15/05/2006, 00.00
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Iran: abito "nazionale" obbligatorio, divieto di fumare, donne fuori degli stadi

di Dariush Mirzai

Mullah e designer in Parlamento per disegnare il vestito iraniano, che sarà obbligatorio per gli uomini, come lo è già quello delle donne. Divieto di fumo anche in automobile e niente donne allo stadio, perché gli ayatollah hanno bloccato la concessione di Ahmadinejad.

Teheran (AsiaNews) - Tra poco, in Iran, sarà obbligatorio vestirsi con un "costume nazionale" da scegliere in un catalogo ufficiale e sarà vietato fumare anche nella propria macchina. E, in un Paese nel quale ad essere al potere sembrano personaggi di Kafka e il Tartuffe di Molière, gli stadi rimarranno vietati alle donne, nonostante le promesse d'Ahmadinejad, perché gli ayatollah hanno deciso così.

L'Iran, però, non è uno Stato di diritto; perciò non è detto che le leggi sul fumo e sui vestiti obbligatori, pure votate dal Parlamento negli ultimi giorni, saranno necessariamente applicate. Insciallah. Relativizzate dall'alto (dai mullah) e dal basso (dalla popolazione), le leggi in Iran non hanno un valore assoluto. "Per fortuna!", dice la gente, ignorando che proprio l'assenza di regole chiare e la possibilità di avere "eccezioni" personali costituiscono spesso una garanzia di longevità per i regimi arbitrari... e una fonte di bustarelle per le forze dell'ordine.

Per salvare la moralità e l'identità nazionale, il Parlamento iraniano lavora da qualche tempo con mullah e designer per definire una collezione di vestiti nazionali comuni (e obbligatori). Il 14 maggio, i deputati hanno adottato il progetto di legge. In un Paese nel quale le minoranze nazionali sono il circa 50 % della popolazione, questa norma potrebbe corrispondere ad un attacco non solo contro la globalizzazione, ma pure contro la diversità culturale interna. Per rendere concreto questo farsesco progetto islamo-maoista, il regime ha visibilmente capito che la sharia o le leggi statali non bastano: il Ministero del commercio prevede di imporre tassi altissimi ai vestiti importati e di costringere le banche (quasi tutte statali) a concedere crediti ai produttori iraniani si abiti. Buona notizia per le donne: non saranno più le sole a dover portare vestiti islamici, pure i maschi saranno costretti a portare qualcosa nello stile Pachistano (… magari perché è una potenza nucleare!). Lo saranno, se l'Iran fosse uno Stato di diritto. Per il momento, a Teheran, le donne continuano a camminare "imperfettamente velate", coraggiosamente, con rischi piccoli, ma veri. E gli uomini a portare jeans & t-shirt. Solo i pantaloni corti sono vietati… per questo nessuna donna può andare allo stadio, per vedere le partite di calcio.

Quanto alla proibizione totale del fumo negli spazi pubblici, incluse le macchine private, dove il velo islamico è obbligatorio (e che secondo le leggi iraniane non fanno parte della sfera privata), è una battaglia che il ministro della Sanità Kamran Baqeri-Lankarani, un medico, combatte da un anno. Le multe saranno importanti (10 Euro almeno la prima volta, poi 1000 Euro), se la legge votata il 9 maggio dal Parlamento non sarà bloccata dal "Consiglio dei Guardiani" o dalla Guida Suprema, e se la polizia accetta di applicarla a tutti. Ironia crudele: a Teheran, muoiono ogni anno approssimativamente cinquemila persone a causa dell'inquinamento dell'aria, prodotto da automobili senza marmitta catalitica, che consumano 18 litri di benzina per 100 km, al prezzo di 7 centesimi d'Euro il litro (sovvenzionato dallo Stato). Ma ci sono delle cose tabù nel Paese dove il petrolio, dono divino, costa meno dell'acqua potabile.

Questo indurimento del divieto di fumare estende in un certo senso il Ramadan agli altri undici mesi dell'anno e non riguarda le donne – a loro, fumare in pubblico è già vietato da 27 anni. Come l'accesso agli stadi di calcio. Due settimane dopo l'annuncio d'Ahmadinejad che alcune donne sarebbero state autorizzate ad assistere alle partite di calcio, in reparti speciali, il potere "spirituale" iraniano ha bloccato quest'apertura. Alcuni "Grandi Ayatollah" e pensatori estremisti come l'ayatollah Mezbah-Yazdi avevano immediatamente espresso opposizione alla popolare misura proposta dal Presidente populista. La Guida suprema Khamenei chiede adesso al Presidente di non applicare questa misura. Ahmadinejad prende così due piccioni con una fava: cresce la sua popolarità di "centrista" e si salva la moralità.

 

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