05/12/2019, 08.51
IRAN
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Rouhani: liberare gli ‘innocenti’ arrestati durante le proteste per il caro-carburante

Il presidente iraniano auspica il rilascio di quanti hanno dimostrato in modo pacifico e disarmati. Egli invoca la “clemenza religiosa e islamica”. Attivisti parlano di 208 vittime, ma secondo alcuni i morti sarebbero circa 400. Almeno 200mila le persone coinvolte, 7mila gli arrestati ma non vi sono conferme indipendenti. 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha invocato il rilascio dei manifestanti “innocenti” (perché pacifici e disarmati), arrestati nelle scorse settimane nel contesto delle proteste di piazza contro l’aumento del carburante. “Andrebbe mostrata - ha affermato ieri in un intervento tv - la clemenza religiosa e islamica per le persone innocenti, che hanno manifestato contro l’aumento del greggio disarmati… [essi] andrebbero rilasciati”.

Le proteste sono divampate il 15 novembre scorso, in seguito alla decisione inaspettata del governo di razionare il petrolio e di togliere i sussidi, innescando una impennata fino al 200%. Dietro gli aumenti, la scelta del presidente Usa Donald Trump nel maggio 2018 di ritirarsi dall’accordo nucleare (Jcpoa) del 2015 e introdurre le più dure sanzioni della storia, che hanno colpito la popolazione innescando una gravissima crisi economica.

Le autorità sono intervenute con forza per reprimere il malcontento, oscurando per oltre una settimana internet e social per impedire la circolazione di immagini e filmati che testimoniassero le violenze. Secondo l’ultimo bilancio diffuso da Amnesty International, il numero delle vittime sarebbe di almeno 208 ma il numero potrebbe essere di gran lunga maggiore. Altri gruppi e fonti interne alla Repubblica islamica, dietro anonimato, parlano di circa 400 morti. 

Sulle stime, il portavoce della magistratura iraniana Gholamhossein Esmaili parla di “assolute bugie” propagandate da “gruppi ostili”. Il 3 dicembre scorso lo stesso presidente Hassan Rouhani aveva ordinato alla commissione di inchiesta di indagare possibili casi di abusi verso i civili nella repressione delle proteste e di procedere con risarcimenti alle vittime di danni personali o materiali. 

Attivisti e ong accusano le autorità di aver coperto in modo deliberato la reale portata della repressione delle manifestazioni, che hanno toccato almeno 100 diverse località. Il ministro iraniano degli Interni Abdolreza Rahmani Fazli parla di 200mila persone coinvolte nelle proteste, almeno 731 banche, 70 stazioni di carburante e 140 uffici governativi danneggiati o dati alle fiamme. Anche 50 basi e centri per la sicurezza sarebbero stati oggetto di attacchi.

Hossein Naqavi-Hosseini, membro della commissione parlamentare per la sicurezza, ha riferito di circa 7mila arresti legati alle manifestazioni. Stime ridimensionate dal capo della magistratura, il quale aggiunge che la maggioranza delle persone arrestate “durante le rivolte” sarebbero già state rilasciate e restano “solo” 300 persone ancora sotto custodia e oggetto di indagine.

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