19/03/2020, 08.54
IRAN
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Iran: per il Nowruz Khamenei pronto a perdonare 10mila prigionieri, anche politici

La guida suprema cancellerà la pena e non dovranno più tornare in carcere. Portavoce magistratura: il provvedimento riguarda anche “metà” delle persone in cella “per reati legati alla sicurezza”. Nelle prigioni del Paese vi sono oltre 189mila persone. Altri tre detenuti aderiscono allo sciopero della fame lanciato da Nasrin Sotoudeh.

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Domani 20 marzo, in concomitanza con il nuovo anno in Iran (il Nowruz), la guida suprema ayatollah Ali Khamenei libererà 10mila prigionieri, cancellando la pena che stanno scontando nelle carceri del Paese. Fra questi, vi sarebbero anche diversi prigionieri politici. Ad annunciarlo è il portavoce della magistratura Gholamhossein Esmaili, secondo cui “quanti riceveranno il perdono non torneranno in prigione […] circa la metà di quelli in cella per reati legati alla sicurezza, saranno anch’essi perdonati”. 

Nei giorni scorsi la Repubblica islamica ha rilasciato in via temporanea 85mila detenuti, per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus nelle carceri. L’epidemia di Covid-19 continua ad allargarsi, mietendo nuove vittime: il bilancio aggiornato parla di oltre 17mila contagi e 1135 vittime, mentre le persone guarite sono più di 4mila. 

“Una gran parte dei prigionieri - prosegue Esmaili - che sono stati liberati in via temporanea, non faranno più ritorno in prigione dopo la grazia concessa [da Khamenei]”. L’elemento senza precedenti, aggiunge, “è che il perdono include pure prigionieri per reati legati alla sicurezza con meno di cinque anni di prigione da scontare”. Egli non ha specificato se vi è anche la britannica di origini iraniane Nazanin Zaghari-Ratcliffe, rilasciata nei giorni scorsi per due settimane. 

Nelle carceri della Repubblica islamica vi sarebbero oltre 189mila persone, secondo un bilancio tracciato lo scorso gennaio dal rappresentante speciale Onu per i diritti umani in Iran. Fra questi vi sarebbero anche centinaia arrestati durante le proteste di piazza di novembre per il caro carburante. 

Nel recente passato i Guardiani della rivoluzione (Pasdaran) hanno arrestato decine di persone con doppio passaporto, iraniano e straniero: fra questi vi sono cittadini di Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Francia, Svezia, Olanda e Libano. Teheran nega che vi siano questioni politiche dietro al fermo, accusando la gran parte di essi di spionaggio.

Intanto almeno tre detenuti politici della prigione di Evin, a Teheran, si sono uniti allo sciopero della fame promosso dall’avvocatessa e attivista pro diritti umani Nasrin Sotoudeh per chiedere “libertà per tutti i detenuti politici”. Il marito Reza Khandan sottolinea che la donna è consapevole dei rischi che corre, in un momento di grave pericolo a causa dell’epidemia mentre nelle prigioni mancano medicine e attrezzature sanitarie atte a contrastarne la diffusione. 

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