26/07/2010, 00.00
NEPAL – IRAQ

Iraq: Il Comando militare Usa rimpatria oltre 30mila migranti nepalesi

Kalpit Parajuli
I lavoratori avranno 20 giorni di tempo per fare ritorno in Patria. L’ordine riguarda per ora i Paesi che vietano l’espatrio verso l’Iraq, come il Nepal. Esso ha il fine di limitare il traffico illegale di uomini tra Asia del Sud e Paesi del Medio oriente.

Kathmandu (AsiaNews) – Il Comando centrale degli Stati Uniti a Bagdad ha ordinato il rimpatrio entro 20 giorni dei lavoratori migranti provenienti da Paesi che vietano l’espatrio verso l’Iraq. Tra questi sono oltre 30mila i lavoratori migranti nepalesi impiegati nelle basi Usa che dovranno fare ritorno in patria. La decisione ha il fine di limitare il traffico illegale di uomini tra Asia del Sud e Paesi del Medio oriente.  

Il governo del Nepal ha vietato l’emigrazione verso l’Iraq, dopo la morte nel 2004 dei 12 lavoratori di origine nepalese uccisi dagli estremisti islamici, che ha scatenato una serie di rappresaglie contro la popolazione musulmana residente in Nepal. Nonostante il divieto e i rischi, in questi anni migliaia di persone hanno abbandonato il Paese per recarsi in Iraq. Qui lavorano come inservienti oppure vengono assoldati come operatori di sicurezza dalle compagnie straniere. Secondo la polizia nepalese, ciascun migrante paga fino a 3mila euro ai trafficanti di uomini per poter espatriare.    

In questi giorni, i migranti nepalesi hanno istituito un comitato per fare pressioni sul governo di Kathmandu. Deuman Tamang, lavoratore impiegato in uno dei campi militari americani, afferma: “Abbiamo parlato con l’ufficio del Primo ministro, con quello del Ministero degli affari esteri e con il Ministero del lavoro per chiedere di legalizzare la nostra posizione qui in Iraq, ma non abbiamo avuto ancora una risposta”. Tamang dice che se il governo non toglierà il divieto, i migranti perderanno il lavoro e sarà impossibile per loro inviare soldi in patria con un grave danno per l’economia. Le rimesse dei lavoratori all’estero rappresentano circa il 40% del bilancio statale del Nepal.

Mohamad Aftaf Alam, ministro nepalese del lavoro, dice ad AsiaNews: "Al momento stiamo avendo una discussione su questo tema e pensiamo che se vi saranno le condizioni di sicurezza potremmo levare il divieto”. Secondo il ministro, il vero problema è il continuo traffico di nepalesi attraverso l’India, in aumento a causa della crisi politica ed economica che ha investito il Paese. Da oltre un mese si attende la nomina di un Primo ministro, dopo le dimissioni dell’ex premier Madhav Kumar Nepal, e i contrasti interni tra i partiti non fanno sperare a una rapida soluzione.   

 

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