14/02/2012, 00.00
PAKISTAN
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Islamabad: in carcere, in attesa di interrogatorio, il presunto assassino di Shahbaz Bhatti

di Jibran Khan
Emesso un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di Abid Malik, fermato nei giorni scorsi a Dubai. Resta latitante Zia ur Rehman, il secondo sospettato nell'assassinio del ministro cattolico. Dubbi della comunità cristiana e timori di depistaggio per proteggere i veri colpevoli, nell'ambiente dell'estremismo islamico.

Islamabad (AsiaNews) - La Direzione dell'antiterrorismo pakistana ha emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere, della durata di sette giorni, nei confronti di Abid Malik, uno dei due uomini sospettati dell'omicidio del ministro cattolico per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti. L'uomo è stato arrestato nei giorni scorsi a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, grazie al contributo dell'Interpol. Ieri pomeriggio insieme a moglie e figlio è atterrato all'aeroporto di Lahore, fra imponenti misure di sicurezza; egli è stato sottoposto a provvedimento di fermo e verrà interrogato nelle prossime ore. Resta tuttora latitante, invece, Zia ur Rehman, il secondo elemento che - secondo gli inquirenti - avrebbe preso parte all'assassinio, avvenuto il 2 marzo scorso a Islamabad. Rehman è fuggito da Dubai e si è nascosto in una località sconosciuta.

Per il governo l'arresto operato da forze di sicurezza pakistane e polizia internazionale segna una svolta nelle indagini sull'omicidio del ministro cattolico, vittima di un agguato nelle vie della capitale, durante il quale sono stati esplosi oltre 30 colpi di arma da fuoco. Tuttavia, fonti investigative invitano alla calma e anche i vertici della Chiesa pakistana non credono a una risoluzione a breve del caso. Mons. Rufin Anthony, vescovo di Islamabad/Rawalpindi, ricorda le diverse versioni sulla dinamica e i sospetti circolate nei mesi scorsi, e critica la polizia che "sembra tentare di tutelare i colpevoli e non conduce un'inchiesta seria".

Commentando ad AsiaNews il fermo di un sospetto, il prelato parla di un possibile "raggio di luce", ma aggiunge anche che "il team investigativo non sembra davvero convinto che Rehman e Abid siano implicati nella vicenda". In passato i giudici "hanno liberato i sospetti per mancanza di prove" e si chiede chi siano i reali autori del gesto e "chi sta cercando di salvare chi?". "Ma un giorno - conclude mons. Anthony - la verità verrà a galla...".

Shahbaz Bhatti, primo ministro cattolico in un Paese a larghissima maggioranza musulmano, è stato assassinato per la sua strenua battaglia contro le norme sulla blasfemia e in difesa di Asia Bibi, cristiana e madre di cinque figli condannata a morte in base alla "legge nera". All'indomani dell'omicidio un gruppo estremista pakistano ha rivendicato il gesto, annunciando che il politico era stato ucciso per le sue posizioni sulla blasfemia. Anche le indagini si erano dirette in un primo tempo fra gli ambienti fondamentalisti, ritenuti i principali indiziati. Tuttavia, con il passare del tempo sono emersi tentativi di depistaggio, denunciati con forza dai leader cattolici (cfr. AsiaNews 17/09/2011 Assassinio di Shahbaz Bhatti: nuove falsità della polizia e AsiaNews 09/08/2011 Depistaggi e false notizie per nascondere gli assassini di Shahbaz Bhatti).

I due sospettati della morte, Zia-ur-Rehman e Malik Abid, sarebbero due ex cristiani di Faisalabad, convertiti all'islam, che avrebbero avuto problemi con la famiglia Bhatti legati a delle proprietà. Ad accusarli è un ex pastore protestante, Hafiz Nazar, fermato nei mesi scorsi perché - in una telefonata intercettata - parlava di "coinvolgimento" dei due nella morte di Bhatti. Peraltro, nel corso dell'interrogatorio è emerso che Nazar è "mentalmente instabile" e non può essere ritenuto attendibile come testimone. Per questo le forze dell'ordine lo hanno rilasciato nei giorni successivi. Ora, con il fermo di Malik Abid, sembra riprendere piede la pista dei dissapori personali per una vicenda di proprietà dei terreni. Una tesi che non convince la comunità cristiana pakistana.
 

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