01/07/2014, 00.00
INDONESIA - VATICANO - ISLAM
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Jakarta, Segretario del Dialogo interreligioso: La paura, nemico peggiore per il dialogo islamo-cristiano

di Royani Lim
Per p. Guizot, segretario del Pontificio Consiglio in visita nel Paese asiatico, la paura deriva dalla “scarsa conoscenza e comprensione reciproca”. Il sacerdote mostra “apprezzamento” per un’esperienza “dalla quale ho ricevuto più di quanto mi aspettassi”. In università incontri con esponenti delle principali religioni.

Jakarta (AsiaNews) - Il peggior nemico del dialogo interreligioso è "la paura", che deriva "dalla scarsa conoscenza e comprensione reciproca" fra i vari gruppi religiosi; per questo è giunta l'ora "di smetterla di usare termini come maggioranza e minoranza, come invita a fare Papa Francesco: in quanto esseri umani, siamo tutti fratelli". È quanto ha affermato ad AsiaNews p. Miguel Angel Ayuso Guizot, segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, impegnato nei giorni scorsi in una visita semi-ufficiale in Indonesia. A Jakarta il numero due del dicastero vaticano ha incontrato figure di primo piano, cristiani e non, manifestando "apprezzamento" per un'esperienza "dalla quale ho ricevuto più di quanto mi aspettassi". Si tratta della prima visita - caldeggiata a lungo dalla Conferenza episcopale locale (Kwi) - di p. Guizot a distanza di anni dal viaggio ufficiale del card Jean-Louis Cardinal Tauran, in cui il porporato ha sottolineato che il dialogo interreligioso "non è un'opzione, ma una necessità". Nel contesto della visita, il cardinale ha potuto sperimentare che la maggioranza dei cittadini ha una visione "moderata" dell'islam; e non mancano rapporti di amicizia profondi e frequenti fra leader cattolici e vertici delle due principali organizzazioni musulmane, il Nahdlatul Ulama (Nu) e il Muhammadiyah. 

Ad accompagnare p. Guizot vi era anche p. Markus Solo, indonesiano nativo dell'isola di Flores e segretario perdonale del card. Tauran. Raggiunto da AsiaNews al termine dell'incontro all'università Atma Jaya, a Jakarta, il sacerdote sottolinea la grande ospitalità mostrata dai cittadini, in particolare i non cristiani. Una impressione confermata al termine dell'incontro con alti esponenti musulmani, fra cui Syarif Hidayatullah dell'Università islamica di Jakarta e il Consiglio degli ulema indonesiani (Mui). 

Apprezzamenti per la visita di p. Guizot e p. Solo è stata espressa anche da mons. Johannes Pujasumarta, arcivescovo di Semarang e segretario generale della Kwi, secondo cui "la realtà sul campo" in tema di dialogo "è ben diversa da come appare nei media". E solo l'esperienza, aggiunge, può essere utile per comprendere la situazione. Un parere condiviso da p. Solo, secondo cui l'obiettivo è lo scambio di "visioni ed esperienze" in particolare nel campo del dialogo e della coesistenza pacifica "nelle varie zone del mondo e in particolare in Indonesia". 

Pareri positivi sull'incontro in università arrivano anche da membri interni dell'ateneo, in particolare fra i non cristiani. Susy Sanie, insegnante musulmana, sottolinea nella sua esperienza trentennale di aver sempre potuto indossare l'hijab senza per questo essere vittima di emarginazioni.  E dice di sentirsi "a casa" quando si trova all'interno dell'università cattolica. Carya, un monaco buddista, conferma il "caloroso benvenuto" ricevuto; gli fa eco il prof. Bahren Umar Siregar, anch'egli musulmano, il quale afferma che "in quest'università abitata in maggioranza da cattolici, sono felice di essere presente in quanto musulmano e grato per l'accoglienza che ricevo". 

In Indonesia, nazione musulmana più popolosa al mondo, i cattolici sono una piccola minoranza composta da circa sette milioni di persone, pari al 3% circa della popolazione. Nella sola arcidiocesi di Jakarta, i fedeli raggiungono il 3,6% della popolazione. La Costituzione sancisce la libertà religiosa, tuttavia la comunità è vittima di episodi di violenze e abusi, soprattutto nelle aree in cui è più radicata la visione estremista dell'islam, come ad Aceh. Essi sono una parte attiva nella società e contribuiscono allo sviluppo della nazione o all'opera di aiuti durante le emergenze, come avvenuto per in occasione della devastante alluvione del gennaio 2013. 

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