: “Mosul viene liberata”.

Mosul (AsiaNews) – All’inizio dell’apparizione di Isis (o Daesh) in Siria e Iraq è apparsa la lettera “N”  (iniziale della parola araba “Nasrani”, nazareno) con cui venivano segnate le case dei cristiani da sterminare o convertire con la forza. In questi giorni, con l’inizio della riconquista di Mosul da parte dell’esercito irakeno, sui muri e sulle case della città è apparsa un’altra lettera dell’alfabeto arabo, la “M” da “Muqawamah”, resistenza (foto 2). Si tratta del modo in cui la popolazione della città, da due anni sotto il dominio del califfato, esprime il suo desiderio di essere liberata.

La notizia è confermata da un sito di Daesh a Mosul, “Arab 21”, che riporta i nomi di irakeni colti in flagrante mentre scrivevano la lettera “M” sui muri. Per questo motivo sono stati condannati seduta stante e in loco, senza nemmeno la sentenza di un tribunale della sharia. I nomi citati dal sito sono: Yakzan Giuri, Baker Kassem, Hatem Ahmed, Ziyad Mohamed, Karam Zukayret, Mohamed Zukayret, Omar Yunes, Mohamed Hamed, Abdel Rahman Hamadi, Mohamed Imad ed Omar Hazem.

Gli abitanti di Mosul hanno promesso in segreto che in futuro, una volta liberata la città dallo Stato islamico, costruiranno un monumento in loro onore, proclamandoli eroi nazionali.

In un video diffuso da Daesh in Iraq, si vedono i cadaveri delle persone condannate con la fronte dipinta di nero per simboleggiare la loro appartenenza alle “forze delle tenebre” anti-islamiche. Ed è proprio in fronte che vengono colpiti condannandoli a morte (foto 1 e 3). Nel video si sente il boia che grida in arabo la loro condanna: “Siete usciti fuori dalla vostra religione con una sola lettera, avete venduto la vostra fede per un vile mondo cosi che in una volta sola avete perso sia la religione che il mondo”.

Secondo fonti locali contattate da AsiaNews, fra i semplici combattenti di Daesh si respira un nervosismo crescente, anche se i loro capi continuano ad agire con fredda calma e sicurezza. La paura è cresciuta ieri con l’arrivo di molti combattenti fuggiti da Hamadaniyah, nella parte est di Mosul, passata sotto il controllo dell’esercito irakeno. Da due giorni infatti la bandiera irakena sventola sul Palazzo del governo locale. La Tv irachena Al Sumariya ha riportato che Daesh è ormai in fuga da Hamadaniya e che ha lasciato sul campo 25 morti.

A Mosul, le fonti di AsiaNews mormorano che i combattenti di Daesh, incalzati dai soldati dell’esercito regolare, fuggiranno nella direzione di Raqqa e di Deir Ez Zor in Siria, con il beneplacito di molti Paesi coinvolti. In particolare, il passaggio dei miliziani di Daesh non potrebbe avvenire se non transitando per zone controllate dall’esercito turco in Iraq. Ciò sembrerebbe confermare una complicità fra la Turchia e lo Stato islamico.

Alcuni giorni fa il presidente Recep Tayyip Erdogan, parlando all’università di Riza, nell’estremo nordest della Turchia, ha detto: “Noi non ci ritireremo dal territorio iracheno fino a quando non sarà definita la sorte di Mosul”. Erdogan e gli alti responsabili turchi nutrono sogni neo-ottomani e programmano future annessioni territoriali per inglobare la Siria del Nord, il nord dell’Iraq con Mosul, Erbil e Kirkuk, e una parte dell’Armenia. Su Twitter girano immagini della nuova carta geografica della Turchia, che ingloba questi nuovi territori (v. foto 4).

Sul fronte degli alleati della Turchia, che pescano nel torbido di Daesh, va segnalato che in Arabia saudita e Qatar hanno lanciato una nuova guerra mediatica diffondendo un hashtag dal titolo “Mosul viene annientata”. Il governo irakeno ha subito risposto con un altro hashtag: “Mosul viene liberata”. (PB)

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