01/06/2017, 12.45
SRI LANKA
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Jaffna, madre tamil piange la figlia rapita avrebbe compiuto 25 anni

di Melani Manel Perera

Jeromy è stata rapita dall’esercito il 4 marzo 2009. La madre Jeyavanitha continua a festeggiare ogni suo compleanno, il 28 maggio. Circa 50 donne riunite in un picchetto pacifico. “Non smetteremo mai di chiedere cosa è successo ai nostri figli spariti. Fino alla morte”.

Colombo (AsiaNews) – “Il 28 maggio Kasipillai Jeromy avrebbe compiuto 25 anni. Avrebbe potuto tagliare la torta e spegnere le candeline, festeggiare il compleanno ricoperta di baci e dall’affetto dei suoi cari. E invece è scomparsa da otto anni”. È l’angoscioso ricordo della madre Kasipillai Jeyavanitha, che lotta per sapere cosa è successo alla figlia, rapita durante le ultime fasi della guerra civile tra Tigri Tamil ed esercito. Le sue speranze di riabbracciarla si sono riaccese nel 2014, quando su un volantino elettorale del candidato alla presidenza Maithripala Sirisena, attuale capo di Stato in Sri Lanka, ella ha riconosciuto sua figlia insieme ad altri ragazzi. “In quel momento – afferma ad AsiaNews – per noi è iniziata una nuova vita, alimentata dalla speranza che essi sono vivi e si trovano da qualche parte nel Paese. Ma ad oggi niente è stato fatto. Chiediamo al presidente di ascoltare le nostre preghiere”.

Abbiamo incontrato Jeyavanitha, cattolica tamil, a Kilinochchi nella penisola di Jaffna. Da quasi 100 giorni la donna conduce un Sathyagraha (picchetto pacifico) sulla strada principale, insieme ad altre 50 donne, tutte madri di adolescenti spariti nel nulla durante il conflitto. “Alcune di noi vanno e vengono – riporta – mentre io rimango seduta giorno e notte. Mio marito e i miei figli vengono a farmi visita qui, perché io non voglio andarmene”.

Come ogni anno nel giorno del compleanno della figlia Jeromy, la madre ha mangiato una fetta di torta in suo ricordo. “Non smetterò mai di festeggiare il suo compleanno – afferma – così come anche quello di tanti ragazzi di cui non si sa più nulla”. Con le lacrime agli occhi, la donna racconta il momento in cui alcuni militari hanno rapito la figlia: “Era il 4 marzo 2009. La mia famiglia era tra le migliaia di persone rimaste intrappolate nei territori controllati dai ribelli tamil. Durante un bombardamento io e mia figlia di 17 anni siamo scappate alla ricerca di un rifugio sicuro. Ma siamo state bloccate da un camion dell’esercito. I militari sono scesi e ci hanno fatto salire sul retro del furgone, insieme ad altre donne”. “Mia figlia Jeromy piangeva – ricorda rotta dal dolore – e voleva saltare giù dal camion. Ma io gliel’ho impedito e le ho detto che fino a quando fossimo rimaste insieme, non le sarebbe accaduto nulla di brutto. Ma dopo pochi minuti i militari hanno spinto me e un’altra donna fuori dal mezzo e sono ripartiti a tutta velocità. Quella è stata l’ultima volta in cui ho visto il volto sfocato di mia figlia, mentre il camion si allontanava lasciando alle spalle una nuvola di sabbia”.

Dopo aver riconosciuto la figlia in un volantino elettorale, nell’agosto 2015 Jeyavanitha è riuscita ad incontrare il presidente Sirisena, che ha assicurato di voler aprire un’indagine. “Non è successo nulla. E noi non siamo riusciti a riconoscere le uniformi che i ragazzi indossavano in quelle foto o la scuola in cui si trovavano. Solo il presidente lo sa e potrebbe dirci qualcosa”. La maggior parte delle donne che stanno attuando il sit-in pacifico “sono ormai anziane. Ma non smetteremo mai di chiedere cosa è successo ai nostri figli spariti. Fino alla morte”.

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