16/09/2005, 00.00
Islam
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Islam e cristianesimo: incontro-scontro, ma anche conversione

di Samir Khalil Samir

Per salvare l'islam dal fondamentalismo occorre che esso si incontri con l'occidente cristiano, capace di vivere la fede nella modernità. Senza escludere la possibilità che un musulmano si converta alla fede cristiana. Ultima parte (la quarta) della serie "Islam e Occidente" a cura di p. Samir Khalil Samir, gesuita egiziano, docente di storia della cultura araba e di islamologia all'università St Joseph di Beirut.

Beirut (AsiaNews) - Pochi giorni fa abbiamo ricordato l'attacco delle Torri Gemelle a New York, avvenuto l'11 settembre 2001. Per molti, questo tragico avvenimento segna l'emergere di un conflitto fra civiltà, fra Islam e occidente, fra Islam e cristianesimo.

La guerra delle civiltà

Esiste una guerra di civiltà? È in atto una guerra dell'Islam contro il cristianesimo?

Da quando Samuel Huntington ha scritto il suo libro ("Il conflitto delle civilizzazioni"), sembra che si può essere solo pro o contro lo scontro di civiltà. È chiaro che il mondo occidentale è una civiltà; il mondo islamico è anche una civiltà. Io dico che uno scontro fra civiltà è sempre esistito.

Il punto è che nel mondo terrorista, la parola "scontro" è divenuta sinonimo di "guerra".

I fondamentalisti musulmani definiscono gli occidentali "crociati". Questa parola viene dall'uso che se ne fa in Arabia Saudita, dove "occidentale" e "crociato" sono sinonimi.  Fino a 15 anni fa questi termini erano usati solo là. Il fondamentalismo islamico presenta lo scontro fra civiltà come uno scontro religioso: islam contro i cristiani.

Ma possiamo definire l'occidente come "cristiano"? Non credo. Anzitutto perché lo stesso occidente rifiuta di definirsi tale. Esso è frutto del cristianesimo, ma attualmente la società occidentale prende le distanze da esso.

Per questo la risposta dell'occidente non può definirsi come una guerra del cristianesimo contro l'Islam. Ma la risposta dell'occidente non può essere nemmeno una guerra contro l'Islam. Occorre far guerra al terrorismo, al fondamentalismo islamico, ma non contro l'Islam. In alcuni gruppi italiani e americani vedo la tendenza a voler assimilare troppo facilmente l'Islam come un'anti-civiltà cristiana, e questo è sbagliato.

L'incontro e lo scontro

Occorre invece potenziare uno scontro, un confronto, un dibattito, una critica verso l'Islam.

Per me c'è uno scontro, come c'è scontro fra tutte le culture: islamica, cinese, indiana… Ma questo scontro può anche trasformarsi in un incontro, in un arricchimento reciproco. Nella storia le civiltà si sono sempre incontrate e scontrate. Vi sono sempre stati e gli uni e gli altri. Questo non è tragico: tutti i gruppi quando si incontrano prendono qualcosa  e rigettano qualcosa d'altro.

Il rapporto, l'incontro-scontro va fatto in verità e chiarezza. Non si può non dire che nell'islam c'è un seme di violenza nel Corano, accanto a un seme di pace. E va pure detto a chiare lettere che i semi di violenza sono stati più coltivati di quelli di pace. Purtroppo alcuni intellettuali cattolici, per "rispetto" all'Islam, nascondono questo elemento e non fanno un servizio né all'Islam, né alla verità.

Qualcuno dirà: ma anche nei cristiani vi sono semi di violenza. È vero, ma la violenza espressa dai cristiani, non è teorizzata nel Vangelo. Nell'Islam invece è proprio il libro fondatore della religione che presenta questi semi.

Per purificare il messaggio del Corano, i musulmani dovrebbero distinguere fra il nucleo originario del libro (della Mecca) e quello seguente (di Medina). Ma per fare questo – come abbiamo già visto nelle puntate precedenti – occorre studiare il Corano come un libro storico, assimilare la distinzione occidentale fra laicità e religione, fra modernità e fede.

Un islam occidentalizzato

Io sono convinto che la speranza per il mondo islamico può venire solo da un islam che è stato acculturato in occidente, e precisamente in Europa.

L'unica via perché l'Islam abbia un posto nel mondo moderno è che assimili la modernità con il suo spirito critico e la sua distinzione tra religione e politica, ragione e sentimenti, ecc., in un senso che si occidentalizzi, senza rinnegare la fede. Vi sono molti musulmani che si occidentalizzano, ma arrivano fino a un certo punto. Non capiscono che la fede va difesa con una decisione interiore. Purtroppo  se questi musulmani non riescono a fare la sintesi fra islam e modernità, all'arrivo di un imam fondamentalista, seguiranno quello.

Ma quale occidente potrà aiutare l'Islam a modernizzarsi?

Una parte dell'occidente respira verso il mondo musulmano un atteggiamento di totale chiusura. In risposta alle violenze islamiche a cui si assiste nel mondo, ci si chiude ad ogni dialogo e i musulmani sono ricacciati nel fondamentalismo.

Vi è poi l'occidente ateo. Ma se i musulmani trovano solo un aiuto fra gli atei, da coloro che dicono che la religione non c'entra, essi lo rifiuteranno.

Ma se i musulmani trovano degli occidentali cristiani, per i quali la religione è il punto di forza proprio per assimilare la modernità, allora è possibile che anch'essi siano spinti a trovare una loro strada di integrazione. Un cristiano che fa armonia fra modernità e fede, può aiutare un musulmano a fare questa armonia.

Tengo a precisare che non si deve escludere anche un'altra via. Se un musulmano non riesce a fare la sintesi fra la sua fede e la modernità, potrebbe anche decidere di diventare cristiano. Nell'incontro coi cristiani, i musulmani scoprono che il cristianesimo, a causa dell'Incarnazione, ha unito il cielo e la terra, il divino e l'umano, la cultura religiosa e la cultura scientifica. L'Incarnazione suggerisce anche che non vi è opposizione fra il divino e l'umano: vi possono essere difficoltà, ma non impossibilità alla sintesi.

La conversione al cristianesimo

In realtà oggi un giovane musulmano si trova da solo in questo dilemma: o essere un occidentale ateo, o essere un musulmano che rigetta l'occidente. Invece è possibile anche una terza via: diventare cristiano. Una conversione al cristianesimo è una cosa auspicabile, una scelta degna e piena di valore. Purtroppo vedo in personalità del clero e perfino in alcuni vescovi il timore a pensare una cosa simile, escludendola dalle possibilità, in nome di un falso rispetto religioso. È come se preti e vescovi non capissero che il cristianesimo è la pienezza del cammino di ogni religione. Proprio il rispetto dell'altro, l'amore alla sua fatica a vivere la fede nel mondo moderno, mi spinge ad annunciargli il Vangelo.

Anzitutto io cercherò di aiutare il musulmano a fare la sintesi fra modernità e fede nella sua fede islamica; ma se questo non succede, se questo è troppo difficile, posso anche proporre la via cristiana. Non esiste soltanto il rigetto della modernità in nome della religione, o il rigetto della fede in nome della modernità: esiste anche la via della sintesi offerta dal cristianesimo e testimoniata dai cristiani.

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